Attacco di droni al terminal petrolifero «Jug Rusi» a Rostov sul Don, incendio e danni a un ponte ferroviario e a due navi nel porto di Azov
Nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2026 droni hanno colpito il terminal petrolifero «Jug Rusi» (ex stabilimento di prodotti petroliferi di Novoshakhtinsk) nel quartiere Zaliznyčnyj di Rostov sul Don, provocando un grande incendio. Il governatore dell'oblast' di Rostov, Jurij Sljusar', ha confermato l'attacco e la presenza di una vasta zona in fiamme. Colpiti anche un ponte ferroviario sulla tratta Rostov-Batajsk — con temporanea sospensione del traffico in entrambe le direzioni — e due imbarcazioni nel porto di Azov, dove le autorità russe non segnalano vittime a bordo.
Punti chiave
- Attacco di droni nella notte tra il 9 e il 10 ottobre al terminal petrolifero «Jug Rusi» / NZNP nel quartiere Zaliznyčnyj di Rostov sul Don, con grande incendio.
- Il governatore dell'oblast' di Rostov, Jurij Sljusar', ha confermato l'attacco e il rogo; inizialmente ha dichiarato l'assenza di vittime.
- Colpiti anche un ponte ferroviario sulla tratta Rostov-Batajk — traffico treni sospeso in entrambe le direzioni, poi ripreso — e due imbarcazioni nel porto di Azov.
- Il terminal è usato per il trasbordo di prodotti petroliferi destinati all'esportazione, per le forniture di carburante all'esercito russo e per generare entrate in valuta; capacità progettuale indicata intorno a 2,5 milioni di tonnellate l'anno.
- Lo stesso terminal era già stato colpito il 9 luglio, quando lo Stato Maggiore delle Forze armate ucraine aveva confermato un attacco riuscito con droni.
- L'attacco è avvenuto a poche ore dall'annuncio del presidente USA Donald Trump di un'intesa con Vladimir Putin sulle forniture di gasolio russo ai mercati mondiali e americano.
- Il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj ha criticato l'accordo come «debolezza» degli USA e «regalo» a Putin, sostenendo che i proventi delle esportazioni di carburante possono finanziare la guerra.
Perché è importante
Il terminal colpito è un nodo di trasbordo di prodotti petroliferi destinati all'esportazione e al rifornimento dell'esercito russo, oltre che una fonte di entrate in valuta per Mosca. L'attacco, combinato al danneggiamento di un ponte ferroviario e di due navi nel porto di Azov, colpisce simultaneamente la logistica energetica, ferroviaria e marittima della regione di Rostov. L'operazione arriva a poche ore dalla notizia di un'intesa USA-Russia sul gasolio russo e si inserisce in una serie di azioni ucraine contro i siti energetici russi, annunciate come proseguite da Kiev nonostante i nuovi sviluppi diplomatici.
Che cosa è successo
Nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2026 droni hanno colpito il terminal petrolifero «Jug Rusi» (ramo «Rostovskij» del NZNP, stabilimento di prodotti petroliferi di Novoshakhtinsk) nel quartiere Zaliznyčnyj di Rostov sul Don, scatenando un vasto incendio confermato dai dati termici del satellite NASA FIRMS. Il governatore dell'oblast' di Rostov, Jurij Sljusar', ha confermato su Telegram l'attacco di droni sulla regione e la presenza di una zona in fiamme, spiegando che sul posto stanno operando i servizi di emergenza e che, secondo le sue prime informazioni, non ci sarebbero vittime. L'identificazione del terminal come obiettivo si basa sull'analisi OSINT del progetto ASTRA, sul canale di monitoraggio Exilenova+ e sui dati satellitari NASA FIRMS, poiché le autorità russe non hanno ufficialmente confermato che il rogo fosse proprio nel terminal.
Lo stesso attacco ha danneggiato un ponte ferroviario della linea Rostov-Batajsk, dove il traffico dei treni è stato temporaneamente sospeso in entrambe le direzioni e poi ripreso, e ha coinvolto anche il porto di Azov, dove due imbarcazioni sono state danneggiate senza, secondo le autorità russe, vittime a bordo. I residenti di Rostov sul Don hanno riferito di aver udito una serie di esplosioni prima dell'incendio. Il governatore ha fornito dati contrastanti sul numero di droni abbattuti dalla difesa aerea regionale — prima «oltre 50» e poi «oltre 100» dal giorno precedente — mentre il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin ha riferito di 25 droni abbattuti diretti verso la capitale e il ministero della Difesa russo di 560 droni intercettati dalla sera del 9 ottobre. Le Forze armate ucraine non hanno commentato pubblicamente l'operazione su Rostov, ma l'attribuzione si basa su precedenti rivendicazioni dello Stato Maggiore ucraino relative a strike precedenti sullo stesso terminale.
Come la raccontano le fonti ucraine
La copertura in lingua ucraina — quasi interamente prodotta da media e agenzie ucraine — è imperniata sugli attacchi ucraini con droni contro le infrastrutture energetiche russe. Gli articoli sottolineano il valore strategico del terminal «Jug Rusi» (esportazioni, carburante all'esercito russo, entrate in valuta) e collegano il raid al contesto più ampio dell'intesa USA-Russia sul gasolio russo e all'allentamento delle sanzioni, riportando le dichiarazioni del presidente Volodymyr Zelens'kyj — che ha definito l'accordo una «debolezza» degli Stati Uniti e un «regalo» a Putin — e le parole di un alto funzionario ucraino al Financial Times secondo cui l'Ucraina intende continuare gli attacchi a lungo raggio contro l'energia russa. L'identificazione del terminal come obiettivo passa per le analisi OSINT di ASTRA ed Exilenova+ e per i dati termici NASA FIRMS, dato che le autorità russe non lo hanno confermato direttamente. Il quadro è completato dai precedenti strike ucraini al medesimo terminale a luglio e all'impianto ottico-meccanico di Azov a settembre.
Come la raccontano le fonti internazionali
L'unica fonte non ucraina del campione è un dispaccio dell'agenzia azera APA in inglese, che presenta l'operazione in modo più assertivo come «Ukraine strikes» contro il terminal petrolifero, il ponte ferroviario e le due navi nel porto di Azov, evidenziando il carattere multi-obiettivo del raid. Il dispaccio colloca il raid subito dopo l'annuncio di Trump sull'intesa con Putin per il gasolio russo e la licenza generale del Dipartimento del Tesoro USA sulle importazioni di gasolio di origine russa fino al 7 aprile 2027, riportando anche l'intenzione di Trump di spingere Putin a porre fine alla guerra. Trattandosi di un singolo dispaccio, il taglio resta breve e centrato sui danni verificabili e sugli sviluppi politici confermati, più che sull'interpretazione strategica del terminal che domina la copertura ucraina.
Dove le versioni divergono
Le fonti divergono in più punti. Sul numero di droni abbattuti, il governatore Sljusar' ha fornito cifre incoerenti («oltre 50» e poi «oltre 100»), il sindaco di Mosca Sobjanin ne ha menzionati 25 diretti alla capitale e il ministero della Difesa russo 560 totali dalla sera del 9 ottobre. Sulla capacità del terminal, la maggior parte delle fonti indica circa 2,5 milioni di tonnellate l'anno, ma alcune riportano 3,5 milioni. Sull'oggetto colpito, le autorità russe hanno confermato l'attacco e un incendio a Rostov sul Don senza attribuirlo esplicitamente al terminal: l'identificazione del «Jug Rusi»/NZNP come obiettivo si basa sulle analisi OSINT di ASTRA ed Exilenova+ e sui dati termici del satellite NASA FIRMS. Sulle conseguenze civili, una prima versione del governatore indicava nessuna vittima, mentre altre successive parlano di sei feriti o di un ferito per gli impatti su edifici residenziali, con evacuazioni di residenti. Sull'attribuzione, le fonti ucraine non riportano una rivendicazione ufficiale delle Forze armate ucraine per l'attacco del 10 ottobre: la sua attribuzione a Kiev è desunta dalle precedenti rivendicazioni dello Stato Maggiore ucraino sullo stesso terminal.
Contesto
Il terminal colpito, identificato dalle analisi OSINT come «Jug Rusi» (ramo «Rostovskij» del NZNP, stabilimento di prodotti petroliferi di Novoshakhtinsk), si trova nel quartiere Zaliznyčnyj di Rostov sul Don, ha una capacità progettuale indicata intorno a 2,5 milioni di tonnellate l'anno e dispone di attracchi di circa 300 metri per navi miste fiume-mare da 3.000-5.000 tonnellate di portata lorda. Il terminal era già stato colpito il 9 luglio, quando lo Stato Maggiore e le Forze di difesa ucraine avevano confermato un precedente attacco riuscito con droni nella zona di Batajsk. Il 26 settembre lo Stato Maggiore ucraino aveva inoltre annunciato un altro raid, questa volta contro lo stabilimento ottico-meccanico di Azov, sempre nell'oblast' di Rostov, con incendio nella fonderia e danni a cinque edifici produttivi. Pochi giorni prima dell'evento, il 9 ottobre, il presidente USA Donald Trump ha annunciato un'intesa con Vladimir Putin per oltre 300.000 tonnellate di gasolio russo destinato ai mercati mondiale e americano, con ulteriori volumi a novembre e in seguito, e il Dipartimento del Tesoro USA ha emesso una licenza generale che permette, fino al 7 aprile 2027, operazioni di vendita, fornitura, scarico e importazione di gasolio di origine russa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj ha criticato pubblicamente l'accordo e un alto funzionario ucraino ha dichiarato al Financial Times che l'Ucraina non intende interrompere gli attacchi a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche russe.