La Bulgaria di Radev rifiuta i 70 miliardi di aiuti UE all'Ucraina
Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha annunciato che la Bulgaria non parteciperà al nuovo pacchetto di aiuti finanziari dell'UE per l'Ucraina da 70 miliardi di euro, richiesto dal presidente Volodymyr Zelensky per il prossimo anno. La Bulgaria aveva invece preso parte al precedente prestito UE da 90 miliardi. Radev ha ribadito la necessità di porre fine alla guerra attraverso la diplomazia, non con mezzi militari.
Punti chiave
- La Bulgaria non parteciperà al nuovo pacchetto di aiuti finanziari UE per l'Ucraina da 70 miliardi di euro per il prossimo anno.
- Il premier Rumen Radev ha dichiarato che la Bulgaria «non può in alcun modo» partecipare a questi 70 miliardi.
- Il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto all'UE ulteriori 70 miliardi di euro per il prossimo anno in un recente vertice.
- L'UE ha approvato l'anno scorso 90 miliardi di euro per l'Ucraina per il 2026 e il 2027.
- Ungheria, Cechia e Slovacchia avevano già deciso di non finanziare il prestito da 90 miliardi, mentre la Bulgaria vi aveva partecipato.
- Il 14 luglio Radev aveva annunciato che la Bulgaria avrebbe lasciato il formato della «coalizione dei volonterosi».
- Radev ha chiesto di porre fine alla guerra il prima possibile e ha affermato che il risultato non può essere raggiunto con mezzi militari.
Perché è importante
La Bulgaria sta cambiando posizione sugli aiuti all'Ucraina: dopo aver partecipato al prestito UE da 90 miliardi per il 2026-2027, rifiuta ora di contribuire ai nuovi 70 miliardi richiesti da Zelensky. Si aggiunge così al gruppo di Paesi membri — insieme a Ungheria, Cechia e Slovacchia — che si sottraggono ai meccanismi finanziari a sostegno di Kiev. Radev ha legato il rifiuto alla sua richiesta di una fine diplomatica del conflitto, con un coinvolgimento diretto dell'UE nei colloqui con la Russia. Il 14 luglio la Bulgaria aveva già annunciato l'uscita dalla «coalizione dei volonterosi», segnalando un raffreddamento più ampio del suo impegno sulle iniziative legate all'Ucraina.
Che cosa è successo
Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha annunciato che la Bulgaria non parteciperà al nuovo pacchetto di aiuti finanziari dell'Unione europea per l'Ucraina da 70 miliardi di euro, richiesto dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in occasione di un recente vertice UE per il prossimo anno. Radev ha dichiarato che la Bulgaria «non può in alcun modo» partecipare a questi 70 miliardi. La decisione segna un'inversione rispetto alla posizione precedente: la Bulgaria aveva infatti preso parte al prestito UE da 90 miliardi di euro per l'Ucraina, approvato l'anno scorso per il 2026 e il 2027 e coperto da garanzie europee. Ungheria, Cechia e Slovacchia avevano già deciso di non contribuire a quel prestito da 90 miliardi. Radev ha collegato il rifiuto a una visione più ampia: ha chiesto di porre fine alla guerra in Ucraina il prima possibile, ha sostenuto che il risultato non può essere raggiunto con mezzi militari e ha affermato che la guerra sta esaurendo le economie europee e alimentando tensione sociale e instabilità politica. Il 14 luglio Radev aveva inoltre annunciato l'uscita della Bulgaria dal formato della «coalizione dei volonterosi», un ulteriore segnale di allontanamento dalle iniziative ucraine.
Come la raccontano le fonti ucraine
Le fonti in lingua ucraina presentano la notizia soprattutto come un colpo al sostegno finanziario europeo all'Ucraina, sottolineando il rifiuto bulgaro del nuovo pacchetto da 70 miliardi. I media ucraini evidenziano inoltre il rovesciamento di posizione rispetto al prestito da 90 miliardi, a cui la Bulgaria aveva partecipato. Le testate ucraine danno grande risalto alle dichiarazioni di Radev che chiedono la fine della guerra e affermano l'impossibilità di una soluzione militare, in contrapposizione con la continua richiesta ucraina di sostegno militare e finanziario.
Come la raccontano le fonti internazionali
L'unica fonte di lingua tedesca inquadra la notizia nel contesto della guerra di aggressione russa e presenta il rifiuto bulgaro come parte di uno sfondo geopolitico più ampio. La testata tedesca colloca le dichiarazioni di Radev nel contesto locale — le sue dichiarazioni ai giornalisti nella cittadina di Tvarditsa, diffuse dall'agenzia BTA — e lega la scelta della Bulgaria a un quadro più generale di Stati membri dell'UE che si sottraggono ai meccanismi finanziari legati all'Ucraina.
Contesto
L'Unione europea ha approvato l'anno scorso un prestito da 90 miliardi di euro per l'Ucraina, coperto da garanzie UE, per il periodo 2026-2027. A quel prestito avevano deciso di non partecipare Ungheria, Cechia e Slovacchia, mentre la Bulgaria vi aveva preso parte. Il presidente Zelensky ha poi chiesto all'UE ulteriori 70 miliardi di euro per il prossimo anno. Il premier bulgaro Radev aveva già invocato in precedenza un approccio diplomatico con la Russia per porre fine alla guerra ed evitare un devastante colpo nucleare.