Pubblicato: · Aggiornato:

Ucraina: 16 arresti per il Presidio dell’Accusa per il trafico di droni militari

Le autorità ucraine hanno scoperto un giro organizzato che sottraeva droni militari, ne alterava i dati identificativi e li rivendeva alle Forze armate come nuove unità. Sono stati arrestati 16 sospetti; durante oltre 100 perquizioni sono stati recuperati più di 600 droni e oltre 600.000 dollari. Le indagini sono ancora in corso.

Punti chiave

  • Arrestati 16 sospetti e identificati 25 episodi della schema illegale
  • Recuperati oltre 600 droni di vari tipi; più di 200 identificati come proprietà di unità militari
  • Condotte oltre 100 perquizioni in nove regioni e Kyiv
  • Il valore stimato del materiale militare sottratto è di circa 16 milioni di grivne
  • Recuperati 13 milioni di grivne, circa 400.000 dollari e 11.900 euro
  • Tutti i 16 sospetti sono stati messi in custodia con alternativa di cauzione
  • L’indagine verifica il coinvolgimento di funzionari militari e il movimento dei fondi pubblici

Perché è importante

Lo schema consentiva di restituire alle unità militari droni già rubati e di ottenerne una seconda volta il pagamento con fondi pubblici. Il coinvolgimento di militari, intermediari civili e aziende commerciali solleva interrogativi sui controlli interni sulla proprietà militare e sugli acquisti. L’ampiezza delle perquisizioni e dei sequestri indica un’operazione estesa e organizzata, mentre l’accertamento dell’intero gruppo di partecipanti e delle unità destinatarie resta centrale per le indagini.

Che cosa è successo

Le autorità ucraine hanno rivelato che un gruppo organizzato acquireva droni militari illegalmente, talvolta corrompendo con denaro militari disposti a consegnarli. Il materiale veniva portato in un’officina nel Dnipropetrovs’kij, dove i droni venivano riparati, repackati e privati dei numeri di serie originali. Venivano inoltre alterati il marchio, i codici QR e i dati memorizzati nei controller, oltre a essere riprogrammato il software.

Attraverso società controllate dal gruppo, i droni così modificati venivano venduti a unità militari e fornitori come nuove attrezzature, facendo ricevere alle unità probabilmente gli stessi apparecchi più volte. Il gruppo avrebbe anche utilizzato una serie di enti giuridici per nascondere la provenienza dei droni e legittimare i proventi. Secondo gli investigatori, l’attività è iniziata almeno nel dicembre 2025 e la base principale si trovava nel Dnipropetrovs’kij.

La spec operazione è stata condotta dal Servizio di Investigazioni di Stato, dai reparti di sicurezza interna del Servizio di guardia di frontiera e dalla polizia nazionale, con il supporto del comando delle Forze dei sistemi senza equipaggio delle Forze armate ucraine. I casi sono indagati anche dalla controspionaglia militare del Servizio di sicurezza e dei servizi di intelligence. La Procura Generale, guidata nella circostanza dal procuratore generale ad interim, ha riferito che il gruppo alterava il marchio dei droni e li vendeva come nuovi.

Come la raccontano le fonti ucraine

Le fonti ucraine sottolineano l’ampiezza dell’operazione: oltre 100 perquizioni in nove regioni e Kyiv, più di 600 droni sequestrati e 16 sospetti identificati. Particolare attenzione è riservata al meccanismo di camuffamento, che comprendeva la rimozione dei numeri di serie di fabbrica, la modifica di marchi, codici QR e dati identificativi, nonché il riprogrammato del software. I правоохоронці evidenziano inoltre il legame con i fondi pubblici e il rischio che le stesse unità militari ricevessero e pagassero più volte gli stessi droni. L’indagine resta aperta e comprende verifiche sulla provenienza delle tecniche, su altri canali di vendita e sul movimento dei fondi.

Contesto

Il gruppo operava almeno dal dicembre 2025 e aveva la sua base principale e l’officina di lavorazione nel Dnipropetrovs’kij. Per recluutare militari disposti a consegnare droni in cambio di denaro, utilizzava contatti personali, annunci online e un canale Telegram dedicato. Inoltre, ha creato una serie di persone giuridiche per occultare la provenienza dei droni e legittimare i propri proventi.