Il premier ungherese Magyar blocca i depositi di petrolio per l'Ucraina sul territorio ungherese
Il primo ministro ungherese Péter Magyar ha annunciato in parlamento il 21 settembre che il suo governo non consentirà la costruzione di depositi di prodotti petroliferi per l'Ucraina sul territorio ungherese, bloccando di fatto il memorandum siglato il giorno prima tra Naftogaz e MOL per impianti di stoccaggio vicino al confine ucraino-ungherese. Magyar ha definito inaccettabile che MOL avesse condotto i negoziati senza il consenso dell'esecutivo, mentre la compagnia li ha descritti come preliminari e ancora in fase di studio. Il ministero degli Esteri ucraino ha definito le dichiarazioni sorprendentemente conflittuali.
Punti chiave
- Il 20 settembre Naftogaz e la compagnia ungherese MOL hanno firmato un memorandum per depositi di prodotti petroliferi in Ungheria vicino al confine ucraino-ungherese.
- Il 21 settembre il premier Péter Magyar ha dichiarato in parlamento che il suo governo non permetterà la costruzione di tali impianti.
- Magyar ha aggiunto che finché il partito Tisza resterà al potere in Ungheria non verrà costruito alcun deposito petrolifero ucraino nel territorio nazionale.
- MOL ha definito il processo solo preliminare, con studi tecnici, finanziari e regolatori che potrebbero durare anni.
- Magyar ha giudicato inaccettabili i negoziati condotti da MOL senza l'assenso del governo e ha ricordato che lo Stato ungherese detiene il 25% della compagnia.
- Il capo della fazione KDNP Bence Rétvári ha sostenuto che spostare lo stoccaggio in Ungheria trasferirebbe il rischio dei bombardamenti russi oltre confine, minacciando la sicurezza nazionale ungherese.
- Magyar ha dichiarato che l'Ungheria non aderisce al formato "Carpathian Eight" e che Budapest ha declinato l'invito di Kiev per «motivi di dignità».
- Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha definito le dichiarazioni di Magyar sorprendentemente conflittuali, paragonandole alla politica di isolamento dell'era Orbán.
Perché è importante
Il veto ungherese a un'infrastruttura concreta pensata per diversificare le forniture di carburante fuori dalla portata dei bombardamenti russi è un duro colpo per la sicurezza energetica ucraina. Lo scontro rappresenta inoltre un primo banco di prova per i rapporti tra Kiev e il nuovo governo guidato da Péter Magyar e segnala che la postura dell'Ungheria verso l'Ucraina resta scettica nonostante il cambio di amministrazione a Budapest.
Che cosa è successo
Il 20 settembre, durante il Forum economico carpatico nell'ambito del vertice "Carpathian Eight" a Bukovel, la holding ucraina Naftogaz ha annunciato la firma di un memorandum con la compagnia petrolifera ungherese MOL per la costruzione di capacità di stoccaggio di prodotti petroliferi destinate all'Ucraina sul territorio ungherese, vicino al confine. Naftogaz ha motivato il progetto con la necessità di disporre di riserve fuori dalla portata dei bombardamenti russi.
Il giorno dopo, il premier Péter Magyar ha comunicato in parlamento che il suo governo non avrebbe permesso la realizzazione degli impianti, dichiarando inoltre che finché sarà al potere il partito Tisza nessun deposito petrolifero ucraino verrà costruito in Ungheria. Magyar ha sostenuto che MOL aveva avviato i colloqui con Naftogaz durante il governo di Viktor Orbán e che l'esecutivo attuale considera inaccettabile che l'azienda abbia negoziato con la controparte ucraina senza il consenso del governo. Magyar ha riferito di aver parlato con il presidente di MOL Zsolt Hernádi la sera del 20 settembre e si è aspettato che la compagnia tratti lo Stato ungherese come proprietario del 25% del capitale.
MOL ha replicato che il processo si trova solo in una fase preparatoria iniziale, della durata potenziale di anni, durante la quale verranno esaminate condizioni tecniche, finanziarie e regolatorie, e che per questo il governo non era ancora stato informato.
Il capo della fazione parlamentare KDNP Bence Rétvári ha criticato Magyar per aver appreso i piani dalla stampa ucraina anziché dal governo e ha sostenuto che spostare i depositi in Ungheria significherebbe trasferire oltre confine il rischio di attacchi russi, con una minaccia per la sicurezza nazionale ungherese, in particolare per le regioni orientali.
Sempre il 21 settembre, Magyar ha dichiarato che l'Ungheria non aderisce al formato "Carpathian Eight" e che Budapest ha declinato l'invito di Kiev per «motivi dignitosi». Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha definito le dichiarazioni sorprendentemente conflittuali e paragonato l'approccio ungherese alla politica di blocco dell'era Orbán.
Come la raccontano le fonti ucraine
I media ucraini presentano il memorandum Naftogaz–MOL come un passo commerciale ed energetico legittimo, mirato a diversificare le forniture di carburante e a creare riserve fuori dalla portata dei bombardamenti russi. Kiev ha espresso sorpresa per le dichiarazioni di Magyar, giudicate infondatamente conflittuali e simili alla politica di blocco e isolamento dell'era Orbán. Le fonti ucraine sottolineano inoltre che i motivi del rifiuto ungherese di aderire alla "Carpathian Eight" restano poco chiari, mentre l'iniziativa viene descritta come una piattaforma di cooperazione regionale reciprocamente vantaggiosa.
Come la raccontano le fonti internazionali
L'unica fonte non ucraina citata, l'agenzia azera APA, riprende in stile agenzia le dichiarazioni di Magyar e l'annuncio di Naftogaz senza aggiungere cornici editoriali indipendenti. La copertura ungherese, trasmessa attraverso le stesse dichiarazioni parlamentari di Magyar, inquadra la vicenda come una questione di sovranità e sicurezza nazionale, con particolare attenzione ai rischi per le regioni orientali del paese.
Dove le versioni divergono
Le fonti divergono sulla natura del progetto: la parte ungherese, soprattutto attraverso Magyar e Rétvári, sottolinea che spostare i depositi in Ungheria trasferirebbe il rischio dei bombardamenti russi oltre confine, configurando una minaccia per la sicurezza nazionale ungherese; le fonti ucraine descrivono invece l'impianto come una normale misura commerciale per diversificare le forniture e proteggere le riserve dagli attacchi russi sul territorio ucraino.
Un secondo fronte di disaccordo riguarda il carattere dei colloqui MOL–Naftogaz: Magyar li definisce negoziati inaccettabili condotti senza il consenso del governo, mentre MOL li presenta come studi preliminari e di ricerca che non richiedevano ancora il coinvolgimento dell'esecutivo.
Un terzo asse di divergenza vede dai funzionari ucraini definire la posizione di Magyar come infondatamente conflittuale e come una prosecuzione della politica di blocco e isolamento dell'era Orbán; Magyar presenta invece la propria posizione come difesa della sovranità e della sicurezza nazionale ungherese.
Contesto
Il memorandum Naftogaz–MOL è stato firmato il 20 settembre durante il Forum economico carpatico nell'ambito del vertice "Carpathian Eight". Naftogaz ha motivato la necessità dei depositi con l'esigenza di disporre di capacità di stoccaggio fuori dalla zona dei bombardamenti russi. MOL ha spiegato che i colloqui erano preliminari e in fase di studio, della durata potenziale di anni, e che il governo ungherese non era ancora stato informato proprio per la natura ancora embrionale del processo. Secondo Magyar, i contatti tra MOL e Naftogaz erano iniziati durante il governo di Viktor Orbán. Lo Stato ungherese detiene il 25% di MOL. Il formato "Carpathian Eight" era stato presentato il 18 settembre dal presidente Volodymyr Zelensky come iniziativa di cooperazione tra paesi della regione carpatico, che include anche l'Ungheria.