La Russia proroga il divieto di esportazione di gasolio fino a fine ottobre
Il governo russo ha prorogato fino al 31 ottobre 2026 il divieto di esportazione di gasolio per i produttori, nel quadro di una crisi carburante interna aggravata dagli attacchi con droni ucraini alle raffinerie russe. Restano in vigore anche il divieto generale sull'export di carburanti fino al 31 gennaio 2027 e, dal 28 settembre, una decreto di Putin che classifica le informazioni sul complesso petrolifero ed energetico.
Punti chiave
- Il divieto di esportazione di gasolio per i produttori è prorogato fino al 31 ottobre 2026.
- Un divieto generale sull'export di carburanti resta in vigore fino al 31 gennaio 2027.
- Il divieto temporaneo sul gasolio fu introdotto alla fine di settembre 2025 e inizialmente riguardava solo i trader non produttori e le raffinerie con produzione fino a 1 milione di tonnellate l'anno.
- La Russia è normalmente il secondo esportatore mondiale di gasolio dopo gli Stati Uniti.
- A giugno 2026 la lavorazione di petrolio in Russia è scesa di circa il 30% su base annua, ai minimi dal 2004, e la produzione di benzina di circa un quinto.
- Lo Stato Maggiore ucraino sostiene che gli attacchi delle Forze di difesa ucraine hanno messo fuori uso oltre il 45% della capacità di raffinazione progettata della Russia.
- Il 28 settembre Putin ha firmato un decreto che classifica i dati su lavorazione, vendite e rotte di trasporto di benzina e gasolio.
- Il 20 settembre Trump ha chiesto a Zelensky, in una telefonata, di fermare gli attacchi alle raffinerie russe.
- Mosca ha iniziato a importare benzina da India, Turchia, Kazakhstan e Marocco.
Perché è importante
La Russia è normalmente il secondo esportatore mondiale di gasolio, e la proroga segnala una perdurante tensione nell'offerta globale di gasolio, in un momento in cui Mosca è costretta anche a importare benzina da India, Turchia, Kazakhstan e Marocco. Le stime ucraine — confermate da Zelensky — parlano di oltre il 45% della capacità di raffinazione russa fuori uso, e la crisi è arrivata al punto da spingere Putin a classificare i dati sul settore energetico. Il tema si intreccia inoltre con la pressione diplomatica americana: il 20 settembre Trump ha chiesto a Zelensky di fermare gli attacchi alle raffinerie russe.
Che cosa è successo
Il governo russo ha prorogato il divieto di esportazione di gasolio per i produttori fino al 31 ottobre 2026, nel contesto di una crisi interna di carburante aggravata dagli attacchi ucraini alle raffinerie. Il divieto, introdotto per la prima volta alla fine di settembre 2025 e inizialmente applicato solo ai trader non produttori e alle raffinerie sotto 1 milione di tonnellate annue, è stato poi esteso a tutti i produttori. Restano in vigore il divieto generale sull'export di carburanti, fino al 31 gennaio 2027, e alcune eccezioni per forniture previste da accordi internazionali e aiuti umanitari. Parallelamente, il 28 settembre Putin ha firmato un decreto che classifica le informazioni su volumi di lavorazione, vendite e rotte di benzina e gasolio, giustificandolo come risposta alle "azioni ostili" di Stati Uniti e altri paesi.
Come la raccontano le fonti ucraine
Le fonti ucraine collegano tutte la proroga del divieto a una carenza interna di carburante in Russia, aggravata dagli attacchi con droni ucraini alle raffinerie. Evidenziano la cifra dello Stato Maggiore ucraino — oltre il 45% della capacità di raffinazione russa fuori uso — confermata dallo stesso presidente Zelensky, e sottolineano le importazioni russe di benzina da India, Turchia, Kazakhstan e Marocco come prova della profondità della crisi. Mettono inoltre in rilievo la telefonata del 20 settembre tra Trump e Zelensky, in cui il presidente americano ha chiesto di fermare gli attacchi alle raffinerie russe.
Dove le versioni divergono
Le fonti non concordano su quando la Russia abbia esteso il divieto di esportazione di gasolio a tutti i produttori: una versione indica l'inizio di luglio 2026, un'altra l'inizio del 2026.
Contesto
La Russia ha introdotto per la prima volta il divieto temporaneo sull'export di gasolio alla fine di settembre 2025, inizialmente per i trader non produttori e per le raffinerie con produzione fino a 1 milione di tonnellate l'anno. Il divieto è stato poi esteso a tutti i produttori, mentre un divieto separato sull'export di benzina resta in vigore fino al 31 gennaio 2027. A giugno 2026 la lavorazione di petrolio è scesa di circa il 30% rispetto allo stesso mese del 2025, ai minimi dal 2004, e la produzione di benzina di circa un quinto. Il 28 settembre Putin ha firmato un decreto che classifica le informazioni sul complesso petrolifero ed energetico, motivandolo con la necessità di rispondere alle "azioni ostili" di Stati Uniti e altri Stati.