Ucraina valuta i porti baltici per esportare il grano dopo il blocco del Mar Nero
L'Ucraina sta esplorando l'uso dei porti del Mar Baltico come rotta alternativa per le esportazioni di grano, dopo che gli attacchi russi hanno di fatto bloccato i porti del Mar Nero. Il 23 settembre il ministro ucraino della Politica agraria Taras Vysotsky ha discusso la questione con il ministro regionale e dell'Agricoltura estone Hendrik Johannes Terras. Ucraina stima un potenziale di 20 milioni di tonnellate di grano via Baltico, ma con un sovraccosto logistico di circa 100 dollari a tonnellata e la necessità di 1,5–2 miliardi di dollari di sostegno internazionale.
Punti chiave
- Il 23 settembre il ministro Taras Vysotsky ha incontrato il ministro estone Hendrik Johannes Terras per discutere l'uso dei porti baltici.
- I porti baltici potrebbero gestire fino a 20 milioni di tonnellate di grano ucraino, a un costo aggiuntivo di circa 100 dollari a tonnellata.
- L'Ucraina chiede all'UE e ai partner internazionali 1,5–2 miliardi di dollari per coprire la differenza nei costi logistici.
- In scenario pessimistico, le restrizioni all'export agricolo potrebbero ridurre i volumi di 30 milioni di tonnellate l'anno e far perdere fino a 10 miliardi di dollari di entrate.
- L'export di agosto 2026 è stato di 981.000 tonnellate, 2,5 volte meno rispetto ad agosto 2025, con un crollo del 94,9% verso i porti della Grande Odessa.
- L'Ucraina è pronta a discutere con Mosca un cessate il fuoco sul grano; la Turchia ha già inviato proposte a entrambe le parti per rilanciare un'intesa sul modello del 'grain deal'.
- Il transito verso il Baltico passerebbe con ogni probabilità dalla Polonia, dove nel 2022–2023 il passaggio di grano ucraino aveva provocato proteste dei agricoltori.
Perché è importante
I porti del Mar Nero, che tradizionalmente assorbivano circa il 90% delle esportazioni agricole ucraine, sono di fatto chiusi dagli attacchi russi. La rotta baltica, capace fino a 20 milioni di tonnellate, potrebbe compensare in parte il deficit, ma con un sovraccosto logistico stimato in 100 dollari a tonnellata e la necessità di 1,5–2 miliardi di dollari di sostegno internazionale — una cifra che l'Ucraina non può sostenere da sola. Il passaggio verso il Baltico avverrebbe quasi certamente attraverso la Polonia, dove il transito di grano ucraino aveva già innescato grandi proteste degli agricoltori nel 2022–2023. Sul fronte diplomatico, Kiev ha aperto a un cessate il fuoco sul grano e la Turchia ha già fatto circolare proposte per rilanciare un accordo sul modello del 'grain deal'.
Che cosa è successo
Il 23 settembre il ministro della Politica agraria e dell'Alimentazione Taras Vysotsky ha incontrato a Kiev il ministro estone degli Affari regionali e dell'Agricoltura Hendrik Johannes Terras per discutere l'uso dei porti baltici come via alternativa per l'export di grano. Secondo le stime ucraine, i porti del Mar Baltico — con ogni probabilità raggiungibili via Polonia — potrebbero gestire fino a 20 milioni di tonnellate di grano ucraino, ma la rotta aggiungerebbe circa 100 dollari a tonnellata di costi logistici rispetto al Mar Nero. Per colmare questa differenza, l'Ucraina ha già chiesto all'Unione europea e ad altri partner internazionali tra 1,5 e 2 miliardi di dollari di sostegno. In un'intervista il ministro Vysotsky ha affermato che la logistica alternativa potrebbe già garantire l'export di almeno metà dei volumi necessari. Sul piano diplomatico, il vicepremier Vsevolod Chentsov ha dichiarato che l'Ucraina è pronta a discutere con la Russia un cessate il fuoco sul grano e la cessazione degli attacchi alle infrastrutture, a partire dalla sicurezza di navi, porti e silos nel Mar Nero; il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha annunciato che Ankara ha inviato a Mosca e Kiev proposte per la de-escalation e il ripristino di un'intesa sul modello del 'grain deal'.
Come la raccontano le fonti ucraine
I tre media ucraini analizzati (Forbes Ukraine, ZN.UA, Європейська правда) presentano l'opzione baltica come una strategia nazionale di adattamento dopo gli attacchi russi, ponendo l'accento sulle stime di costo (100 dollari in più a tonnellata, 1,5–2 miliardi necessari) e sull'incontro diplomatico tra Vysotsky e il ministro estone Terras. Sottolineano la disponibilità di Kiev a un 'cessate il fuoco sul grano' e leggono positivamente la mediazione turca. Evidenziano inoltre le soluzioni pratiche già in uso: i porti danubiani (con le code e l'espediente rumeno di processare le navi prima dell'ingresso nel canale di Sulina) e il transito ferroviario attraverso Polonia, Ungheria, Romania e Slovacchia.
Dove le versioni divergono
Due divergenze principali emergono dai media ucraini. Sulla perdita di entrate da export, le stime variano: il Ministero della Politica agraria e le analisi di Forbes Ukraine citano fino a 10 miliardi di dollari in scenario pessimistico, mentre una stima specifica di Forbes Ukraine per un blocco del Mar Nero protratto fino alla fine del 2026/27 si ferma a oltre 5 miliardi di dollari. Sulla quota di volumi coperta dalla logistica alternativa, le fonti indicano circa il 44% attuale e un potenziale 50%, mentre Vysotsky parla genericamente di 'almeno metà' del volume necessario — cifre che si sovrappongono ma non coincidono esattamente.
Contesto
Circa il 70% della produzione agricola ucraina è storicamente destinato all'export, mentre il 25–30% va al consumo interno. Nell'agosto 2026 l'Ucraina ha esportato 981.000 tonnellate di grano, 2,5 volte meno rispetto allo stesso mese del 2025: le spedizioni verso i porti della Grande Odessa sono crollate del 94,9% (a 68.500 tonnellate, secondo Spike Brokers), mentre le consegne ferroviarie verso i porti danubiani sono quasi triplicate, raggiungendo 248.800 tonnellate. Tra luglio e la prima metà di agosto 2026 la Russia ha attaccato 52 navi civili, inducendo molte navi battenti bandiera straniera a non entrare più nei porti della regione di Odessa. La Russia sta a sua volta sviluppando rotte baltiche per le proprie esportazioni di grano, il che la porrebbe in parziale competizione con l'Ucraina per la stessa infrastruttura alternativa. Il precedente 'grain deal' del Mar Nero era collassato nel 2023 dopo il ritiro russo. Le rotte di transito oggi attive sono via Polonia, Ungheria, Romania e Slovacchia, con la Romania che ha introdotto il processamento delle navi prima dell'ingresso nel canale di Sulina per ridurre code di oltre due settimane; la Moldavia ha offerto uno sconto sul transito ferroviario, scatenando le minacce di proteste dell'associazione 'Forța Fermierilor'.