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Elezioni presidenziali in Bulgaria: la candidata filo-russa Yotova in vantaggio

Il primo turno delle elezioni presidenziali in Bulgaria è fissato per il 25 ottobre. La favorita è Iliana Yotova, presidente ad interim ed ex vice del premier Rumen Radev, in corsa con Kiril Vilchev. Lo sfidante principale è l'ex premier filo-ucraino Andrey Gyurov, in ticket con Georgi Kandev. I sondaggi danno il tandem Yotova-Vilchev al 44-47% e Gyurov-Kandev al 24-26%.

Punti chiave

  • Primo turno delle presidenziali bulgare fissato per il 25 ottobre
  • Iliana Yotova, presidente ad interim e candidata con Kiril Vilchev, guida i sondaggi con il 44-47%
  • Andrey Gyurov, ex premier filo-ucraino candidato con Georgi Kandev, è attestato al 24-26%
  • Rumen Radev, ex presidente, è ora premier a capo di un governo monocolore dopo le elezioni di aprile
  • Secondo Alfa Research circa il 30% degli elettori potrebbe cambiare voto il giorno del voto
  • Il governo Radev ha contribuito all'esclusione di Patriarcho Kirill e Vagit Alekperov dal pacchetto di sanzioni UE

Perché è importante

La Bulgaria si avvicina al voto con una concentrazione di potere senza precedenti nelle mani di Radev, passato dalla presidenza alla guida del governo mentre i suoi alleati controllano il parlamento. Una vittoria di Yotova rafforzerebbe ulteriormente questa leadership, vista come riluttante a sanzionare figure legate alla Russia e scettica verso la coalizione dei volonterosi a sostegno di Kiev. Una vittoria di Gyurov potrebbe invece introdurre un contrappeso filo-occidentale, anche senza invertire del tutto la rotta filo-russa della politica estera bulgara. L'esito plasmerà la posizione di Sofia sulle sanzioni UE, sugli acquisti nel settore della difesa e sul sostegno all'Ucraina, in un ruolo che le fonti descrivono come progressivamente simile a quello ricoperto dall'Ungheria di Orbán.

Che cosa è successo

Il 25 ottobre si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali bulgare. Iliana Yotova, ex vice dell'ex presidente e attuale premier Rumen Radev, svolge temporaneamente le funzioni di presidente ed è candidata con Kiril Vilchev. Il principale avversario è l'ex capo di governo filo-ucraino Andrey Gyurov, in ticket con Georgi Kandev. I sondaggi recenti collocano Yotova-Vilchev al 44-47% e Gyurov-Kandev al 24-26%, con circa il 30% di elettori potenzialmente indecisi secondo Alfa Research. Lo scenario più probabile vede Yotova vincere, il che darebbe a Radev maggiore leva per consolidare il proprio potere personale, ostacolare i pacchetti sanzionatori UE e rilasciare dichiarazioni politiche che mettono in discussione la solidarietà di Sofia con UE e NATO, pur senza una piena uscita della Bulgaria dai due blocchi.

Come la raccontano le fonti ucraine

Gli articoli di UP ed EP, firmati da Serhiy Herasymchuk e Volodymyr-Nazarii Havrysh del Foreign Policy Council "Ukrainian Prism", analizzano il voto dal punto di vista ucraino. Yotova e Radev sono descritti come "filo-russi" e "quasi alleati del Cremlino", e la narrazione è centrata sui rischi per Kiev in caso di vittoria di Yotova, tra cui un indebolimento del sostegno UE e delle sanzioni. Gyurov è invece presentato esplicitamente come candidato "filo-ucraino", configurando l'elezione come una scelta tra un percorso più vicino o più lontano dagli interessi di Kyiv.

Dove le versioni divergono

Le fonti riportano due episodi contraddittori. Al vertice in formato Ucraina–Europa sud-orientale del 15 luglio, gli articoli indicano che il ministro degli Esteri bulgaro ha firmato a Kiev una dichiarazione congiunta sull'importanza della coalizione dei volonterosi, ma il premier Radev ha sostenuto pubblicamente che il ministro non avesse firmato nulla. Un episodio simile si sarebbe verificato a New York a settembre: il capo della politica estera UE Kaja Kallas ha citato la Bulgaria tra i firmatari di una dichiarazione di solidarietà con l'Ucraina contro la Russia, mentre la presidente ad interim Yotova ha dichiarato di non aver firmato nulla.

Contesto

La Bulgaria attraversa una persistente instabilità politica dal 2021, con ripetute elezioni anticipate che non hanno risolto la situazione. Nel 2026 l'allora presidente Rumen Radev si è dimesso anticipatamente e ha guidato la nuova formazione Bulgaria Progressista, che alle elezioni parlamentari di aprile ha conquistato 131 seggi su 240, scalzando GERB, DPS e PP-DB dal controllo politico e dando al Paese il primo governo stabile degli ultimi anni, basato su una maggioranza monocolore. Il governo Radev si è opposto alle sanzioni UE contro il Patriarca Kirill e l'ex capo di Lukoil Vagit Alekperov, contribuendo alla loro esclusione dal pacchetto. La costruzione degli impianti Rheinmetall per polvere da sparo e munizioni è stata ridimensionata per mancanza di fondi, e il ministero della Difesa bulgaro sta cercando di acquistare MiG-29 e pezzi di ricambio per aerei di epoca sovietica dagli alleati, sostenendo esplicitamente che la difesa dello spazio aereo bulgaro ha la precedenza sulle esigenze ucraine.