Il ministro dell'Energia turco: la Turchia riceverà parte del diesel russo accordato con gli USA
Il ministro dell'Energia turco Alparslan Bayraktar ha dichiarato che la Turchia otterrà una quota del diesel russo che Mosca fornirà ai mercati mondiali in base all'accordo annunciato il 9 ottobre da Donald Trump con Vladimir Putin. L'intesa, che il Dipartimento del Tesoro USA ha affiancato con una licenza temporanea dell'OFAC, ha raccolto dure critiche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e da senatori di entrambi i partiti americani.
Punti chiave
- Bayraktar: la Turchia riceverà parte del diesel russo esportato grazie all'accordo tra Mosca e Washington.
- L'intesa è stata annunciata il 9 ottobre da Trump dopo un colloquio con Putin; il Dipartimento del Tesoro USA ha disposto una licenza temporanea dell'OFAC per l'esportazione del diesel russo.
- Trump l'11 ottobre ha annunciato una «tregua energetica».
- Zelensky: la squadra negoziale ucraina, presente negli USA al momento dell'annuncio, è stata usata come «copertura» e la dichiarazione di Trump non è onesta né da partner.
- Il Segretario USA Wright definisce la licenza un «premio» per spingere Mosca a porre fine alla guerra; il Segretario di Stato Rubio la spiega diversamente, sostenendo che il diesel russo sarebbe comunque finito sul mercato.
- Zelensky chiede che Washington negozi l'export del diesel russo insieme all'Ucraina; senatori di entrambi i partiti USA chiedono l'annullamento dell'accordo.
- La Turchia dipende in larga misura dalle importazioni energetiche da Russia, Iran e Azerbaigian e cerca di diversificare, acquistando anche dagli Stati Uniti.
Perché è importante
La Turchia è uno dei principali acquirenti di energia russa, quindi la sua partecipazione all'intesa ne condizionerà l'impatto sui mercati mondiali. La decisione americana ha raccolto una critica insolitamente ampia — ucraina, europea e bipartisan al Congresso USA — segnalando forti dubbi sull'approccio negoziale di Washington verso Mosca. All'interno dell'amministrazione Trump sono state offerte pubblicamente giustificazioni contrastanti per l'accordo, a indicare un disaccordo interno. Infine, la Russia ha continuato a colpire le infrastrutture energetiche ucraine anche dopo la «tregua energetica» annunciata l'11 ottobre, indebolendo la logica delle concessioni Usa a Mosca.
Che cosa è successo
Il 9 ottobre Donald Trump ha annunciato di aver raggiunto un'intesa con Vladimir Putin sulle forniture di diesel russo ai mercati americano e mondiale. Il Dipartimento del Tesoro ha quindi comunicato che l'Office of Foreign Assets Control (OFAC) avrebbe rilasciato una licenza temporanea per l'esportazione del diesel russo. L'11 ottobre Trump ha annunciato una «tregua energetica».
Il 18 ottobre il ministro dell'Energia turco Alparslan Bayraktar ha dichiarato che la Turchia riceverà una parte del diesel russo destinato ai mercati mondiali grazie a quell'accordo. Bayraktar ha definito l'intesa importante per la sicurezza energetica del Paese, senza tuttavia specificare i volumi di fornitura. La Russia, che nei mesi precedenti aveva limitato le esportazioni di diesel per problemi interni, ha dichiarato di essere pronta ad aumentarle; il vicepremier Alexander Novak ha indicato la possibilità di portare le esportazioni a 3-3,5 milioni di tonnellate al mese entro fine anno.
L'accordo è stato duramente criticato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, da funzionari europei e da alcuni repubblicani. Zelensky ha detto che la squadra negoziale ucraina, negli USA al momento dell'annuncio, è stata usata come «copertura» e che la dichiarazione di Trump non è onesta né da partner. Il Segretario USA all'Energia Chris Wright ha definito la licenza un «premio» per spingere Mosca a porre fine alla guerra, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha offerto una spiegazione diversa, sostenendo che il diesel russo sarebbe comunque finito sul mercato. Zelensky ha proposto che gli USA negozino la questione insieme all'Ucraina; senatori di entrambi i partiti americani chiedono che Trump annulli l'intesa.
Come la raccontano le fonti ucraine
I media ucraini inquadrano l'accordo come una concessione a Mosca e sottolineano che a beneficiarne è la Turchia, non l'Ucraina. Il racconto è centrato sulla reazione di Zelensky — la delegazione ucraina era negli USA quando l'annuncio è stato fatto, ed è stata usata come «copertura» — e sui continui attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine dopo la «tregua energetica», presentati come prova che l'intesa è unilaterale e inattendibile. La proposta di Zelensky di negoziare il diesel con Kiev è affiancata alle richieste bipartisan al Congresso USA per cancellare l'accordo.
Dove le versioni divergono
All'interno dell'amministrazione Trump il Segretario all'Energia Chris Wright ha definito la licenza un «premio» per spingere la Russia a porre fine alla guerra, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che il diesel russo sarebbe comunque finito sul mercato: due versioni contraddittorie sullo stesso provvedimento. Axios, citando fonti, ha riportato che Trump ha concesso l'export del diesel russo perché Zelensky rifiutava di interrompere gli attacchi ucraini alle raffinerie russe: una versione che si scontra con le spiegazioni di Wright e Rubio e con la lettura critica data da Zelensky.
Contesto
Negli ultimi mesi la Russia aveva limitato le proprie esportazioni di diesel a causa di problemi interni di offerta, accumulando circa 4,8 milioni di tonnellate di scorte. La Turchia dipende in larga misura dalle importazioni di energia da Russia, Iran e Azerbaigian e sta cercando di diversificare gli acquisti, anche dagli Stati Uniti. Ankara prevede inoltre di lanciare nel 2028 una seconda piattaforma galleggiante per l'estrazione di gas nel Mar Nero, con l'obiettivo di portare la produzione giornaliera a 45 milioni di metri cubi, ed è in trattativa con Mosca per estendere gli acquisti di gas oltre il 2026.