Droni ucraini colpiscono due raffinerie russe in piena notte, Zelensky rivendica l'operazione
Nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2026 droni ucraini hanno colpito la raffineria Lukoil-Permnefteorgsintez di Perm, la raffineria Novoshakhtinsk nell'oblast di Rostov, lo stabilimento microelettronico Iskra a Ul'janovsk — parte del consorzio Almaz-Antej — e l'impianto chimico Voronežsintezkaučuk. Le due raffinerie hanno sospeso le attività, il governatore di Rostov lo ha confermato, e a Perm si è sviluppato un incendio, con danni preliminari all'unità AVT-5. Lo Stato Maggiore ucraino e il presidente Zelensky hanno rivendicato l'operazione.
Punti chiave
- Due raffinerie petrolifere russe sospese: Lukoil-Permnefteorgsintez (capacità ~13 mln t/anno) e Novoshakhtinsk nell'oblast di Rostov
- Incendio alla raffineria di Perm con probabile danno all'unità AVT-5; il governatore del Perm Dmitrij Machonin conferma l'attacco
- Colpito lo stabilimento Iskra di Ul'janovsk, parte del consorzio Almaz-Antej, produttore di microelettronica anche per missili e per il complesso Pancyr-S1
- Colpito inoltre l'impianto Voronežsintezkaučuk, controllato dal gruppo Sibur; il governatore di Voronež Aleksandr Gusev parla di 88 droni intercettati nella notte
- Lo Stato Maggiore ucraino e il presidente Zelensky confermano le operazioni e citano anche due stazioni radar distrutte nell'area di Novoshakhtinsk
- Sindaci e governatori russi riportano danni a infrastrutture civili a Ul'janovsk (8 feriti secondo Russkich) e Voronež (4 o 13 feriti secondo Gusev in momenti diversi)
Perché è importante
L'episodio segna un'ulteriore escalation nella campagna ucraina contro le infrastrutture energetiche e militari-industriali russe, portandola fino in Perm — a circa 1.460 km da Mosca — e colpendo contemporaneamente più regioni molto distanti dal confine ucraino. I danni documentati a un sito del consorzio di difesa Almaz-Antej e a un fornitore di combustibile per missili Iskander rafforzano la pressione ucraina sulla catena logistica della guerra. Il fatto che due governatori russi abbiano ammesso pubblicamente i danni rende gli attacchi difficili da negare, mentre la rivendicazione ufficiale di Kyiv mostra la volontà di mantenerli come strumento negoziale mentre proseguono i colloqui con Washington.
Che cosa è successo
Nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2026, droni ucraini hanno colpito diverse regioni russe. A Perm, nel Perm Krai, è stata colpita la raffineria Lukoil-Permnefteorgsintez (PNOS), che appartiene al gruppo Lukoil e ha una capacità di circa 13 milioni di tonnellate di petrolio all'anno; sul posto è divampato un incendio e fonti preliminari indicano il danneggiamento dell'unità di lavorazione AVT-5. Il governatore del Perm Krai Dmitrij Machonin ha confermato l'attacco a un'installazione industriale e ha sostenuto l'abbattimento di 29 droni, senza riportare feriti — mentre una fonte riferisce di un uomo morto per le schegge.
Nell'oblast di Rostov, la raffineria Novoshakhtinsk — unica raffineria della regione, con capacità stimata tra 5 e 7,5 milioni di tonnellate all'anno e prevalentemente orientata all'esportazione — è stata colpita da un drone, ha sospeso le attività, e ha preso fuoco. Il governatore dell'oblast di Rostov Jurij Sljusar' ha confermato il danno e l'arresto temporaneo, sostenendo inoltre l'abbattimento di circa 50 droni. Nella zona di Novoshakhtinsk sono state colpite anche le stazioni radar 64L6 Gamma-S1 e 39N6 Kasta-2E2.
A Ul'janovsk i droni hanno colpito l'impresa scientifico-produttiva "Zavod Iskra", parte del consorzio di difesa aerea Almaz-Antej, che produce semiconduttori e microelettronica impiegati anche in missili come gli Kh-59M2/M2A e nel complesso Pancyr-S1. Il governatore dell'oblast di Ul'janovsk Aleksej Russkich ha denunciato una "massiccia" attacco di droni, danni a infrastrutture industriali e civili e otto feriti.
Nell'oblast di Voronež, secondo analisi OSINT e canali come Astra, è stato colpito l'impianto Voronežsintezkaučuk, controllato dal gruppo Sibur e produttore di gomme sintetiche e termoplastici usati anche nella produzione di combustibile solido per missili Iskander. Il governatore Aleksandr Gusev ha detto che 88 droni sono stati intercettati sopra Voronež e sei distretti, e ha riportato danni a edifici residenziali e industriali — prima quattro, poi tredici feriti. Un magazzino Ozon è stato anch'esso segnalato tra gli obiettivi.
Lo Stato Maggiore delle Forze armate ucraine ha confermato ufficialmente i colpi alle due raffinerie, allo stabilimento Iskra, all'impianto di gomme sintetiche di Efremov (oblast di Tula) e a Voronežsintezkaučuk, definendoli operazioni ai sensi dell'articolo 51 della Carta ONU come diritto di autodifesa. Il presidente Volodymyr Zelensky ha confermato pubblicamente le operazioni in un messaggio in cui ha detto che le Forze ucraine hanno colpite le due raffinerie in Russia.
Come la raccontano le fonti ucraine
Le fonti ucraine — Ukrajins'ka pravda, NV, LIGA.net, hromadske, Suspil'ne, Ukrinform, Novynarnea, Forbes Ukraine, LB.ua, Radio Svoboda, Interfax-Ukraina, Babel e ZN.UA — inquadrano gli attacchi come una campagna deliberata contro obiettivi energetici e militari-industriali russi, che sta progressivamente erodendo la capacità di raffinazione e di produzione di armi della Russia. Lo Stato Maggiore e Zelensky vengono presentati come fonti primarie che rivendicano con chiarezza l'operazione, con l'azienda di difesa Fire Point che attribuisce a droni ucraini di tipo FP-1 il colpo sull'impianto Voronežsintezkaučuk. Zelensky ha anche sottolineato la disponibilità ucraina a una de-escalation, a condizione di reciprocità russa, incluso un possibile cessate il fuoco parziale che escluda attacchi a infrastrutture energetiche e alimentari: una cornice negoziale nella quale le notizie sui danni alle raffinerie fungono da leva.
Come la raccontano le fonti internazionali
L'unica fonte internazionale citata, l'agenzia azera APA, riferisce in modo essenzialmente fattuale l'attacco alla raffineria di Perm e la sua sospensione operativa, senza allargare il quadro al contesto negoziale o al più ampio pattern di chiusure di raffinerie. Il confronto mostra pertanto come il racconto internazionale resti più stretto rispetto a quello ucraino, che integra dichiarazioni ufficiali, rivendicazioni e paralleli con la controproposta diplomatica di Mosca e Washington.
Dove le versioni divergono
La capacità della raffineria Novoshakhtinsk è riportata con stime diverse: circa 5 milioni di tonnellate annue (≈100.000 barili/giorno) secondo alcune fonti ucraine, 5,6 milioni secondo altre, fino a 7,5 milioni in stime precedenti. Sul bilancio delle vittime a Voronež il governatore Gusev ha prima parlato di quattro feriti e poi aggiornato a tredici, includendo un bambino di sei anni. Sul bersaglio a Ul'janovsk, Astra ed Exilenova+ indicano lo stabilimento Iskra, mentre Supernova+ indica un centro logistico Ozon. Le cifre sui droni abbattuti fornite dai governatori russi (88 a Voronež, ~50 a Rostov, 29 nel Perm) non sono verificabili indipendentemente.
Contesto
Le due raffinerie colpite — Lukoil-Permnefteorgsintez e Novoshakhtinsk — erano già state prese di mira a fine agosto 2026, quando la prima aveva probabilmente subito danni all'unità di distillazione atmosferico-vacuum e la seconda aveva sospeso le attività. Dall'inizio del 2026, secondo i dati forniti, le Forze di difesa ucraine hanno effettuato oltre 70 attacchi a raffinerie russe, mettendone fuori servizio diverse decine; ad agosto sei grandi raffinerie si sono fermate per riparazioni. Tra le chiusure recenti figurano la raffineria di Mosca (Gazprom Neft) il 20 settembre, Jaroslavnefteorgsintez il 17 settembre, le raffinerie Syzran e Saratov l'11 e il 15 settembre, e la raffineria di Rjazan' il 6 settembre. EA Analytics e IEA stimano che la lavorazione russa sia scesa ai minimi da oltre vent'anni, con riduzione di circa un terzo a circa 4 milioni di barili/giorno, e che sia già scattato un divieto di esportazione di carburante. Il 20 settembre, secondo fonti di Axios, il presidente Donald Trump ha chiesto a Zelensky di fermare gli attacchi alle raffinerie nel corso di una telefonata avvenuta poche ore dopo un attacco ucraino alla raffineria di Mosca — quadro negoziale che prosegue fino a New York e all'Assemblea ONU.