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L'Estonia vieta il transito di grano russo e bielorusso sul proprio territorio

Il 1° ottobre il governo estone ha approvato sanzioni che vietano il transito di grano russo e bielorusso attraverso l'Estonia. Lo ha annunciato su X il ministro degli Esteri Margus Tsahkna, che ha collegato la misura al blocco russo delle esportazioni di grano ucraino. Estonia, Lettonia e Lituania cooperano per impedire che i porti baltici diventino una rotta di transito per il grano russo.

Punti chiave

  • Il 1° ottobre il governo estone ha approvato sanzioni che vietano il transito di grano russo e bielorusso sul proprio territorio.
  • Il divieto è stato annunciato dal ministro degli Esteri Margus Tsahkna sul social network X.
  • La norma entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel bollettino ufficiale Riigi Teataja e copre i cereali del gruppo merceologico CN 10, tra cui grano, segala, segala, segale, orzo, avena, mais, riso, grano saraceno e miglio.
  • Tsahkna aveva avvertito già a settembre che l'Estonia non avrebbe permesso il transito di grano russo e che a partire dal 10 settembre quel transito era di fatto assente.
  • La Lettonia ha introdotto controlli frontalieri sul grano e annunciato dazi del 300% sui trasporti di grano da Russia e Bielorussia; la Lituania rafforza le ispezioni nel porto di Klaipeda.
  • Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha accolto con favore la decisione e invitato altri Paesi a seguire l'esempio estone.

Perché è importante

Il provvedimento chiude un potenziale nuovo corridoio di transito per il grano russo diretto ai mercati globali attraverso il Mar Baltico, in un momento in cui Mosca sta deviando le spedizioni dai porti del Mar Nero e del Mar d'Azov verso il Baltico a causa degli attacchi ucraini alle infrastrutture russe. Il divieto si inserisce in un'azione coordinata dei Paesi baltici – con i dazi del 300% della Lettonia e le ispezioni lituane a Klaipeda – per impedire che i loro porti diventino una rotta alternativa per le esportazioni agricole russe. Il governo ucraino ha accolto con favore la misura e chiesto ad altri Paesi di imitarla, sottolineando il legame tra il grano russo in transito e il grano ucraino presumibilmente esportato dai territori occupati sotto mentite spoglie russe.

Che cosa è successo

Il 1° ottobre il governo estone ha approvato sanzioni che vietano il transito di grano russo e bielorusso attraverso il territorio dell'Estonia. L'annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri Margus Tsahkna con un post sul social network X. La norma entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel bollettino ufficiale Riigi Teataja e riguarda i cereali del gruppo merceologico CN 10, che comprende grano tenero, segala, segala, segale, orzo, avena, mais, riso, sorgo, grano saraceno, miglio, semi di scagliola e altri cereali meno diffusi. Tsahkna ha ricordato che già a settembre aveva avvertito che il transito di grano russo attraverso l'Estonia non doveva essere programmato e che, al 10 settembre, quel transito era di fatto assente. Il divieto è motivato, nelle parole del ministro, dal fatto che la Russia attacca i porti ucraini e blocca le esportazioni di grano ucraino per poi cercare nuove rotte per il proprio. L'Estonia sta collaborando con Lettonia e Lituania per garantire che i porti baltici non diventino una via di transito per il grano russo: la Lettonia ha introdotto controlli frontalieri sul grano e dazi del 300% sui trasporti da Russia e Bielorussia, mentre la Lituania sta rafforzando le ispezioni nel porto di Klaipeda per verificare l'eventuale origine ucraina del grano. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha accolto con favore la decisione e invitato altri Paesi a seguire l'esempio estone.

Come la raccontano le fonti ucraine

La copertura ucraina presenta il provvedimento come una risposta solidale dell'Estonia al blocco russo delle esportazioni di grano ucraino e al flusso di grano presumibilmente rubato dai territori occupati, che sarebbe commercializzato all'estero come prodotto russo. Funzionari ucraini – il ministro degli Esteri Andrii Sybiha e il ministro della Politica agraria Taras Vysotsky – sono citati mentre accolgono con favore il divieto, invitano altri Paesi a imitarlo e discutono con le controparti baltiche sia di come contrastare il commercio di grano ucraino rubato, sia della possibilità di utilizzare i porti baltici per la logistica alternativa dei prodotti agricoli ucraini. Estonia, Lettonia e Lituania vengono descritte come un blocco coordinato, con i dazi del 300% lettoni e le ispezioni di Klaipeda presentati come misure parallele al divieto estone.

Contesto

La Russia ha iniziato a dirottare le esportazioni di grano dai porti del Mar Nero e del Mar d'Azov verso rotte baltiche a causa degli attacchi ucraini contro navi e infrastrutture portuali russe. Circa l'80% delle esportazioni di grano russe passava in precedenza dai porti del Mar Nero e del Mar d'Azov, che in luglio e agosto hanno subito disruptioni per via degli attacchi con droni ucraini, con oltre 100 navi danneggiate e terminali cerealicoli ad Azov e Novorossiisk distrutti, secondo Reuters. Gli analisti citati (SovEcon, Russian Grain Union) stimano che le esportazioni russe di grano in agosto e settembre siano scese al minimo di 16 anni, circa un terzo rispetto all'anno precedente, con il frumento attestato a circa 347.000 tonnellate settimanali. Nel 2024 l'Unione europea ha introdotto dazi doganali proibitivi sul grano russo e bielorusso per fermarne l'importazione nell'UE, ma tali dazi non impediscono completamente il transito verso Paesi terzi. Lettonia e Lituania hanno adottato misure parallele: la Lettonia controlli frontalieri sul grano e dazi del 300% sui trasporti da Russia e Bielorussia, la Lituania rafforza le ispezioni a Klaipeda. Il ministero ucraino della Politica agraria ha dichiarato di stare discutendo con gli Stati baltici l'uso dei porti baltici per la logistica alternativa dei prodotti agricoli ucraini e, secondo dati ucraini, nel solo 2025 gli occupanti russi avrebbero esportato oltre 2 milioni di tonnellate di grano coltivato nei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina, venduto all'estero come prodotto russo.