Corte europea dei diritti umani: udienza a Strasburgo per dieci bambini ucraini scomparsi dalla Crimea occupata
La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha tenuto il 22 settembre a Strasburgo un'udienza pubblica nel caso 6719/23, presentato dall'Unione ucraina di Helsinki per i diritti umani (UHHRU) per conto di dieci minori ucraini che nel 2014 vivevano in istituti per l'infanzia in Crimea sotto tutela dello Stato ucraino. La UHHRU sostiene che dopo l'occupazione russa i bambini abbiano ricevuto la cittadinanza russa e siano stati inseriti nei sistemi russi di adozione e tutela, e che dal 2014 non si abbiano notizie del loro luogo di ritrovamento. La Corte non ha annunciato una decisione finale: si pronuncerà in seguito sull'ammissibilità e sul merito.
Punti chiave
- La Cedu ha tenuto il 22 settembre a Strasburgo l'udienza pubblica nel caso 6719/23.
- La causa riguarda dieci minori nati tra il 2009 e il 2013, che nel 2014 vivevano in istituti per l'infanzia in Crimea sotto tutela dello Stato ucraino, di età compresa tra uno e cinque anni.
- La UHHRU sostiene che ai dieci bambini sia stata imposta la cittadinanza russa e che siano stati inseriti nei sistemi russi di adozione e tutela.
- Secondo la UHHRU, dal 2014 non si hanno informazioni sul luogo in cui si trovano i minori, nonostante le ripetute richieste delle autorità ucraine.
- L'Ucraina ha chiesto alla Cedu di indicare, ai sensi dell'articolo 46 della Convenzione, misure specifiche per la Russia: rivelare le informazioni sui bambini, garantirne il rientro in Ucraina e cooperare con le autorità ucraine e i meccanismi internazionali.
- Nel 2023 la Cedu ha respinto una misura provvisoriaRule 39 per fermare possibili adozioni, motivando che gli eventi si sono verificati dopo la cessazione della Russia come parte della Convenzione.
- Il governo russo non ha presentato osservazioni alla Corte.
- La Cedu rileva di essere l'unico tribunale internazionale attualmente impegnato nell'esame di gravi violazioni dei diritti umani da parte della Russia in Ucraina dal 2014.
Perché è importante
L'udienza è una delle prime della Cedu dedicate a singoli bambini ucraini sottratti all'assistenza istituzionale nella Crimea occupata, in un contesto in cui, secondo la UHHRU, oltre 4.000 minori sarebbero stati automaticamente dichiarati cittadini russi. Il caso mette alla prova la capacità della Corte di chiamare la Russia a rispondere, attraverso la Convenzione, di condotte successive al 2022, anno in cui Mosca ha cessato di essere parte della Convenzione europea dei diritti umani. La Cedu stessa ricorda di essere l'unico tribunale internazionale attualmente impegnato nell'esame di gravi violazioni dei diritti umani da parte della Russia in Ucraina dal 2014, il che conferisce all'esito un valore di precedente. L'Ucraina ha colto l'udienza per chiedere misure concrete ai sensi dell'articolo 46, tra cui la rivelazione delle informazioni sui minori e il loro rientro in Ucraina, riallacciandosi al tema più ampio della deportazione e del trasferimento di bambini ucraini, al centro dell'attenzione della Rappresentante speciale del Consiglio d'Europa.
Che cosa è successo
Il 22 settembre la Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha tenuto a Strasburgo un'udienza pubblica nel caso 6719/23, avviato dall'Unione ucraina di Helsinki per i diritti umani (UHHRU) per conto di dieci bambini ucraini che nel 2014 vivevano in istituti per l'infanzia in Crimea sotto tutela dello Stato ucraino e avevano tra uno e cinque anni. La UHHRU sostiene che dopo l'occupazione russa i minori abbiano ricevuto la cittadinanza russa e siano stati inseriti nei sistemi russi di adozione e tutela, e che nel 2023 i nomi di alcuni di essi siano improvvisamente scomparsi dai siti russi di adozione, fatto che l'organizzazione interpreta come un possibile segnale di adozione avvenuta. Dal 2014 non si hanno informazioni sul luogo in cui si trovano i dieci bambini, nonostante le ripetute richieste delle autorità ucraine; la UHHRU qualifica quanto accaduto come una sparizione forzata. I ricorrenti si appellano all'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) e all'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti umani. Nel 2023 la Corte ha respinto una richiesta di misura provvisoriaRule 39 per fermare possibili adozioni, ritenendo che gli eventi si siano verificati dopo la cessazione della Russia come parte della Convenzione. Nell'aprile 2025 la Cedu ha notificato al governo russo la domanda e ne ha chiesto le osservazioni: il governo russo non ha presentato alcuna osservazione. All'udienza l'Agentedel governo ucraino presso la Cedu, Margaryta Sokorenko, ha chiesto alla Corte di indicare, ai sensi dell'articolo 46 della Convenzione, misure specifiche per la Russia, tra cui la divulgazione delle informazioni sui minori, il loro rientro in Ucraina e la cooperazione con le autorità ucraine e i meccanismi internazionali. La Cedu non ha annunciato una decisione finale al termine dell'udienza: le questioni di ammissibilità e di merito saranno decise in un momento successivo.
Dove le versioni divergono
Una fonte (Suspilne Novyny) descrive in modo differente i tempi della notifica alla Russia del ricorso da parte della Cedu, collocandola nel marzo 2025 e indicando una successiva tornata di domande alle parti nel marzo 2026, mentre le altre fonti indicano concordemente la notifica nell'aprile 2025.
Contesto
La Russia ha cessato di essere parte della Convenzione europea dei diritti umani nel 2022 e, nel febbraio 2023, la Cedu ha respinto una richiesta di misura provvisoriaRule 39 nel caso, rilevando che i fatti legati alle presunte adozioni sono avvenuti dopo la sua uscita dalla Convenzione. Secondo la UHHRU, dopo l'occupazione russa della Crimea oltre 4.000 orfani e bambini privi di cure parentali sono stati dichiarati cittadini russi e inseriti nei sistemi russi di adozione e di tutela. Dopo il 2014 la Russia ha esteso alla penisola la propria legislazione, comprese le norme in materia di adozione, e l'Ucraina ha perso l'accesso alle informazioni sui minori ospiti degli istituti.