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Crocce Rossa senza accesso ai prigionieri di guerra ucraini in Russia dal 2024

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha confermato il 18 settembre di non avere accesso ai prigionieri di guerra ucraini detenuti dalla Russia dal 2024. La presidente del CICR Mirjana Spoljaric aveva sollevato la questione durante una visita a Mosca in luglio. La Russia nega le accuse di maltrattamenti, mentre gli investigatori ONU hanno raccolto prove di torture sistematiche.

Punti chiave

  • Il CICR non ha accesso ai prigionieri di guerra ucraini in Russia dal 2024.
  • Un portavoce del CICR ha confermato la situazione a Reuters il 18 settembre.
  • La presidente del CICR Mirjana Spoljaric aveva affrontato il tema durante una visita in Russia a luglio.
  • Gli investigatori ONU hanno raccolto prove di torture sistematiche nei luoghi di detenzione russi.
  • La Russia nega torture e maltrattamenti dei prigionieri di guerra ucraini.
  • Le Convenzioni di Ginevra del 1949 garantiscono al CICR il diritto di visitare i prigionieri di guerra e verificare le condizioni di detenzione.
  • Nel maggio 2026 il Coordinamento ucraino ha riferito che almeno 375 ucraini non sono tornati vivi dalla prigionia russa.

Perché è importante

La mancanza di accesso del CICR per circa due anni solleva gravi preoccupazioni sul trattamento e sul benessere dei prigionieri di guerra ucraini nelle mani della Russia. Gli investigatori ONU hanno documentato prove di torture sistematiche, mentre le autorità ucraine hanno riportato almeno 375 ucraini che non sono tornati vivi dalla prigionia russa. Il blocco dell'accesso del CICR contrasta con il suo mandato previsto dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 di visitare i POW e accertare le loro condizioni.

Che cosa è successo

Il 18 settembre un portavoce del Comitato internazionale della Croce Rossa ha dichiarato a Reuters che il CICR non ha accesso ai prigionieri di guerra ucraini detenuti dalla Russia dal 2024. La presidente del CICR Mirjana Spoljaric aveva già sollevato la questione dell'accesso durante una visita in Russia nel mese di luglio, invocando maggiore trasparenza sulle condizioni di detenzione. Le Convenzioni di Ginevra del 1949 garantiscono al CICR il diritto di visitare i prigionieri di guerra e verificare le condizioni del loro internamento, trattamento, alimentazione e assistenza medica. Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno raccolto prove di torture sistematiche nei luoghi di detenzione russi, mentre la Russia nega ogni forma di tortura o maltrattamento. Secondo quanto riportato a febbraio 2025, i cittadini ucraini sono trattenuti in più di 180 colonie penali in Russia, alle quali i rappresentanti del CICR possono accedere solo in parte. Nel maggio 2026 il Coordinamento ucraino per il trattamento dei prigionieri ha comunicato che almeno 375 ucraini non sono tornati vivi dalla prigionia russa, e su parte dei corpi dei prigionieri deceduti sono stati riscontrati segni di torture e di mancata assistenza medica.

Come la raccontano le fonti ucraine

Le fonti ucraine inquadrano la notizia attorno al reportage di Reuters e pongono l'accento sul blocco prolungato dell'accesso del CICR da parte della Russia. La copertura dà spazio alle istituzioni nazionali, in particolare all'ombudsman Dmytro Lubinets e al Coordinamento per il trattamento dei prigionieri, e ai dati ucraini sulle vittime della prigionia, sottolineando le conseguenze dirette per l'Ucraina. Il racconto mette in contrasto la negazione russa delle torture con le prove documentate di abusi sistematici raccolte dagli investigatori ONU.

Dove le versioni divergono

Una fonte ucraina indica la presidente del CICR come Mirjana Spoljaric, mentre un'altra la chiama Svitlana Spolyarich. Entrambe le fonti sono ucraine.

Contesto

Il CICR ha sede in Svizzera e opera nell'ambito delle Convenzioni di Ginevra del 1949, che gli conferiscono il diritto di visitare i prigionieri di guerra e di ispezionarne condizioni di detenzione, trattamento, alimentazione e cure mediche. A febbraio 2025 si riferiva che la Russia trattenesse cittadini ucraini in più di 180 colonie penali, alle quali i rappresentanti del CICR potevano accedere solo in parte. La presidente del CICR Mirjana Spoljaric aveva sollevato la questione dell'accesso durante una visita in Russia a luglio, chiedendo pubblicamente maggiore apertura sulle condizioni di detenzione. L'ombudsman ucraino Dmytro Lubinets aveva dichiarato che la mancanza di accesso del CICR rende più difficile confermare la detenzione delle persone.