Oleshky, appello delle Chiese ucraine a Papa Leone XIV per fermare la catastrofe umanitaria nell'oblast' di Kherson
Il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose ha lanciato un appello a Papa Leone XIV, al Consiglio mondiale delle Chiese, all'Alleanza evangelica mondiale, alle Nazioni Unite e al Comitato internazionale della Croce Rossa per una missione umanitaria e l'evacuazione dei residenti di Oleshky, città occupata dalla Russia nella regione di Kherson. Secondo il Consiglio, gli ultimi rifornimenti alimentari sono arrivati alla fine di maggio 2026 e i civili sono privi di cibo, acqua potabile e medicinali, mentre le forze russe impediscono loro di lasciare la città, situata vicino al fronte. Il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha annunciato che la questione sarà sollevata durante la Settimana di alto livello dell'Assemblea generale dell'ONU a New York.
Punti chiave
- Il Consiglio panucraino delle Chiese ha lanciato un appello a Papa Leone XIV, al CICR, all'ONU e ad altre organizzazioni religiose e per i diritti umani.
- Gli ultimi rifornimenti alimentari a Oleshky risalgono alla fine di maggio 2026, secondo il Consiglio delle Chiese e la Missione di monitoraggio ONU.
- La città è vicina alla linea del fronte: i civili restano senza elettricità, gas, acqua potabile e medicinali, e i russi impediscono loro di andarsene.
- Il ministro degli Esteri Andrij Sybiha porterà la questione all'Assemblea generale ONU e ne discuterà con la presidente del CICR Mirjana Spoljarić Egger.
- L'ICRC ha confermato la propria disponibilità a partecipare all'evacuazione, ma la Russia non ha confermato la propria, secondo l'ombudsman Dmytro Lubinets.
- Il 1° settembre quattro veicoli di volontari che tentavano di consegnare aiuti sono stati colpiti, secondo quanto riferito da Sybiha.
- Le stime sulla popolazione civile rimasta divergono: oltre 6.000 persone (di cui circa 200 bambini) per il Consiglio delle Chiese, circa 2.000 (di cui circa 50 bambini) per Sybiha.
Perché è importante
Migliaia di civili, tra cui bambini, rischiano la morte per fame in una città occupata che si trova a circa quattro chilometri dal territorio controllato dall'Ucraina ma è resa irraggiungibile dal controllo russo. L'appello diretto al Papa e alle principali organizzazioni umanitarie internazionali porta la crisi sul piano diplomatico globale, e l'annuncio ucraino di portare la questione all'Assemblea generale ONU la trasforma in un caso diplomatico di alto livello. L'episodio mostra i limiti concreti dei meccanismi di accesso umanitario nei territori occupati: il CICR sarebbe pronto a evacuare i civili, ma secondo le autorità ucraine la Russia non acconsente.
Che cosa è successo
Il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose ha diffuso un appello in cui definisce la situazione a Oleshky, città occupata dai russi nella regione di Kherson, una catastrofe umanitaria. Ha chiesto a Papa Leone XIV, al Consiglio mondiale delle Chiese, all'Alleanza evangelica mondiale, ad altre organizzazioni religiose e per i diritti umani di utilizzare ogni mezzo per evitare morti per fame, e ha esortato gli Stati membri dell'ONU e il Comitato internazionale della Croce Rossa a facilitare una missione umanitaria e l'evacuazione dei residenti verso il territorio controllato dall'Ucraina. Secondo il Consiglio, gli ultimi rifornimenti alimentari sono arrivati alla fine di maggio 2026, la popolazione è priva di cibo, acqua potabile e medicinali, le infrastrutture critiche sono distrutte e mancano elettricità e gas. Il ministro degli Esteri Andrij Sybiha ha dichiarato che la Russia sta deliberatamente creando una catastrofe umanitaria bloccando gli aiuti e ostacolando l'evacuazione, e ha annunciato che la questione sarà sollevata durante la Settimana di alto livello dell'Assemblea generale dell'ONU a New York, anche in un colloquio con la presidente del CICR Mirjana Spoljarić Egger. L'ombudsman Dmytro Lubinets ha riferito che Mosca non ha confermato da tempo la propria disponibilità a un'evacuazione umanitaria, mentre la Missione di monitoraggio dell'ONU per i diritti umani in Ucraina ha documentato che al 24 giugno non era arrivato alcun rifornimento alimentare dal 26 maggio. Secondo il viceministro dell'amministrazione militare regionale di Kherson, Oleksandr Tolokonnikov, la città è sotto blocco da oltre nove mesi e i residenti sopravvivono scambiando le proprie patate con farina e pasta, che riducono in farina per cuocere focacce su stufe a legna.
Come la raccontano le fonti ucraine
Le fonti ucraine descrivono la situazione come una catastrofe umanitaria deliberatamente provocata dalla Russia attraverso il blocco di cibo, medicinali ed evacuazioni. L'accento è posto sull'appello delle organizzazioni religiose ucraine al Papa e agli organismi internazionali, e sulla spinta diplomatica di Kiev per portare il caso all'Assemblea generale dell'ONU. I funzionari sottolineano gli attacchi russi contro i civili, inclusi quelli con droni FPV, e l'episodio del 1° settembre in cui quattro veicoli di volontari che tentavano di consegnare aiuti sarebbero stati colpiti. Le testimonianze di amministratori locali aggiungono dettagli quotidiani sulla sopravvivenza: residenti che macinano la pasta per farne farina, cuociono su stufe a legna, bevono acqua di pozzo, e l'unico negozio ancora aperto ha chiuso.
Come la raccontano le fonti internazionali
I media internazionali, in particolare il quotidiano tedesco Bild e Deutsche Welle, inquadrano la vicenda come un'emergenza umanitaria documentabile dall'esterno, citando i dati della Missione di monitoraggio dell'ONU sul blocco alimentare e le testimonianze di volontari come Iryna-Ester Vrataryova dell'organizzazione Humanity. La copertura privilegia l'assurdità geografica di una città che si trova a circa quattro chilometri da Kherson, sul lato ucraino, ma è isolata da posti di blocco russi. Bild riporta che ai residenti che tentano di uscire viene detto di «tornare indietro e morire là». Le rivendicazioni russe, secondo cui sarebbe l'esercito ucraino a impedire gli aiuti, sono menzionate dal Centro nazionale di resistenza ucraino come narrativa di propaganda concorrente, non avallata dai media internazionali.
Dove le versioni divergono
Le stime sulla popolazione civile rimasta a Oleshky divergono nettamente: il Consiglio panucraino delle Chiese parla di oltre 6.000 persone, di cui circa 200 bambini; il ministro degli Esteri Sybiha cita circa 2.000 persone, di cui circa 50 bambini. Le fonti differiscono anche sulla durata del blocco: il Consiglio delle Chiese, la Missione ONU e Bild indicano la fine di maggio 2026 come data degli ultimi rifornimenti, mentre Oleksandr Tolokonnikov, viceministro dell'amministrazione militare di Kherson, parla di un blocco che dura da oltre nove mesi. Sulle responsabilità, le autorità ucraine attribuiscono il blocco e l'ostruzione degli aiuti alle forze russe; il Centro nazionale di resistenza ucraino riferisce che la Russia ribalta la narrazione accusando le Forze armate ucraine di impedire le consegne.
Contesto
Oleshky si trova sulla riva sinistra del Dnipro, nell'oblast' di Kherson, ed è stata occupata dalla Russia nei primi giorni dell'invasione su larga scala, nel febbraio 2022. Nel giugno 2023 la città fu colpita da un'alluvione su larga scala in seguito alla distruzione della diga della centrale idroelettrica di Kakhovka, attribuita alle forze russe. Prima della guerra la città contava circa 24.000 abitanti; le stime attuali su quanti siano rimasti variano in modo significativo a seconda delle fonti.