Evento: 3 settembre · Pubblicato: · Aggiornato:

Caso dei proiettili non consegnati all'Ucraina: l'Estonia verso la restituzione di 70 milioni di euro, si dimette il ministro della Difesa

La Commissione europea sta esaminando se l'Estonia debba restituire circa 70 milioni di euro versati come anticipo a società indiane nell'ambito di un contratto del 2024 per la fornitura di proiettili di artiglieria all'Ucraina, mai eseguito e finanziato attraverso il Fondo europeo per la pace con i proventi delle attività russe congelate. Lo scandalo ha provocato le dimissioni del ministro della Difesa estone Hanno Pevkur, annunciate il 3 settembre, mentre il premier Kristen Michal aveva già comunicato la decisione il giorno prima.

Punti chiave

  • La Commissione europea è in contatto con le autorità estoni sul contratto non eseguito per l'acquisto di armi per l'Ucraina.
  • Il contratto per proiettili di artiglieria del valore di oltre 70 milioni di euro era stato firmato dall'Estonia nel 2024.
  • I fondi provenivano dal Fondo europeo per la pace ed erano collegati ai proventi delle attività russe congelate destinati al sostegno militare dell'Ucraina.
  • L'anticipo è stato versato a società indiane che in precedenza non avevano mai venduto proiettili.
  • Il contratto non è stato eseguito e un audit ha innescato un grande scandalo in Estonia.
  • La Commissione sta valutando se il caso rientri nella procedura di restituzione dei fondi, senza per ora confermare né escludere nulla.
  • Il ministro della Difesa Hanno Pevkur ha annunciato le sue dimission il 3 settembre; il premier Kristen Michal ne aveva anticipato la decisione il giorno prima.

Perché è importante

Un anticipo di 70 milioni di euro destinato a munizioni per l'Ucraina è finito a imprese indiane senza esperienza nel settore, e il contratto non è mai stato eseguito. Il caso espone falle nei meccanismi di controllo sugli organismi nazionali che gestiscono gli acquisti per conto del Fondo europeo per la pace. La Commissione non ha escluso la restituzione dei fondi, il che potrebbe creare un precedente per la responsabilità finanziaria degli Stati membri. Le dimissioni del ministro della Difesa rappresentano una conseguenza politica rilevante per un Paese UE e NATO che sostiene attivamente l'Ucraina.

Che cosa è successo

Nel 2024 l'Estonia ha firmato, tramite il Centro estone per gli investimenti della difesa (RKIK), un contratto del valore di oltre 70 milioni di euro per la fornitura all'Ucraina di proiettili di artiglieria, finanziato attraverso il Fondo europeo per la pace e collegato ai proventi delle attività russe congelate. L'anticipo è stato versato a società indiane che non avevano precedenti esperienze nella vendita di proiettili e che non hanno mai consegnato la merce. Un audit ha rivelato le anomalie, scatenando un grande scandalo politico in Estonia.

Il 2 settembre il premier Kristen Michal ha anticipato le dimissioni del ministro della Difesa Hanno Pevkur, che lo stesso Pevkur ha annunciato formalmente il giorno seguente. Pevkur ha dichiarato di non aver letto i contratti perché non rientrava nelle sue funzioni, ma ha riconosciuto l'opportunità di assumersi la responsabilità politica, pur escludendone una di tipo penale per le azioni dell'RKIK. La Commissione europea ha confermato di essere in contatto con Tallinn e sta valutando se il caso possa rientrare nella procedura di restituzione dei fondi al Fondo europeo per la pace, senza al momento confermare o escludere tale esito. L'Estonia sta inoltre perseguendo legalmente la società indiana per la mancata consegna. La formalizzazione delle dimissioni è prevista non prima del 14 settembre, quando il Riigikogu tornerà a riunirsi dopo la pausa estiva.

Come la raccontano le fonti ucraine

Le fonti ucraine collocano la vicenda principalmente nell'ottica delle conseguenze per il sostegno militare all'Ucraina e dei meccanismi di responsabilità a livello UE, descrivendo lo scandalo come un fallimento dell'appalto che apre alla prospettiva di una restituzione dei fondi al Fondo europeo per la pace. I media ucraini sottolineano in particolare il legame tra i fondi del contratto e i proventi delle attività russe congelate, evidenziando la sensibilità politica del caso per la pipeline di aiuti a Kyiv. Alcune testate estendono la lettura alla situazione politica interna estone, dalla perdita di maggioranza della coalizione fino alle richieste di elezioni anticipate.

Dove le versioni divergono

Le fonti ucraine non divergono in modo significativo sugli elementi centrali della vicenda. Una lieve differenza riguarda lo status di una tranche separata di circa 6,5–6,6 miliardi di euro del Fondo europeo per la pace: alcuni articoli riportano che l'Ungheria ha già revocato il veto su tali fondi, mentre altri citano la dichiarazione del 2 settembre dell'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, secondo cui l'Ue potrebbe nelle prossime ore sbloccarli per finanziare la difesa aerea dell'Ucraina. Le due versioni descrivono la stessa somma in fasi opposte (già sbloccata contro sblocco imminente).

Contesto

Il Fondo europeo per la pace è lo strumento Ue attraverso cui gli Stati membri finanziano il sostegno militare all'Ucraina; il Centro estone per gli investimenti della difra è l'organismo nazionale che stipula i contratti con i fornitori. I fondi in questione erano collegati ai proventi delle attività russe congelate destinati all'assistenza militare ucraina. Sul piano interno, all'inizio di agosto due deputati hanno lasciato la coalizione di governo estone, privandola della maggioranza; il partito di opposizione Isamaa chiede elezioni anticipate e le dimissioni del premier Kristen Michal.