Ucraina: il ministro Vysotsky chiede 1,1 miliardi di euro all'UE per salvare le esportazioni agricole
Il ministro ucraino della Politica agraria Taras Vysotsky, in visita a Bruxelles per una riunione del Consiglio UE sull'agricoltura, ha definito la crisi del settore agricolo ucraino la più grave dall'inizio dell'invasione russa su larga scala. Il blocco dei porti di acque profonde di Grande Odessa impedisce l'uscita di circa 30 milioni di tonnellate di prodotti agricoli valutati circa 10 miliardi di dollari, con il rischio di perdere fino al 5% del PIL ucraino. L'Ucraina chiede 1,1 miliardi di euro all'UE per compensare i costi logistici verso i porti di acque profonde europei.
Punti chiave
- Il ministro Taras Vysotsky ha parlato a Bruxelles il 28 settembre, in occasione di una riunione del Consiglio UE sull'agricoltura.
- Il blocco dei porti di acque profonde di Grande Odessa dura da due mesi.
- Circa 30 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, per un valore di circa 10 miliardi di dollari, rischiano di restare non esportati.
- Senza sbocchi all'export le superfici seminate in primavera potrebbero ridursi del 35–40% e l'economia ucraina perdere fino al 5% del PIL.
- Le rotte alternative ferroviarie e stradali attraverso l'UE coprono al massimo circa la metà del fabbisogno di export agricolo ucraino.
- L'Ucraina chiede 1,1 miliardi di euro all'UE, destinati a coprire fino a 50 euro per tonnellata di costi logistici verso i porti europei, non a pagamenti diretti agli agricoltori.
- Secondo Vysotsky, tale aiuto consentirebbe di esportare circa 22 milioni di tonnellate in più e di generare oltre 7–8 miliardi di dollari di entrate per gli agricoltori.
Perché è importante
Il blocco dei porti di acque profonde sul Mar Nero sta trasformando l'agricoltura ucraina, tradizionale granaia mondiale, nel settore più colpito dall'invasione russa dopo quasi tre anni di guerra. Senza sbocchi marittimi, le rotte terrestri europee non riescono a compensare che circa la metà dei volumi necessari, e circa 30 milioni di tonnellate di prodotti agricoli per circa 10 miliardi di dollari rischiano di restare bloccati in Ucraina. Le conseguenze si estendono all'intera filiera, dagli agricoltori — che potrebbero ridurre le semine del 35–40% — fino ai mercati di destinazione tradizionali in Nord Africa, Sud-Est asiatico e Medio Oriente, dipendenti dalle importazioni ucraine.
Che cosa è successo
Il 28 settembre, a Bruxelles, il ministro della Politica agraria e dell'Alimentazione ucraino Taras Vysotsky ha descritto la crisi del settore agricolo come la più grave dall'inizio dell'invasione russa su larga scala, attribuendola al blocco dei porti di acque profonde di Grande Odessa, fermi da due mesi. Secondo le sue stime, circa 30 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, per un valore di circa 10 miliardi di dollari, rischiano di non essere esportati, con una possibile perdita fino al 5% del PIL ucraino e una riduzione delle superfici seminate in primavera del 35–40%. Le rotte alternative ferroviarie e stradali attraverso l'UE possono coprire al massimo circa la metà del fabbisogno di export. L'Ucraina ha quindi chiesto all'UE 1,1 miliardi di euro di fondi nuovi — non attinti dai programmi macrofinanziari esistenti — destinati a compensare fino a 50 euro per tonnellata di costi logistici sostenuti dai vettori e dagli operatori logistici europei verso porti di acque profonde come quelli di Germania o Paesi Bassi, ma non a pagamenti diretti agli agricoltori ucraini. Secondo Vysotsky, tale importo permetterebbe di esportare circa 22 milioni di tonnellate in più e di generare oltre 7–8 miliardi di dollari di entrate per gli agricoltori, mentre le perdite di gettito fiscale potrebbero raggiungere circa 90 miliardi di grivnie all'anno. Il ministro ha inoltre riferito che Kiev è in dialogo con i Paesi vicini, tra cui la Polonia, per aumentare la capacità di transito ferroviario, e che non vede prospettive di una tregua per il grano nel Mar Nero nei prossimi mesi.
Contesto
L'Ucraina e l'UE operano nell'ambito di una zona di libero scambio; la quota UE per il grano ucraino, pari a 1,3 milioni di tonnellate, è stata ripristinata ma è già completamente utilizzata, quindi l'ulteriore movimento di grano attraverso il territorio europeo può avvenire solo in transito. Negli anni passati gli agricoltori polacchi hanno protestato e bloccato le importazioni agricole ucraine, complicando le rotte terrestri verso la Polonia, che pure resta uno dei principali corridoi di transito. La Turchia ha proposto un piano in sette punti per sbloccare le esportazioni dai porti del Mar Nero ucraini e russi, e una possibile tregua per il grano è stata tra i temi discussi tra Kiev e Mosca. Secondo il ministero, la Russia ha colpito deliberatamente i magazzini e le infrastrutture logistiche agricole ucraine, distruggendo fino al 90% della capacità di stoccaggio moderna in alcune aree. All'inizio di settembre le esportazioni agricole ucraine viaggiavano al 40–44% del loro potenziale.