Trump revoca sanzioni su energia russa, prezzi del petrolio in calo. Zelensky: «accordo con l'Ucraina per il diesel»
Il 19 ottobre i prezzi del petrolio sono scesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha revocato sanzioni e dazi contro la Russia. Trump ha firmato un ordine esecutivo che annulla le sanzioni rafforzate previste dal Graham Act e ha annunciato una tregua energetica tra Ucraina e Russia limitata agli attacchi contro le raffinerie. Il segretario all'Energia Chris Wright sostiene che la mossa accresce la pressione sul Cremlino; il presidente Volodymyr Zelensky e altri critici temono che incentivi il finanziamento della guerra russa.
Punti chiave
- Il 19 ottobre il Brent è sceso di 1,98 dollari (-1,80%) a 107,88 dollari al barile, il WTI di 1,16 dollari (-1,14%) a 100,25.
- Il 16 ottobre Trump ha firmato un ordine che revoca le sanzioni rafforzate contro la Russia previste dal disegno di legge co-firmato da Lindsey Graham.
- Trump ha annunciato una tregua energetica tra Ucraina e Russia «da questo momento», limitata agli attacchi contro le raffinerie di petrolio di entrambi i paesi.
- Sette senatori Usa, repubblicani e democratici, hanno dichiarato che l'autorizzazione all'importazione di diesel russo viola la legge americana e chiesto al presidente di fare marcia indietro.
- Zelensky ha stimato il volume in 300.000–500.000 tonnellate al mese contro 120 milioni di consumo mondiale mensile, proponendo un accordo sul diesel ucraino in cambio di garanzie per il sistema energetico ucraino.
- Il segretario all'Energia Chris Wright sostiene che la decisione incentiva Mosca a ridurre le ostilità per evitare attacchi ucraini alle proprie infrastrutture energetiche.
- L'amministrazione Trump ha minacciato di bloccare il procurement di armi per l'Ucraina e la condivisione di intelligence se gli attacchi alle strutture energetiche russe profonde non cesseranno.
Perché è importante
La revoca delle sanzioni in arrivo previste dal Graham Act e l'allentamento delle restrizioni sul diesel russo segnano un cambio di rotta significativo della politica americana verso Mosca in tempo di guerra. I mercati petroliferi hanno reagito subito con un calo di Brent e WTI. La tregua energetica limitata alle raffinerie apre un nuovo, ristretto binario di de-escalation sovrapposto al conflitto ancora in corso, ma l'amministrazione ha legato la mossa a minacce di bloccare armi e intelligence per Kyiv. Lo stesso provvedimento è letto dai suoi sostenitori come leva aggiuntiva sul Cremlino e dai suoi critici come sostegno indiretto al finanziamento della guerra russa.
Che cosa è successo
Il 19 ottobre i prezzi del petrolio sono scesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha revocato sanzioni e dazi contro la Russia. Il Brent è sceso di 1,98 dollari (-1,80%) a 107,88 dollari al barile alle 04:27 GMT, mentre il WTI ha perso 1,16 dollari (-1,14%) attestandosi a 100,25 dollari. Il 16 ottobre Trump aveva firmato un ordine che annullava le sanzioni rafforzate contro Mosca previste dal disegno di legge co-firmato dal senatore Lindsey Graham — il Graham Act — che lui stesso aveva promulgato il mese precedente sotto pressione del Congresso per aumentare la pressione sulla Russia. Trump ha poi annunciato una tregua energetica «da questo momento» tra Ucraina e Russia, limitata al cessare degli attacchi contro le raffinerie di petrolio di entrambi i paesi. Sette senatori americani, repubblicani e democratici, hanno contestato la decisione sostenendo che l'importazione di diesel russo viola la legge Usa. Volodymyr Zelensky ha accolto la tregua ma ha denunciato la prosecuzione degli attacchi russi sull'infrastruttura ucraina, criticato l'allentamento delle sanzioni come un segno di debolezza e proposto in alternativa un accordo sul diesel ucraino. Il segretario all'Energia Chris Wright ha difeso la mossa come strumento per spingere Mosca a ridurre le ostilità. L'amministrazione ha minacciato di bloccare il procurement di armi per l'Ucraina e la condivisione di intelligence con gli alleati europei se gli attacchi alle strutture energetiche russe non saranno interrotti.
Dove le versioni divergono
Le fonti divergono sugli effetti dell'allentamento delle sanzioni. Il segretario all'Energia Chris Wright lo presenta come leva per spingere Mosca a ridurre le ostilità e a proteggere le proprie infrastrutture energetiche; il presidente Zelensky e altri critici sostengono che foraggia la macchina bellica russa. Una seconda divergenza riguarda la lettura della reazione del mercato: l'analista Priyanka Sachdeva (Phillip Nova) interpreta la mossa come un disperato tentativo di contenere i prezzi in vista delle elezioni midterm americane, mentre Wright la inquadra come strumento di pressione politica su Mosca.
Contesto
Nel 2022 il Congresso americano vietò le importazioni di risorse energetiche russe per evitare che fondi Usa finanziassero la guerra di Mosca contro l'Ucraina. Trump aveva promulgato il Graham Act il mese precedente sotto pressione dei legislatori che chiedevano maggiore pressione sulla Russia. Nella settimana precedente il Brent aveva chiuso ai massimi dal 19 maggio. Gli analisti avevano attribuito i rialzi precedenti agli attacchi iraniani su impianti petroliferi nei Paesi del Golfo e agli attacchi contro petroliere nello stretto di Hormuz. L'Ucraina dispone di una sola raffineria, non a piena capacità e più volte colpita dalla Russia, mentre la Russia ha un'ampia rete di raffinerie.