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Kiev rivendica il 51% della capacità di raffinazione russa fuori uso: Putin ammette una perdita di circa l'1% del PIL

Il ministero della Difesa ucraino ha dichiarato che gli attacchi di settembre delle Forze dei sistemi senza pilota ucraine contro le raffinerie russe hanno messo fuori servizio oltre il 51% della capacità di raffinazione del Paese. Il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto che le incursioni hanno fatto perdere alla Russia circa l'1% del PIL, pur sostenendo che l'obiettivo economico è stato raggiunto solo in parte.

Punti chiave

  • Il ministero della Difesa ucraino ha annunciato domenica 4 ottobre che oltre il 51% della capacità di raffinazione russa è fuori servizio.
  • Le Forze dei sistemi senza pilota (СБС) hanno colpito almeno 16 obiettivi sul territorio russo nel settembre 2025.
  • I raid hanno preso di mira raffinerie di petrolio e impianti petrolchimici a TANEKO, Mosca, Perm', Saratov, Rjazan', Jaroslavl' e Il'skij, oltre a obiettivi a Novorossijsk, Machačkala, Togliatti e Voronež.
  • Il 21 settembre la raffineria di Mosca (Gazprom Neft) ha sospeso la lavorazione del greggio dopo incendi dovuti a droni ucraini; il 25 settembre Reuters ha riferito dello stop della raffineria di Perm', settima in Russia per volume lavorato.
  • Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato giovedì al Valdai Club che le perdite ammontano a circa l'1% del PIL russo.
  • Il dato ucraino del 51% non ha potuto essere verificato in modo indipendente.
  • Il fronte del conflitto russo-ucraina si estende per circa 1.200 chilometri.

Perché è importante

Se la cifra ucraina fosse confermata, oltre la metà della capacità di raffinazione russa fuori servizio rappresenterebbe un colpo significativo a un settore chiave dell'economia del Paese. Il fatto che Mosca stessa riconosca un costo economico misurabile indica che gli attacchi stanno avendo effetti concreti, estendendo l'impatto della guerra ben oltre la linea del fronte, che si snoda per circa 1.200 chilometri.

Che cosa è successo

Il ministero della Difesa ucraino ha annunciato domenica 4 ottobre che gli attacchi delle Forze di difesa e sicurezza ucraine contro le raffinerie russe hanno messo fuori servizio oltre il 51% delle capacità di raffinazione del petrolio della Russia. Le Forze dei sistemi senza pilota (СБС) avevano riferito lunedì 5 ottobre di aver colpito almeno 16 obiettivi sul territorio russo nel settembre 2025, tra cui raffinerie di petrolio, impianti petrolchimici, porti marittimi, una base militare e obiettivi aeronautici e radar, operando nel retro russo a distanze comprese tra centinaia e oltre mille chilometri dal confine ucraino.

Tra i bersagli colpiti figurano le raffinerie TANEKO, di Mosca, Perm', Saratov, Rjazan', Jaroslavl' e Il'skij, oltre a obiettivi a Novorossijsk, Machačkala, Togliatti e Voronež. Il 21 settembre la raffineria di Mosca, di proprietà di Gazprom Neft, ha sospeso la lavorazione del greggio dopo incendi scoppiati sulle colonne principali a causa di attacchi di droni ucraini. Il 25 settembre Reuters ha riferito che la raffineria di Perm', la settima in Russia per volume di lavorazione, ha interrotto le operazioni in seguito a un attacco ucraino. Il 15 settembre era stata fermata la raffineria di Syzran', con danni all'unità principale di distillazione CDU-6; l'11 settembre era toccato alla raffineria di Saratov.

Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato giovedì 2 ottobre, in un incontro del forum Valdai Club, che gli attacchi ucraini hanno causato alla Russia una perdita di circa l'1% del PIL, ma che l'obiettivo dichiarato di danneggiare l'economia russa è stato raggiunto solo parzialmente.

Dove le versioni divergono

Kiev sostiene che oltre il 51% della capacità di raffinazione russa sia stata messa fuori uso, ma la cifra non ha potuto essere verificata in modo indipendente. Mosca, dal canto suo, riconosce un impatto economico reale ma lo quantifica in circa l'1% del PIL e lo definisce solo parzialmente rispondente all'obiettivo dichiarato degli attacchi.

Contesto

Tra i centri nominati come obiettivi dei raid figurano Mosca, Jaroslavl', Ust-Luga, Perm', Saratov e Syzran. Nei mesi precedenti del 2025, gli attacchi ucraini alle raffinerie russe avevano contribuito a una crisi dei carburanti in Russia, inducendo le autorità a imporre restrizioni alle vendite di benzina. La linea del fronte del conflitto russo-ucraina si estende per circa 1.200 chilometri.