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Zelensky alla YES: il corridoio del Mar Nero per il grano è di fatto bloccato da entrambe le parti

Durante un intervento online alla conferenza YES l'11 settembre, il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il corridoio del Mar Nero per la sicurezza alimentare è di fatto bloccato sia dal lato ucraino sia da quello russo. Zelensky ha detto di aver discusso la questione con i leader di Egitto, India, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — gli stessi Paesi con cui, a suo dire, negozia anche la Russia — e ha avvertito che la crisi colpirà soprattutto i Paesi di Africa e Asia dipendenti dal grano ucraino e russo.

Punti chiave

  • Zelensky: il corridoio alimentare del Mar Nero è di fatto bloccato da entrambe le parti
  • Dichiarazioni rilasciate durante un collegamento online alla conferenza YES l'11 settembre 2026
  • Contatti con i leader di Egitto, India, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti; anche la Russia tratta con gli stessi Paesi
  • Allarme per i Paesi di Africa e Asia che dipendono dal grano ucraino e russo
  • In luglio: 35 attacchi russi a navi nei porti, 22 in mare e 67 colpi alle infrastrutture portuali; Bloomberg stima un costo di circa il 2% del PIL ucraino
  • Dal 22 luglio sospeso l'ingresso di navi nei porti marittimi ucraini dopo gli attacchi russi
  • Zelensky assicura che gli ucraini non resteranno senza cibo anche in caso di blocco totale delle esportazioni

Perché è importante

Zelensky inquadra il blocco del corridoio del Mar Nero come una minaccia alla sicurezza alimentare globale, sullo stesso piano della crisi energetica. Il messaggio ha due destinatari: i Paesi importatori di Africa e Asia, che dipendono dal grano ucraino e russo, e la comunità internazionale chiamata a sostenere una soluzione diplomatica. In parallelo, Zelensky segnala che le conseguenze interne — calo dei prezzi interni, logistica costosa, perdite per agricoltori e imprese — sono già concrete. La possibilità di un'intesa parziale — una «tregua energetica» o lo sblocco del corridoio — anche senza pace piena apre uno spazio negoziale nuovo, con Turchia, Egitto, India, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti già coinvolti.

Che cosa è successo

L'11 settembre 2026, durante un intervento online alla conferenza YES (Yalta European Strategy), il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il corridoio del Mar Nero per la sicurezza alimentare è di fatto bloccato sia dal lato ucraino sia da quello russo. Ha detto di aver discusso la questione con i leader di Egitto, India, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — gli stessi Paesi con cui, secondo Zelensky, sta trattando anche la Russia — e ha avvertito che senza accesso al grano ucraino e russo i Paesi di Africa e Asia si troverebbero in una situazione molto peggiore.

Zelensky ha assicurato che gli ucraini non resteranno senza cibo anche in caso di pieno blocco delle esportazioni, ma ha avvertito che agricoltori e imprese ucraine saranno i primi a soffrire: i prezzi sul mercato interno sono destinati a scendere, mentre l'export diventerà non redditizio a causa dell'aumento dei costi logistici. Cibo ed energia sono, nelle sue parole, le due sfide del mondo di oggi. Il presidente ha aggiunto che, anche senza una pace piena, si possono prendere decisioni su una «tregua energetica» o sullo sblocco del corridoio alimentare.

Come la raccontano le fonti ucraine

Le fonti ucraine — LIGA.net, NV e Ukrinform — danno ampio risalto alla definizione data da Zelensky del blocco come minaccia alla sicurezza alimentare globale, sullo stesso piano della crisi energetica, e pongono l'accento sul pericolo per i Paesi di Africa e Asia. La copertura presenta l'attività diplomatica come attiva e coordinata: i contatti con Egitto, India, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, la proposta ucraina del 13 agosto di cessazione reciproca degli attacchi a obiettivi civili nel Mar Nero e il piano turco del 31 agosto per il transito sicuro del grano. Vengono inoltre evidenziate le conseguenze interne concrete: prezzi interni in calo, logistica costosa, porti ucraini bloccati dal 22 luglio dopo gli attacchi russi, agricoltori e imprese come prime vittime.

Dove le versioni divergono

Le fonti ucraine divergono su due punti. Sullo stato del corridoio, Zelensky alla YES parla di blocco di fatto da entrambe le parti, mentre in una dichiarazione del 24 agosto aveva detto che la Russia non era riuscita a bloccarlo totalmente. Sul contesto dell'intervento, alcune fonti lo collocano genericamente in una discussione online alla conferenza YES, mentre un altro articolo lo situa specificamente nella riunione della Yalta European Strategy di venerdì 11 settembre.

Contesto

Dal 22 luglio gli ingressi di navi nei porti marittimi ucraini sono sospesi dopo i raid russi su infrastrutture portuali e navi civili. Tra gli episodi citati: l'attacco alla nave Golden Leo con 10 morti, gli attacchi alla petroliera Gas Lisbon e al bulk carrier Golden Rose che hanno spinto gli armatori a interrompere autonomamente i rapporti con i porti di Odessa, e il 9 settembre l'attacco con droni contro la nave cargo TEDY, con due cittadini azeri uccisi e due feriti. Solo in luglio l'Ucraina ha registrato 35 attacchi russi a navi in porto, 22 a navi in mare e 67 colpi alle infrastrutture portuali; Bloomberg ha stimato un costo per l'Ucraina pari a circa il 2% del PIL. Il 13 agosto l'Ucraina ha trasmesso alla Russia, tramite una terza parte, una proposta di cessazione reciproca degli attacchi a obiettivi civili nel Mar Nero; il 14 agosto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato che Mosca non ritiene opportuno tornare alla Black Sea Initiative 2022-2023 né sospendere le ostilità nel Mar Nero. Il 31 agosto il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha annunciato un piano di Ankara per il transito sicuro del grano, e il 4 settembre Zelensky ha detto che l'Ucraina sta preparando con i partner una soluzione per l'export alimentare sicuro.