Ucraina: il tribunale anticorruzione approva l'accordo con Pashynsky, ex capo dell'amministrazione presidenziale, per il sequestro di carburante legato a Kurchenko
L'Alta Corte anticorruzione ucraina (VAKS) ha approvato un accordo di patteggiamento con Serhiy Pashynsky, ex capo facente funzioni dell'Amministrazione presidenziale, nell'ambito del cosiddetto caso del «carburante di Kurchenko». Pashynsky ha ammesso pienamente le proprie responsabilità per abuso d'ufficio e partecipazione a un'organizzazione criminale e si è impegnato a versare complessivamente 1,1 miliardi di grivnie, di cui 500 milioni destinati direttamente alle Forze di difesa attraverso due fondi.
Punti chiave
- Il VAKS ha approvato l'accordo il 24 settembre; Pashynsky ha ammesso le accuse ai sensi dell'articolo 364, comma 2, e dell'articolo 255, comma 1, del codice penale ucraino.
- Obbligo di versare 600 milioni di grivnie al bilancio statale entro due anni e mezzo.
- Trasferimento di 400 milioni di grivnie al fondo «Come Back Alive» entro sei mesi, oppure consegna di armi di valore equivalente concordato con il fondo.
- Trasferimento di 100 milioni di grivnie al fondo di beneficenza «Comunità Sternenko» entro 30 giorni per l'armamento delle Forze di difesa.
- Totale degli impegni finanziari: 1,1 miliardi di grivnie.
- Pena principale: multa di 850.000 grivnie; multa aggiuntiva di 17.000 grivnie e divieto per un anno di ricoprire incarichi pubblici; nessuna confisca dei beni perché la relativa sanzione è entrata in vigore nel giugno 2020, dopo il reato.
- In caso di inadempimento, l'accordo prevede la revoca della sentenza e il processo con rito ordinario.
Perché è importante
Si tratta di una sentenza anticorruzione di alto profilo nei confronti di un ex alto funzionario che ricopriva l'incarico di capo facente funzioni dell'Amministrazione presidenziale sotto il presidente facente funzioni Oleksandr Turchynov. L'accordo impone a Pashynsky di versare 1,1 miliardi di grivnie, di cui 500 milioni direttamente destinati alle Forze di difesa ucraine tramite due note organizzazioni benefiche, configurando l'esito come una combinazione di pena e contributo allo sforzo bellico. L'ammissione di colpa e l'impegno a fornire testimonianze incriminanti contro altri partecipanti aprono la strada a ulteriori incriminazioni. Il caso è legato a beni sequestrati all'entourage dell'ex presidente in fuga Viktor Yanukovych, ed evidenzia il lungo lavoro delle istituzioni ucraine per recuperare risorse sottratte allo Stato.
Che cosa è successo
Il 24 settembre l'Alta Corte anticorruzione ucraina (VAKS) ha approvato un patteggiamento con Serhiy Pashynsky, ex capo facente funzioni dell'Amministrazione presidenziale. Il procedimento riguarda eventi del marzo–giugno 2014, all'epoca in cui Pashynsky ricopriva l'incarico sotto il presidente facente funzioni Oleksandr Turchynov. Pashynsky è accusato di abuso d'ufficio e partecipazione a un'organizzazione criminale e ha ammesso pienamente le proprie responsabilità, impegnandosi a fornire testimonianze incriminanti contro gli altri indagati.
In base all'accordo, Pashynsky deve versare 600 milioni di grivnie al bilancio statale entro due anni e mezzo; trasferire 400 milioni di grivnie al fondo «Come Back Alive» entro sei mesi, oppure consegnare armi di valore equivalente secondo un elenco concordato con il fondo; e trasferire 100 milioni di grivnie entro 30 giorni al fondo «Comunità Sternenko» per l'armamento delle Forze di difesa. Il totale degli impegni finanziari ammonta a 1,1 miliardi di grivnie.
La pena principale è una multa di 850.000 grivnie, accompagnata da una multa aggiuntiva di 17.000 grivnie e dal divieto per un anno di ricoprire incarichi negli organi statali e dell'autogoverno locale. La confisca dei beni non è stata applicata perché la relativa sanzione aggiuntiva prevista dall'articolo 255 del codice penale è stata introdotta soltanto nel giugno 2020, dopo la commissione del reato. Se Pashynsky non rispetterà le condizioni, la Procura anticorruzione specializzata (SAP) chiederà la revoca della sentenza e il processo con rito ordinario.
Secondo gli inquirenti, i danni diretti attribuibili all'azione di Pashynsky nel 2014 superano gli 817 milioni di grivnie, mentre le perdite complessive dell'organizzazione criminale tra il 2014 e il 2018 sono stimate in 967 milioni di grivnie.
Come la raccontano le fonti ucraine
Tutte e dieci le fonti fornite sono ucraine, quindi non è disponibile un confronto con framing internazionale. La copertura ucraina sottolinea in modo uniforme l'entità dell'accordo finanziario (1,1 miliardi di grivnie) e la destinazione diretta di somme consistenti alle Forze di difesa e a due noti enti benefici legati allo sforzo bellico, presentando l'esito come una combinazione di pena e contributo alla difesa. Diversi titoli adottano un tono critico nei confronti di Pashynsky («non sconterà il carcere», «ha riconosciuto la colpa»), evidenziando che la pena si riduce a multe e a un divieto di un anno, e che la confisca dei beni non è stata applicata perché l'emendamento è entrato in vigore dopo il reato. Le testate ucraine mettono al centro le istituzioni anticorruzione nazionali (NABU, SAP, VAKS) e descrivono in dettaglio il meccanismo dello schema: il trasferimento del carburante sequestrato di Kurchenko a un'impresa statale controllata dal socio di Pashynsky e la successiva rivendita a prezzi ridotti.
Dove le versioni divergono
Le fonti divergono sulla stima dei danni: la SAP valuta il dolo di Pashynsky nel marzo–giugno 2014 in oltre 817 milioni di grivnie, mentre le perdite complessive dell'organizzazione criminale tra il 2014 e il 2018 sono stimate da NABU/SBU in 967 milioni di grivnie. Le due cifre si riferiscono con ogni probabilità ad ambiti diversi dello stesso schema, ma entrambe compaiono come discordanti nei materiali.
Sull'altro imputato che ha patteggiato nel settembre 2025, la maggior parte delle fonti indica otto anni di carcere con tre anni di condizionale, 40 milioni di grivnie già trasferiti alle Forze di difese e 110 milioni da versare al bilancio statale entro tre anni. Una fonte precedente riporta invece che quel secondo imputato si sarebbe impegnato a versare 150 milioni di grivnie e avrebbe ottenuto una condanna sospesa.
Contesto
Nel 2014 un tribunale sequestrò circa 97.000 tonnellate di prodotti petroliferi importati dalla società SEPEC, legata a Serhiy Kurchenko, fuggito dall'Ucraina dopo la caduta di Viktor Yanukovych. Secondo gli inquirenti, il carburante sequestrato fu trasferito all'impresa statale Ukrtransnaftoprodukt, all'epoca controllata dal socio di Pashynsky, Serhiy Tyshchenko, e venduto a prezzi notevolmente ridotti a un gruppo di società collegate a Tyshchenko. Il Ministero della Difesa avrebbe ricevuto solo l'1,6% del «carburante di Kurchenko»; il resto era carburante acquistato dallo stesso gruppo di società, a sua volta rifornito da Russia e Bielorussia. Nel 2020 un tribunale dispose la confisca speciale dei prodotti petroliferi e dei proventi della loro vendita, ma a quella data il volume dei prodotti e tutti i proventi erano già stati appropriati dai partecipanti allo schema.
Nel febbraio 2024 NABU e SBU notificarono sospetti a sei persone; Pashynsky fu posto in stato di arresto con cauzione fissata a 272,52 milioni di grivnie e fu rilasciato il 27 febbraio dopo il versamento della cauzione. Il 5 settembre 2025 il VAKS aveva approvato un patteggiamento con un altro partecipante allo stesso schema: otto anni di carcere con tre anni di condizionale, oltre a 40 milioni di grivnie già trasferiti alle Forze di difesa e 110 milioni da versare al bilancio statale entro tre anni. La SAP ha annunciato l'approvazione dell'accordo con Pashynsky il 24 settembre.