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Vjačeslav Zinčenko condannato all'ergastolo per l'omicidio della linguista Irina Farion

Il 1° ottobre il tribunale distrettuale Ševčenkivs'kij di Leopoli ha condannato Vjačeslav Zinčenko all'ergastolo per l'omicidio, avvenuto il 19 luglio 2024, della linguista ed ex deputata Irina Farion. Il tribunale ha riconosciuto l'aggravante della motivazione di intolleranza nazionale e ha disposto il pagamento di 5 milioni di grivne a titolo di risarcimento morale alla figlia della vittima. La sentenza non è ancora definitiva e può essere impugnata entro 30 giorni.

Punti chiave

  • Il 1° ottobre il tribunale distrettuale Ševčenkivs'kij di Leopoli ha condannato Vjačeslav Zinčenko all'ergastolo per l'omicidio della linguista ed ex deputata Irina Farion.
  • Zinčenko è stato riconosciuto colpevole di omicidio premeditato di una persona in relazione all'esercizio di un dovere civico, con motivazione di intolleranza nazionale (art. 115 cpv. 2 del codice penale ucraino), e di detenzione illegale di armi (art. 263 cpv. 1).
  • Il 19 luglio 2024, verso le 19:30, Zinčenko ha sparato a Farion alla testa da circa due metri vicino alla sua abitazione in via Masaryk a Leopoli; la linguista è morta in ospedale la stessa sera.
  • Il 25 luglio 2024 a Dnipro è stato arrestato Zinčenko, allora 18enne, sospettato dell'omicidio.
  • Il tribunale ha accolto parzialmente la domanda civile della figlia, Sofija Osoba, disponendo un risarcimento di 5 milioni di grivne (la richiedente ne chiedeva 15).
  • La sentenza può essere impugnata entro 30 giorni presso la Corte d'appello di Leopoli.
  • La colonia giudicante era presieduta dal giudice Petro Nevojt, con i giudici Oleksandr Bajev e Pavlo Eder; l'accusa era rappresentata dai procuratori Dmytro Petljovanyj e Olena Daniliv.

Perché è importante

La sentenza chiude un processo molto seguito per l'uccisione di un'ex parlamentare la cui attività in difesa della lingua ucraina l'aveva resa una figura polarizzante. Il riconoscimento dell'aggravante dell'intolleranza nazionale e l'enfasi dell'accusa sui legami dell'imputato con comunità estremiste collegate alla Russia elevano la posta politica del caso. L'ergastolo, la pena massima prevista dal codice penale ucraino, segnala la gravità con cui le autorità trattano le uccisioni a movente politico. Il processo ha inoltre richiamato l'attenzione sulla radicalizzazione online, sull'uso di gruppi di messaggistica che promuovono la violenza e sulla pianificazione che ha preceduto l'attacco.

Che cosa è successo

Il 1° ottobre il tribunale distrettuale Ševčenkivs'kij di Leopoli ha condannato Vjačeslav Zinčenko all'ergastolo per l'omicidio della linguista ed ex deputata della Verkhovna Rada (parlamento ucraino) Irina Farion, avvenuto la sera del 19 luglio 2024 vicino alla sua abitazione in via Masaryk a Leopoli. La sentenza, letta in circa cinque ore sotto strette misure di sicurezza — con la strada davanti al tribunale chiusa al traffico e tripli controlli per chi entrava — è stata emessa dalla colonia giudicante presieduta da Petro Nevojt con i giudici Oleksandr Bajev e Pavlo Eder, su richiesta dei procuratori Dmytro Petljovanyj e Olena Daniliv, che avevano chiesto proprio l'ergastolo. Zinčenko è stato riconosciuto colpevole di omicidio premeditato aggravato dall'intolleranza nazionale e di detenzione illegale di armi da fuoco. Il tribunale ha inoltre condannato l'imputato a pagare 5 milioni di grivne a Sofija Osoba, figlia della vittima, a titolo di risarcimento morale (la donna ne chiedeva 15). La sentenza non è ancora definitiva e può essere impugnata entro 30 giorni presso la Corte d'appello di Leopovi. Durante l'udienza Zinčenko ha mantenuto il suo diniego di colpevolezza — già ribadito quattro volte nel corso del processo — e ha rifiutato sia di parlare durante le arringhe finali sia di pronunciare l'ultima parola. I suoi difensori hanno definito il caso "fabbricato" e hanno chiesto la ricusazione dei giudici. All'esterno del palazzo di giustizia si sono radunati sostenitori della vittima e dell'imputato.

Come la raccontano le fonti ucraine

Le fonti ucraine trattano il caso come un procedimento penale interno, con ampio risalto all'identità della vittima — linguista, figura pubblica ed ex deputata — e alle manifestazioni fuori dal tribunale in cui si chiedeva l'ergastolo. La copertura sottolinea con forza la motivazione di intolleranza nazionale e i legami di Zinčenko con gruppi estremisti su Telegram collegati alla Russia, inquadrando l'omicidio come un atto politico e ideologico e non come una lite personale. I media ucraini danno grande peso ai dettagli procedurali — la composizione della colonia giudicante, i procuratori, la domanda civile della figlia, il rifiuto dell'imputato di testimoniare e i 30 giorni per l'appello — in uno stile di cronaca giudiziaria molto dettagliata. Diversi organi di stampa mettono in rilievo le annotazioni in cui Zinčenko si definiva "inserviente di questa società" e il piano dettagliato del delitto, presentando il caso come uno studio sulla radicalizzazione online e sulla premeditazione.

Dove le versioni divergono

Le fonti divergono sulla data esatta della sentenza: almeno una fonte indica il 1° ottobre 2026 e un'altra il 1° ottobre 2025, mentre la stragrande maggioranza dei materiali colloca gli eventi del caso tra il 2024 e il 2025 e il verdetto al 1° ottobre senza specificare l'anno, in un contesto in cui il processo nel merito si è svolto dal febbraio 2025 e la colonia giudicante si è ritirata in camera di consiglio il 17 settembre.

Contesto

Irina Farion, linguista ed ex deputata della Verkhovna Rada (parlamento ucraino) di settima convocazione, è stata colpita alla testa vicino alla sua abitazione in via Masaryk a Leopoli la sera del 19 luglio 2024 ed è morta in ospedale nella notte; aveva 60 anni. Il sospettato, 18enne di Dnipro, è stato arrestato il 25 luglio 2024; la qualificazione del reato è stata modificata nel dicembre 2024 per includere la motivazione di intolleranza nazionale e la detenzione illegale di armi. Il processo nel merito si è svolto dal febbraio 2025, con arringhe finali durate circa cinque mesi, oltre 80 udienze e un fascicolo di 30 volumi; la colonia giudicante si è ritirata in camera di consiglio il 17 settembre prima del verdetto del 1° ottobre. Il ministero dell'Interno ha preso in esame diversi moventi, tra cui l'attività pubblica e politica di Farion, l'inimicizia personale, un possibile mandato e una eventuale "traccia russa"; gli investigatori hanno trattato l'autore materiale come esecutore, senza escludere il coinvolgimento di altre persone nella pianificazione. L'imputato ha negato la colpevolezza, ha rinunciato all'ultima parola e la difesa ha definito il caso "fabbricato", chiedendo la ricusazione dei giudici.