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Trump dice di aver chiesto a Zelensky di rallentare gli attacchi alle raffinerie russe, Kiev smentisce l'accordo

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di rallentare gli attacchi ucraini alle raffinerie di petrolio russe, sostenendo che Zelensky avrebbe risposto che "probabilmente" lo farà. Trump ha attribuito l'aumento dei prezzi del diesel agli attacchi ucraini, non al Medio Oriente, avvertendo del rischio di una "problema mondiale". Dopo l'incontro di New York del 22 settembre, Zelensky ha negato che in privato gli siano state poste richieste di fermare gli attacchi, condizionando eventuali stop alle garanzie dei partner e alla fine dei raid russi sulle infrastrutture energetiche ucraine. Gli attacchi alle raffinerie russe sono continuati.

Punti chiave

  • Trump afferma di aver chiesto a Zelensky di rallentare gli attacchi alle raffinerie russe e che Zelensky avrebbe risposto "probabilmente lo farò"
  • Trump inquadra l'aumento dei prezzi del diesel come "non tanto un problema del Medio Oriente quanto un problema della Russia"
  • Trump avverte che gli attacchi alle raffinerie russe rischiano di diventare un "problema mondiale"
  • Zelensky dichiara che qualsiasi stop è condizionato alla fine dei raid russi sulle infrastrutture energetiche ucraine e a garanzie dei partner
  • Zelensky afferma che nei colloqui a porte chiuse di New York non gli sono state avanzate richieste di fermare gli attacchi alle raffinerie
  • Dopo l'incontro del 22 settembre, gli attacchi alle raffinerie russe non si sono fermati: colpite Perm e Novoshakhtinsk nella notte del 25 settembre e la raffineria di Ilysky in Krasnodar il 26 settembre

Perché è importante

Trump sta esercitando una pressione pubblica perché l'Ucraina riduca una componente chiave della sua campagna di attacchi a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche russe. L'inquadramento trumpiano — che attribuisce ai raid ucraini la causa principale dei rincari globali del diesel — è politicamente sensibile per la sua stessa amministrazione, colpita dai prezzi record in territorio statunitense. La contraddizione tra la narrazione pubblica di Trump e la versione di Zelensky sui contenuti dei colloqui chiusi a New York, unita alla prosecuzione materiale degli attacchi dopo il 22 settembre, indica uno scarto tra percezione politica e realtà operativa.

Che cosa è successo

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti e in un'intervista a Fox News di aver chiesto a Volodymyr Zelensky di rallentare gli attacchi ucraini alle raffinerie di petrolio russe, affermando che Zelensky avrebbe risposto che "probabilmente lo farà". Trump ha attribuito l'aumento dei prezzi mondiali del diesel agli attacchi ucraini anziché alle tensioni in Medio Oriente, avvertendo che il rischio è una "problema mondiale" e aggiungendo che Zelensky "può fare altre cose" oltre a colpire le raffinerie. Le sue dichiarazioni arrivano dopo una escalation di dichiarazioni analoghe a partire dal 13 settembre, quando aveva accusato gli attacchi ucraini di provocare il deficit globale di carburante, e dopo la telefonata del 20 settembre con Zelensky — riferita da Axios — in cui aveva reiterato la stessa richiesta. Il 22 settembre Zelensky e Trump si sono incontrati a New York a margine dell'Assemblea generale ONU; Zelensky ha confermato che tra i temi c'era un cessate il fuoco energetico. Nei giorni successivi Zelensky ha però chiarito che qualsiasi stop è condizionato alla cessazione dei raid russi sulla rete energetica ucraina e a garanzie dei partner. Inoltre, dopo l'incontro gli attacchi alle raffinerie russe non sono cessati: nella notte tra il 24 e il 25 settembre sono state colpite due strutture a Perm e Novoshakhtinsk, e il 26 settembre le forze ucraine hanno colpito la raffineria di Ilysky nel Krasnodar.

Dove le versioni divergono

Tre divergenze principali emergono tra le fonti. Innanzitutto, Zelensky ha dichiarato che — contrariamente ad alcune affermazioni pubbliche americane — nei colloqui a porte chiuse di New York non ci sono stati tentativi di costringere Kiev a fermare gli attacchi alle raffinerie e a strutture simili, in aperta contraddizione con la ricostruzione di Trump. In secondo luogo, l'unità analitica di Forbes Ukraine valuta che il conflitto tra Stati Uniti e Iran abbia un impatto significativamente maggiore sulla fornitura globale di diesel, petrolio e gas rispetto agli attacchi ucraini alle raffinerie russe, confutando l'attribuzione di Trump. Infine, una didascalia fotografica di uno dei materiali fissa la data dell'incontro Trump-Zelensky a New York al 22 settembre 2026, mentre le altre fonti riportano solo "22 settembre" senza specificare l'anno — ma l'incontro cade comunque entro due settimane dalla data dell'evento del 28 settembre 2026.

Contesto

La sequenza inizia il 13 settembre, quando Trump ha per la prima volta collegato pubblicamente i deficit globali di carburante agli attacchi ucraini sulle raffinerie russe invitando Zelensky a fermarli. Il 14 settembre Trump aveva sostenuto che Ucraina e Russia avessero concordato di non colpire le rispettive infrastrutture energetiche; Zelensky aveva chiarito che Kiev era pronta a uno stop reciproco solo con garanzie dei partner sul rispetto russo. Il 20 settembre, poche ore dopo un attacco ucraino su larga scala a una raffineria di Mosca, Trump ha telefonato a Zelensky chiedendogli ripetutamente di fermare gli attacchi, secondo Axios. Il 21 settembre Zelensky ha detto che l'Ucraina è pronta a fermare gli attacchi se la Russia smette di colpire la rete energetica ucraina; lo stesso giorno Trump ha dichiarato che la Russia ha perso il controllo della propria industria del diesel e che la guerra "deve finire". Il 23 settembre il segretario di Stato Marco Rubio ha definito difficile ma non impossibile il raggiungimento di un cessate il fuoco energetico.