Berlino: indagine sui locatari del «Russian House» per possibili violazioni delle sanzioni UE
La procura di Berlino ha aperto un'inchiesta contro persone non identificate e locatari del «Russian House» per sospette violazioni della legge tedesca sul commercio estero. Il procedimento arriva dopo la decisione del governo tedesco di chiudere il centro culturale e di denunciare l'accordo bilaterale del 2011, ma alcuni esercizi all'interno dell'edificio restano aperti. Il «Russian House» fa capo a Rossotrudnichestvo, soggetto sotto sanzioni UE dal 2022.
Punti chiave
- La procura di Berlino indaga su persone non identificate e locatari del «Russian House» per presunte violazioni della legge sul commercio estero (Außenwirtschaftsgesetz).
- Il governo tedesco ha deciso la chiusura del centro e la denuncia dell'accordo bilaterale del 2011 sulla cooperazione culturale.
- Nonostante la chiusura, restano aperti il bookshop MnogoKnig al primo piano, una mensa e un centro visti nella hall.
- Il «Russian House» è parte di Rossotrudnichestvo, sotto sanzioni UE dal 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina.
- Per il ministero delle Finanze tedesco, qualsiasi pagamento di cui Rossotrudnichestvo benefici è una violazione delle sanzioni.
- L'edificio resta di proprietà russa in base a un'intesa separata del 2013 che prevede una concessione novantanovennale.
Perché è importante
L'indagine mette alla prova la capacità della Germania di far rispettare le sanzioni UE contro un'entità culturale legata allo Stato russo sul proprio suolo. Il fatto che alcuni esercizi all'interno dell'edificio restino operativi nonostante la decisione di chiusura solleva dubbi sull'efficacia concreta del provvedimento. Il caso si inserisce nella risposta tedesca alle presunte operazioni di sabotaggio russo sul territorio nazionale.
Che cosa è successo
La procura di Berlino ha avviato un'indagine contro persone non identificate e contro i locatari del «Russian House» per sospette violazioni della legge sul commercio estero. Il procedimento segue la scelta del governo tedesco di chiudere il centro culturale e di terminare l'accordo bilaterale del 2011 che ne costituiva la base giuridica. All'interno dell'edificio, però, il bookshop MnogoKnig al primo piano, una mensa e un centro visti nella hall continuano a operare, e non è chiaro chi li gestisca e chi ne tragga beneficio. Il «Russian House» fa capo a Rossotrudnichestvo, sotto sanzioni UE dal 2022; il ministero delle Finanze tedesco ha chiarito che qualsiasi pagamento di cui l'agenzia benefici integra una violazione delle sanzioni. L'edificio resta formalmente proprietà della Federazione Russa in virtù di un'intesa separata del 2013 che prevede una concessione novantanovennale.
Come la raccontano le fonti ucraine
Le fonti ucraine (Ukrinform e Ukrainska Pravda) leggono la vicenda attraverso la lente dell'applicazione delle sanzioni, sottolineando che Rossotrudnichestvo è nell'elenco UE dal 2022 e che il ministero delle Finanze tedesco considera ogni pagamento a favore dell'agenzia come una violazione. Le stesse fonti collegano l'inchiesta alla più ampia risposta tedesca al presunto sabotaggio russo all'aeroporto di Lipsia/Halle e alle altre misure diplomatiche contro le istituzioni russe in Germania.
Dove le versioni divergono
Le fonti divergono su chi abbia pubblicamente attribuito la responsabilità del sabotaggio all'aeroporto di Lipsia/Halle alla Russia. Ukrinform indica il ministro degli Esteri Johann Wadephul, che il 1° settembre ha preannunciato misure in risposta a un atto di sabotaggio attribuito dai politici e dai servizi tedeschi alla Russia; Ukrainska Pravda attribuisce la pubblica accusa di «attacco ibrido» alla precedente ministra degli Esteri Annalena Baerbock, sempre in data 1° settembre.
Contesto
Il «Russian House» di Berlino è parte di Rossotrudnichestvo, l'agenzia statale russa per la cooperazione culturale, sotto sanzioni UE dal 2022 in seguito all'invasione russa dell'Ucraina. Il 1° settembre il governo tedesco ha annunciato una serie di misure in risposta al sabotaggio dell'aeroporto di Lipsia/Halle, dove un drone con un ordigno esplosivo fu rinvenuto vicino a un aereo da trasporto ucraino An-124 e poi disinnescato dalla polizia federale. Tra le misure figurano la chiusura del consolato generale russo a Bonn entro il 18 settembre e la denuncia dell'accordo bilaterale del 2011 sulla cooperazione culturale. Un'inchiesta di The Telegraph e Welt am Sonntag ha indicato come probabile organizzatore un cittadino russo ritenuto vicino al GRU.