L'UE condanna le «elezioni» russe nei territori occupati ucraini e annuncia sanzioni
L'Unione Europea e numerosi governi hanno condannato lo svolgimento delle elezioni della Duma russa del 18-20 settembre anche nei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina — Crimea, Sebastopoli e parti delle oblast' di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson — annunciando sanzioni contro organizzatori e candidati e dichiarando che non riconosceranno né lo svolgimento né i risultati del voto. L'Alto rappresentante Kaja Kallas, a nome dell'UE, ha proposto sanzioni il 21 settembre, mentre Estonia, Lituania, Francia, Polonia, Germania, Svizzera, Romania e una dichiarazione congiunta di Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno espresso condanna analoga.
Punti chiave
- Le elezioni della Duma russa si sono svolte il 18-20 settembre, comprese nei territori occupati di Crimea, Sebastopoli e parti di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson.
- L'UE non riconoscerà né lo svolgimento di queste «elezioni» nei territori occupati né i loro risultati, e imporrà sanzioni a organizzatori, candidati e responsabili di aver ostacolato elezioni libere in Russia.
- L'Alto rappresentante UE Kaja Kallas ha rilasciato la dichiarazione a nome dell'UE il 21 settembre e ha definito il voto «un altro duro colpo alla democrazia russa».
- L'Estonia ha definito il voto «uno spettacolo politico» finalizzato a consolidare il potere di Vladimir Putin; la Lituania ha giudicato le elezioni «né libere né eque».
- Francia, Polonia, Germania, Svizzera e Romania hanno condannato lo svolgimento del voto; Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno rilasciato una dichiarazione congiunta.
- La Russia non ha invitato osservatori OSCE; il partito Yabloko, unica formazione registrata con piattaforma contro la guerra, è stato escluso dalla lista federale dalla Corte Suprema russa.
Perché è importante
L'UE ha formalmente assunto l'impegno a non riconoscere le elezioni della Duma sui territori occupati e ad adottare nuove sanzioni, un passo con conseguenze giuridiche e diplomatiche concrete. È la prima volta che il voto parlamentare russo si è tenuto nelle parti occupate delle oblast' di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, approfondendo il tentativo di Mosca di integrare questi territori. I governi occidentali hanno inquadrato il voto come una minaccia alla democrazia anche dentro la Russia, citando l'esclusione di Yabloko, l'assenza di osservatori OSCE e le restrizioni ai media indipendenti. Le condanne coordinate di UE, Estonia, Lituania, Francia, Polonia, Germania, Svizzera, Romania e di una dichiarazione congiunta di cinque paesi mostrano un ampio allineamento internazionale contro la mossa.
Che cosa è successo
La Russia ha organizzato le elezioni della Duma di Stato dal 18 al 20 settembre, comprese nei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina — la Repubblica autonoma di Crimea, la città di Sebastopoli e parti delle oblast' di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. Il 21 settembre l'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri, Kaja Kallas, ha rilasciato una dichiarazione a nome dell'Unione condannando lo svolgimento del voto come flagrante violazione del diritto internazionale, della Carta ONU e dell'indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina. L'UE ha annunciato sanzioni contro le persone coinvolte nell'organizzazione di queste «elezioni», contro i candidati che hanno corso nei territori occupati e contro quanti hanno minato la possibilità di elezioni libere ed eque in Russia. L'UE ha dichiarato che non riconoscerà né lo svolgimento di queste elezioni sui territori occupati né i loro risultati. La Russia non ha invitato osservatori OSCE, e il partito Yabloko, unica formazione registrata con piattaforma contro la guerra, era stato escluso dalla lista federale dalla Corte Suprema russa già in agosto. Il ministero degli Esteri ucraino ha definito il voto una farsa e i risultati giuridicamente nulli, sottolineando che lo «svolgimento delle elezioni» sotto la minaccia delle armi non cambia lo status internazionalmente riconosciuto dei territori occupati. Secondo i dati preliminari della Commissione elettorale centrale russa, con oltre il 95% dei protocolli elaborati, Russia Unita ha ottenuto circa il 57,83% dei voti sulla lista federale, il PCRF il 13,81%, l'LDPR l'8,98% e Nuova Gente il 7,96%.
Come la raccontano le fonti internazionali
Le reazioni internazionali al voto russo sono state ampiamente convergenti. L'UE, attraverso Kaja Kallas, ha condannato lo svolgimento delle elezioni nei territori occupati e ha annunciato sanzioni, definendo il voto una flagrante violazione del diritto internazionale. Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna lo ha descritto come «spettacolo politico» volto a consolidare il potere di Vladimir Putin, mentre il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys lo ha giudicato «né libero né equo». Francia, Polonia, Germania e Svizzera hanno condannato lo svolgimento del voto, e una dichiarazione congiunta di Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia lo ha definito una grave violazione della sovranità e indipendenza ucraina e della Carta ONU, chiedendo la responsabilizzazione degli organizzatori. La Romania ha criticato l'apertura di seggi in Transnistria senza il consenso di Chișinău, e la Francia ha condannato l'apertura di seggi anche nelle regioni occupate di Abkhazia e Ossezia del Sud.
Dove le versioni divergono
I dati preliminari della Commissione elettorale centrale russa sui voti alle liste federali differiscono leggermente tra due conteggi citati dalle fonti ucraine: con circa il 95,18% dei protocolli elaborati, Russia Unita risultava al 57,83%, PCRF al 13,81%, LDPR all'8,98%, Nuova Gente al 7,96% e Una Russia Giusta al 4,96% (sotto la soglia del 5%); con circa il 97,37% dei protocolli, Russia Unita saliva al 57,96%, PCRF al 13,67%, LDPR all'8,96%, Nuova Gente al 7,91% e Una Russia Giusta al 5,1% (sopra soglia). Anche la formulazione estone varia tra le fonti: Tsahkna ha definito il voto «spettacolo politico» mirato a «consolidare il potere di Putin» o, in un altro passaggio, a «consolidare ulteriormente il regime del capo del Cremlino Vladimir Putin».