Corte d'appello di Kyiv annulla il divieto di pubblicare l'inchiesta sui 143 immobili del fratello del capo del DBR
La Corte d'appello di Kyiv ha annullato il provvedimento del tribunale distrettuale di Pechersk che vietava la pubblicazione di un'inchiesta congiunta di Slidstvo.Info e del Centro anti-corruzione (ЦПК) su 143 immobili a Kharkiv riconducibili a Oleksandr Sukhachov, fratello del direttore dell'Ufficio investigativo di Stato (DBR) Oleksiy Sukhachov. Il divieto era stato emesso a luglio dal giudice Serhij Vovk. Nonostante l'ordine, otto testate ucraine avevano pubblicato il materiale nell'ambito dell'«Iniziativa 143».
Punti chiave
- La Corte d'appello di Kyiv ha annullato il divieto di pubblicazione dell'inchiesta su 143 immobili del fratello del direttore del DBR.
- Il divieto era stato imposto a luglio dal tribunale distrettuale di Pechersk con ordinanza del giudice Serhij Vovk.
- L'inchiesta, firmata da Slidstvo.Info e dal Centro anti-corruzione (ЦПК), riguarda 143 appartamenti e uffici a Kharkiv acquistati tra il 2018 e il 2020 da Oleksandr Sukhachov.
- Secondo i documenti, gli immobili sarebbero stati acquistati a valori di bilancio di 20.000–50.000 grivnie, di gran lunga inferiori ai prezzi di mercato.
- Otto testate ucraine hanno pubblicato comunque e contemporaneamente il materiale nell'ambito dell'«Iniziativa 143»; in seguito altre 19 testate e organizzazioni si sono unite.
- Nel dicembre 2022 il caso sul costruttore «Stroy City» era stato affidato al DBR, guidato proprio da Oleksiy Sukhachov; nel 2025 è stato trasferito alla Polizia nazionale e infine chiuso.
- Il Centro anti-corruzione ha definito l'ordinanza del giudice Vovk «arbitraria» e finalizzata a testare uno strumento per censurare altre inchieste.
Perché è importante
L'annullamento in appello di un divieto preventivo di pubblicazione su un'inchiesta giornalistica è una decisione rilevante per la libertà di stampa in Ucraina. Il caso, secondo il Centro anti-corruzione, era un banco di prova per l'uso dei divieti giudiziari di pubblicazione come strumento per bloccare le inchieste anti-corruzione. Sullo sfondo, l'inchiesta solleva interrogativi sui potenziali conflitti d'interesse del vertice di una delle principali agenzie investigative del Paese, il cui fratello avrebbe acquisito 143 appartamenti a prezzi riportati come di gran lunga inferiori a quelli di mercato. Nonostante il divieto, otto testate ucraine hanno coordinato la diffusione del materiale, segnalando una forte solidarietà editoriale attorno al giornalismo investigativo.
Che cosa è successo
La Corte d'appello di Kyiv ha annullato l'ordinanza del tribunale distrettuale di Pechersk di Kyiv, emessa a luglio dal giudice Serhij Vovk, che vietava a Slidstvo.Info e al Centro anti-corruzione (ЦПК) di pubblicare un'inchiesta su 143 immobili — appartamenti e uffici — a Kharkiv riconducibili a Oleksandr Sukhachov, fratello del direttore dell'Ufficio investigativo di Stato (DBR) Oleksiy Sukhachov. L'inchiesta, basata su registri statali aperti, documenta l'acquisto degli immobili tra il 2018 e il 2020 nei complessi residenziali «IT-Park Manufaktura» e «Urban City», costruiti dalla società «Stroy City», a valori di bilancio di 20.000–50.000 grivnie, di gran lunga inferiori ai prezzi di mercato. Prima della pubblicazione i giornalisti avevano inviato richieste di commento al direttore del DBR e alla società «Parkovyi-2», ritenuta legata a Oleksandr Sukhachov. Nonostante il divieto, otto testate ucraine — tra cui Babel — pubblicarono contemporaneamente il materiale nel quadro dell'«Iniziativa 143», e in seguito altre 19 testate e organizzazioni, tra cui «Detector Media», aderirono. L'avvocata dei media Oksana Maksymenyuk, che ha rappresentato Slidstvo.Info nella causa, ha definito l'annullamento del divieto un passaggio importante per la libertà di parola, in grado di scoraggiare ulteriori tentativi di vietare materiali giornalistici, in particolare inchieste di grande risonanza. Il Centro anti-corruzione ha definito l'originaria ordinanza del giudice Vovk «assolutamente arbitraria» e finalizzata a testare uno strumento per censurare altre inchieste.
Come la raccontano le fonti ucraine
Tutte le fonti di copertura sono testate in lingua ucraina che riferiscono su una vicenda giudiziaria e anti-corruzione interna. Il racconto è incorniciato come una vittoria della libertà di stampa, con le dichiarazioni dell'avvocata Oksana Maksymenyuk e la definizione data dal Centro anti-corruzione del divieto originario come «arbitrario» e come test di un nuovo strumento censorio. Le testate ucraine sottolineano la solidarietà manifestata dalle otto redazioni che hanno coordinato la pubblicazione sotto l'«Iniziativa 143» nonostante il divieto. Il resoconto privilegia i dettagli istituzionali — la Corte d'appello di Kyiv che annulla l'ordinanza del giudice Serhij Vovk del tribunale distrettuale di Pechersk — e la posizione procedurale del caso.
Come la raccontano le fonti internazionali
Il materiale di sintesi non fornisce una cornice internazionale distinta.
Dove le versioni divergono
Le fonti differiscono sulla data esatta in cui il divieto di pubblicazione divenne noto: alcune indicano il 6 luglio, altre il 7 luglio, e altre ancora una finestra 6–7 luglio. Le fonti divergono inoltre sul modo di descrivere la pubblicazione coordinata nonostante il divieto: alcuni resoconti parlano di otto testate unite nell'«Iniziativa 143», mentre altri si riferiscono più genericamente a «diverse testate ucraine, tra cui Babel», che avrebbero pubblicato il materiale malgrado il divieto.
Contesto
Oleksandr Sukhachov, originario di Kharkiv, dal 2007 al 2015 era un imprenditore individuale attivo nella locazione di immobili. Tra il 2018 e il 2020 è diventato proprietario di 143 appartamenti e uffici nei complessi residenziali «IT-Park Manufaktura» e «Urban City» a Kharkiv, costruiti dalla società «Stroy City». Gli immobili sarebbero stati acquistati a valori di bilancio di 20.000–50.000 grivnie, di gran lunga inferiori ai prezzi di mercato, e i giornalisti hanno paragonato il costo di alcuni a quello di uno smartphone. Durante perquisizioni condotte nel 2021 a «Stroy City», la polizia trovò timbri e documentazione finanziaria di una società di Oleksandr Sukhachov, indicando legami con il costruttore. Nel dicembre 2022, con Oleksiy Sukhachov alla guida del DBR, un viceprocuratore generale assegnò il caso «Stroy City» al dipartimento investigativo principale del DBR; non furono formulate imputazioni e, nell'agosto 2025, il procedimento fu trasferito alla Polizia nazionale e infine chiuso. Oleksiy Sukhachov si è laureato all'Accademia giuridica di Kharkiv, ha iniziato la carriera nelle forze dell'ordine nell'SBU e, negli anni in cui suo fratello acquisiva gli appartamenti, ha lavorato all'Ufficio del procuratore generale e prestato servizio militare nel Servizio di intelligence estera.