Marcia a Berlino per gli abitanti di Oleshky occupata: Mosca riconosce la crisi ma incolpa Kiev
Il movimento civico ucraino Vitsche Berlin ha organizzato il 28 settembre una marcia nel centro di Berlino per chiedere accesso umanitario e vie di evacuazione sicure per i civili di Oleshky, città occupata dai russi nell'oblast' di Kherson. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ammesso una "situazione critica" nella città, ma ha scaricato la responsabilità su Kiev. Il Centro ucraino per la lotta alla disinformazione accusa la Russia di ostruire gli aiuti e di spostare la colpa della catastrofe umanitaria sull'Ucraina.
Punti chiave
- La marcia, con lo slogan "Stop all'occupazione russa di Oleshky", è stata organizzata dal movimento civico ucraino Vitsche Berlin il 28 settembre a Berlino.
- I partecipanti si sono radunati davanti al Rotes Rathaus e hanno marciato passando davanti al ministero degli Esteri tedesco fino all'ambasciata russa.
- Gli attivisti chiedono al governo tedesco e alla comunità internazionale di aumentare la pressione sulla Russia e di garantire l'accesso ai residenti sotto occupazione.
- Secondo gli organizzatori, a Oleshky e nei dintorni restano oltre 6.000 persone, tra cui circa 200 bambini.
- Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha riconosciuto una "situazione critica" a Oleshky, accusando però il "regime di Kiev" di ostacolare le forniture.
- Il Centro ucraino per la lotta alla disinformazione presso il Consiglio di sicurezza e difesa nazionale definisce questo un tipico schema propagandistico del Cremlino per distogliere dalle responsabilità russe.
- Un rapporto della Missione di monitoraggio dei diritti umani dell'ONU in Ucraina ricorda che, secondo il diritto internazionale, lo Stato occupante è obbligato a garantire cibo e medicinali alla popolazione e a facilitare gli aiuti umanitari.
Perché è importante
La manifestazione ha portato l'attenzione di una capitale europea sulle condizioni umanitarie degli abitanti di Oleshky occupata e sulle richieste di evacuazione e accesso umanitario. È arrivata in un momento raro: il Cremlino ha ammesso una "situazione critica" pur cercando di scaricare la responsabilità su Kiev, dando vita a un'esplicita contesa narrativa con le istituzioni ucraine, che citano il diritto internazionale per attribuire la responsabilità alla Russia.
Che cosa è successo
Il 28 settembre il movimento civico ucraino Vitsche Berlin ha organizzato a Berlino una marcia di solidarietà con gli abitanti di Oleshky, città dell'oblast' di Kherson sotto occupazione russa. I partecipatori si sono riuniti davanti al Rotes Rathaus, sede del municipio di Berlino, e hanno percorso il centro città passando davanti al ministero degli Esteri tedesco fino all'ambasciata della Russia, con striscioni che chiedevano di salvare i residenti, fornire aiuti umanitari e aprire vie di evacuazione sicure. Gli organizzatori stimano che a Oleshky e nei centri vicini restino oltre 6.000 persone, di cui circa 200 bambini, alle prese con la mancanza di cibo, acqua potabile, medicinali e altri beni essenziali. Nello stesso periodo, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ammesso una "situazione critica" nella città occupata, sostenendo però che il "regime di Kiev fa di tutto per ostacolare le forniture". Il Centro ucraino per la lotta alla disinformazione presso il Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ha accusato la Russia di cercare di trasferire la responsabilità della catastrofe umanitaria sull'Ucraina e di ostacolare la consegna degli aiuti e l'evacuazione dei civili. Un rapporto della Missione di monitoraggio dei diritti umani dell'ONU in Ucraina sottolinea che, secondo il diritto internazionale, lo Stato occupante è obbligato a garantire cibo e medicinali alla popolazione e a facilitare l'assistenza umanitaria.
Come la raccontano le fonti ucraine
Le tre fonti fornite sono tutte ucraine e ucrainofone. Inquadrano la marcia di Berlino come un appello umanitario per salvare gli abitanti di Oleshky, aprire corridoi di evacuazione e aumentare la pressione internazionale sulla Russia. Sottolineano l'ostruzione russa delle consegne umanitarie e delle evacuazioni, interpretano il tentativo di Peskov di riversare la colpa su Kiev come una tipica tattica di propaganda del Cremlino (attraverso il Centro per la lotta alla disinformazione) e citano lo standard della Missione ONU sui diritti umani per attribuire la responsabilità alla Russia come potenza occupante.
Dove le versioni divergono
L'unico disaccordo registrato riguarda l'attribuzione di responsabilità per la crisi umanitaria a Oleshky. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha riconosciuto l'esistenza di una "situazione critica", ma ha accusato il "regime di Kiev" di ostacolare le forniture. Il Centro ucraino per la lotta alla disinformazione presso il Consiglio di sicurezza e difanza nazionale respinge questa lettura: accusa la Russia di voler scaricare la responsabilità della catastrofe umanitaria nell'oblast' di Kherson sull'Ucraina e di ostacolare direttamente le consegne di aiuti e le evacuazioni.
Contesto
Oleshky è una città dell'oblast' di Kherson sotto occupazione russa. Un rapporto della Missione di monitoraggio dei diritti umani dell'ONU in Ucraina ricorda che, in base al diritto internazionale umanitario, lo Stato occupante è obbligato a fornire alla popolazione cibo e medicinali e a facilitare l'assistenza umanitaria. Gli attivisti hanno diffuso cifre fornite dagli organizzatori della marcia: oltre 6.000 residenti, tra cui circa 200 bambini, vivrebbero ancora a Oleshky e nei centri circostanti sotto occupazione.