L'Iran chiede alla Russia i droni Geran-5 modernizzati da usare contro Israele e Stati Uniti
Secondo il Financial Times, che cita intelligence occidentali, l'Iran ha chiesto alla Russia di fornirle i droni a reazione Geran-5, versione modernizzata e ulteriormente sviluppata degli Shahed iraniani prodotti in Russia dal 2023. Il Geran-5 raggiunge i 600 km/h, trasporta una testata da 90 kg e ha un'autonomia di 1.000 km. Fonti ucraine riferiscono che la Russia ha aumentato di otto volte l'uso di droni a reazione contro l'Ucraina e che l'intercettazione di questi velivoli è scesa al 60%.
Punti chiave
- L'Iran ha chiesto alla Russia droni Geran-5 modernizzati per un eventuale uso contro Israele e Stati Uniti, riporta il Financial Times citando fonti di intelligence occidentali.
- Il Geran-5 raggiunge i 600 km/h, trasporta una testata da 90 kg e ha un'autonomia fino a 1.000 km; ha un design che ricorda un missile da crociera.
- Le versioni più recenti montano telecamere termiche, sistemi di guida basati sull'intelligenza artificiale, antenne russe anti-guerra elettronica e modem mesh cinesi.
- Secondo l'analista Agil Rustamzade (STEM), l'uso russo di droni a reazione è passato da 180 unità nel 2025 a oltre 1.400 dall'inizio dell'anno in corso.
- L'HUR ucraino ha dichiarato che a luglio la Russia ha ridotto l'intensità degli attacchi con UAV per riconfigurare la produzione verso i modelli Geran-4 e Geran-5.
- Il portavoce dell'Aeronautica militare ucraina Yuriy Ignat ha affermato che l'Ucraina abbatte circa il 60% degli Shahed a reazione, contro il 90-95% degli altri modelli.
Perché è importante
La notizia segna un'inversione rispetto al consueto flusso di forniture di droni: l'Iran, che in origine forniva gli Shahed alla Russia, ora chiede a Mosca la versione modernizzata Geran-5 di quegli stessi velivoli. L'episodio suggerisce un possibile coordinamento russo-iraniano non solo contro l'Ucraina ma potenzialmente anche contro Israele e Stati Uniti, e mette in evidenza la rapidità con cui la produzione centralizzata russa è riuscita a iterare il progetto iraniano in appena tre anni. L'aumento di otto volte dell'impiego di droni a reazione nel 2026 e il calo al 60% del tasso di intercettazione ucraina indicano una minaccia crescente per la difesa aerea dell'Ucraina e, più in generale, per qualsiasi avversario che si trovi nel raggio d'azione di questi velivoli.
Che cosa è successo
Il Financial Times, citando funzionari occidentali della sicurezza e una persona vicina al Cremlino, ha riportato che l'Iran ha chiesto alla Russia di fornirle droni a reazione Geran-5 modernizzati da impiegare in un eventuale conflitto contro Israele e gli Stati Uniti. I Geran sono la versione russa, ulteriormente sviluppata, degli Shahed iraniani, la cui produzione in Russia è iniziata nel 2023. Rispetto al Geran-1, capace di 185 km/h con una testata da 20 kg, il Geran-5 raggiunge i 600 km/h, trasporta una testata da 90 kg e ha un'autonomia di 1.000 km, con un design che ricorda un missile da crociera. I modelli più recenti integrano telecamere termiche, sistemi di guida basati sull'intelligenza artificiale, antenne russe anti-guerra elettronica e modem mesh cinesi. Secondo fonti ucraine, la Russia sta producendo questi droni su scala rapidamente crescente — da 180 unità nel 2025 a oltre 1.400 dall'inizio del 2026 — e ha ridotto a luglio l'intensità degli attacchi con UAV per riconfigurare la produzione verso i modelli Geran-4 e Geran-5. L'Ucraina segnala un tasso di intercettazione di circa il 60% per gli Shahed a reazione, contro il 90-95% degli altri modelli.
Come la raccontano le fonti ucraine
I media ucraini — tra cui ZN.UA, hromadske e Babel — descrivono la richiesta iraniana come un «inverso lend-lease»: l'Iran, che in passato forniva alla Russia gli Shahed, ora torna a bussare a Mosca per ottenere la versione modernizzata di quegli stessi droni. L'enfasi è posta sull'evoluzione tecnica della famiglia Geran e sulle sue capacità aggiornate (telecamere termiche, guida AI, componenti russi e cinesi), viste come una minaccia diretta per l'Ucraina. Vengono citati in particolare il consigliere presidenziale Serhij "Flash" Beskrestnov, l'HUR, il Maggior Generale Vadym Skibitsky e il portavoce dell'Aeronautica Yuriy Ignat, con il dato che l'Ucraina abbatte solo il 60% degli Shahed a reazione contro il 90-95% degli altri modelli.
Come la raccontano le fonti internazionali
La cornice internazionale, basata sulla ricostruzione del Financial Times che cita intelligence occidentali, presenta la richiesta iraniana come un segnale di un possibile coordinamento russo-iraniano nell'uso dei droni non solo contro l'Ucraina ma potenzialmente anche contro Israele e Stati Uniti, evidenziando la circolarità della filiera degli armamenti tra i due paesi.
Contesto
L'Iran ha originariamente fornito alla Russia i droni d'attacco Shahed; «Geran» è la denominazione russa e l'ulteriore sviluppo di quei progetti, con produzione avviata nel 2023. Il Geran-1 di prima generazione raggiungeva 185 km/h con una testata da 20 kg; il Geran-5 arriva a 600 km/h, trasporta 90 kg di esplosivo e ha un raggio d'azione di 1.000 km, con un nuovo design che ricorda un missile da crociera. Le varianti più recenti aggiungono telecamere termiche, guida basata sull'intelligenza artificiale, antenne russe anti-guerra elettronica e modem mesh cinesi, e sono guidate da un operatore russo che aggancia il bersaglio prima che il drone attacchi automaticamente. La produzione centralizzata russa ha permesso rapidi cambiamenti di progetto basati sull'esperienza di combattimento; l'esperto Ruslan Pukhov ha osservato che la produzione è tecnologicamente più semplice di quella dei carri armati e ha saltato la lunga fase di collaudo. L'HUR ucraino riferisce che a luglio la Russia ha ridotto l'intensità degli attacchi con UAV per riconfigurare la produzione verso Geran-4 e Geran-5, e che attacchi successivi hanno visto fino al 50% di UAV a reazione. Il Maggior Generale Vadym Skibitsky ha rilevato che la dipendenza russa dai motori a turbogetto cinesi rallenta ancora la crescita su larga scala, sebbene la Russia stia sviluppando propri analoghi.