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Ucraina, Zelensky: la Russia ha colpito le infrastrutture energetiche nei due giorni dopo la tregua annunciata da Trump

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nelle 48 ore successive all'annuncio di una tregua energetica da parte di Donald Trump l'Ucraina non ha colpito raffinerie o impianti energetici russi, mentre la Russia ha continuato ad attaccare le infrastrutture energetiche ucraine. Intanto trapela che gli Stati UE hanno pagato la Russia circa 197 miliardi di euro per combustibili fossili dal marzo 2022 al luglio 2026, e sette senatori Usa hanno contestato la decisione di Trump di riaprire le importazioni di diesel russo.

Punti chiave

  • Tra marzo 2022 e luglio 2026 gli Stati UE hanno versato alla Russia circa 197 miliardi di euro (circa 209 miliardi di dollari) per combustibili fossili.
  • Donald Trump ha scritto sui social che la cifra versata dall'UE sarebbe di 250 miliardi di dollari.
  • Il 9 ottobre Trump ha annunciato un'intesa con Vladimir Putin per la fornitura di diesel russo al mercato americano e mondiale.
  • Sette senatori Usa, repubblicani e democratici, hanno definito la decisione contraria alla legge americana e chiesto di revocarla.
  • Trump ha annunciato una tregua energetica "da questo momento" tra Ucraina e Russia, limitata agli attacchi alle raffinerie.
  • Zelensky ha dichiarato di non aver ricevuto conferma dell'adesione russa e ha proposto uno scambio: garanzie a protezione del sistema energetico ucraino in cambio dell'accordo sul diesel.
  • L'amministrazione Trump starebbe minacciando di fermare le forniture di armi americane all'Ucraina se Kiev non cesserà gli attacchi alle strutture energetiche russe.

Perché è importante

La vicenda intreccia tre fronti: da un lato la persistenza dei pagamenti europei alla Russia per combustibili fossili nonostante l'invasione, con una forbice tra le stime circolanti; dall'altro la decisione americana di riaprire le importazioni di diesel russo, già vietate dal Congresso nel 2022 e ora contestate bipartisan; infine una tregua energetica limitata alle raffinerie che, secondo le denunce ucraine, è asimmetrica e accompagnata da pressioni americane per fermare gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe profonde.

Che cosa è successo

Il 9 ottobre il presidente americano Donald Trump ha annunciato di aver parlato con Vladimir Putin e di aver raggiunto un'intesa per la fornitura di diesel russo al mercato americano e mondiale. La decisione è stata contestata da sette senatori repubblicani e democratici, che l'hanno giudicata contraria alla legge varata dal Congresso nel 2022 per impedire che fondi americani finanzino la guerra russa contro l'Ucraina, chiedendone l'immediato ritiro. Trump ha poi annunciato una tregua energetica "da questo momento" tra Ucraina e Russia, limitata al cessate il fuoco sugli attacchi alle raffinerie. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di non aver ricevuto conferma dell'adesione russa e che, nelle 48 ore successive all'annuncio, la Russia ha continuato a colpire le infrastrutture energetiche ucraine mentre l'Ucraina si è astenuta dal colpire impianti russi. Zelensky ha proposto di legare l'accordo sul diesel a garanzie internazionali a tutela del sistema energetico ucraino. Secondo quanto riportato, l'amministrazione Trump starebbe inoltre premendo su Kiev perché interrompa gli attacchi alle strutture energetiche russe profonde, minacciando di sospendere la cessione di armi e lo scambio di intelligence. Sul fronte europeo, stime pubblicate dai media ucraini indicano che tra marzo 2022 e luglio 2026 gli Stati UE hanno pagato la Russia circa 197 miliardi di euro (circa 209 miliardi di dollari) per combustibili fossili, una cifra contestata da Trump che sui social ha parlato di 250 miliardi di dollari.

Come la raccontano le fonti ucraine

I media ucraini mettono al centro la risposta di Zelensky alla tregua annunciata da Trump, compresa la proposta di legare la fornitura di diesel russo a garanzie concrete per la protezione del sistema energetico ucraino dagli attacchi russi. Sottolineano inoltre l'asimmetria della tregua, limitata alle raffinerie: l'Ucraina ne ha una sola, spesso ferma per i raid russi, mentre la Russia dispone di un'ampia rete di impianti, il che renderebbe l'intesa più favorevole a Mosca. Zelensky si presenta come parte ricettiva, in attesa che Washington e Mosca diano seguito concreto.

Dove le versioni divergono

Due divergenze principali emergono dai resoconti. La prima riguarda l'ammontare dei pagamenti europei per energia russa dal 2022: le stime pubblicate dai media ucraini indicano circa 197 miliardi di euro (209 miliardi di dollari), mentre Trump ha scritto sui social che la cifra sarebbe di 250 miliardi di dollari. La seconda riguarda lo stato della tregua energetica: Trump ha dichiarato che entrambe le parti hanno accettato un cessate il fuoco "da questo momento" sulle raffinerie, mentre Zelensky ha detto di non aver ricevuto conferma dell'adesione russa e ha denunciato attacchi russi alle infrastrutture ucraine nelle ore successive all'annuncio.

Contesto

Il piano europeo REPowerEU ha progressivamente ridotto la dipendenza dell'UE dai combustibili fossili russi; senza quel piano, la spesa dell'UE per idrocarburi russi sarebbe stimata in circa 475 miliardi di euro. Nel 2023 il peso del gas e del petrolio russi era sceso a circa il 6% della spesa fossile totale dell'UE, con un risparmio stimato di circa 278 miliardi di euro. Nel 2022 il Congresso americano ha vietato le importazioni di energia russa per evitare che fondi Usa finanziassero la guerra. L'Ucraina dispone di una sola raffineria, ripetutamente colpita dalla Russia, mentre la Russia ha un'ampia rete di impianti.