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Trump accusa gli attacchi ucraini alle raffinerie russe per l'aumento dei prezzi della benzina negli USA

Il 5 ottobre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato un post su Truth Social in cui attribuisce gli attacchi ucraini alle raffinerie petrolifere russe l'aumento dei prezzi della benzina negli USA. Nello stesso messaggio ha sostenuto che il rialzo non è più legato allo Stretto di Hormuz, perché sul mercato arriverebbero ogni giorno volumi record di petrolio, e ha inoltre incolpato il Partito Democratico per la chiusura di raffinerie americane negli "Stati blu", citando la California.

Punti chiave

  • Il 5 ottobre Donald Trump ha scritto su Truth Social che gli attacchi ucraini alle raffinerie russe stanno facendo salire i prezzi della benzina negli USA.
  • Nel post Trump afferma che lo Stretto di Hormuz non è più la causa del rialzo, perché volumi record di petrolio arrivano ogni giorno sul mercato.
  • Trump ha incolpato il Partito Democratico per la chiusura di raffinerie negli "Stati blu", citando la California come esempio.
  • Reuters segnala che Trump è sotto pressione per i rincari energetici legati alla guerra con l'Iran, dopo il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz.
  • Il segretario al Tesoro Scott Bessent e il segretario all'Energia Chris Wright hanno collegato pubblicamente gli attacchi ucraini a una crisi energetica e all'aumento record del prezzo del diesel.
  • Dal 22 settembre droni ucraini hanno colpito almeno cinque raffinerie in Russia.
  • Le versioni di Trump e Zelensky restano in contraddizione: Trump dice di aver chiesto a Kyiv di fermare o rallentare gli attacchi e di aver ottenuto un'assenso; Zelensky afferma che non è stata avanzata alcuna richiesta in tal senso.

Perché è importante

L'attribuzione pubblica da parte di Trump dei rincari della benzina agli attacchi ucraini alle raffinerie russe intensifica la pressione politica americana su Kyiv proprio nel momento in cui le sue versioni e quelle del presidente ucraino Zelensky divergono sull'eventuale richiesta Usa di fermare o rallentare questi attacchi. La presa di posizione di funzionari dell'amministrazione, come il segretario al Tesoro Bessent e il segretario all'Energia Wright, che collegano le incursioni ucraine a una crisi energetica e al rialzo record del diesel, rafforza questo fronte di pressione e può influenzare l'orientamento futuro dell'aiuto americano a Kyiv.

Che cosa è successo

Il 5 ottobre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un post in cui sostiene che gli attacchi ucraini alle raffinerie petrolifere russe sono la causa dell'aumento dei prezzi della benzina negli USA. Nello stesso messaggio Trump ha affermato che il rialzo non è più legato allo Stretto di Hormuz, perché sul mercato arriverebbero ogni giorno volumi record di petrolio, e ha spostato l'attenzione sulla parola "raffinerie", indicando quelle russe come obiettivo degli attacchi ucraini. Trump ha inoltre incolpato il Partito Democratico per la chiusura di raffinerie americane negli "Stati blu", citando la California come esempio. Il post si inserisce in una serie di prese di posizione precedenti: il 13 settembre Trump aveva chiesto pubblicamente a Zelensky di fermare gli attacchi al diesel russo; a fine settembre ha detto di aver chiesto a Zelensky di rallentare gli attacchi alle raffinerie e che Zelensky avrebbe risposto "probabilmente lo faremo"; il 22 settembre Zelensky ha però smentito che sia stata avanzata una richiesta di interrompere unilateralmente gli attacchi. Secondo Reuters, Trump è sotto pressione politica per i rincari energetici legati alla guerra con l'Iran, dopo che Teheran ha bloccato l'accesso allo Stretto di Hormuz. Lo stesso Reuters segnala che gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe hanno contribuito ai rincari, soprattutto sul diesel; dal 22 settembre droni ucraini hanno colpito almeno cinque raffinerie in Russia.

Dove le versioni divergono

Le fonti ucraine riportano una netta contraddizione tra la versione di Trump e quella di Zelensky sulla richiesta di fermare o ridurre gli attacchi alle raffinerie russe. Trump sostiene di aver chiesto a Zelensky di rallentare gli attacchi e che Zelensky avrebbe accolto la richiesta, rispondendo con un "probabilmente lo faremo". Zelensky, sia dopo i colloqui a porte chiuse del 22 settembre sia dopo l'incontro di New York, ha invece affermato che non è stata avanzata alcuna richiesta di interrompere unilateralmente gli attacchi alle raffinerie e a infrastrutture analoghe, e che il presidente americano non gli ha chiesto di fermarli.

Contesto

In condizioni normali circa un quinto degli approvvigionamenti petroliferi mondiali transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Il 13 settembre Trump aveva chiesto pubblicamente a Zelensky di fermare gli attacchi al diesel russo, sostenendo che provocassero una carenza. A fine settembre Trump ha dichiarato di aver chiesto a Zelensky di rallentare gli attacchi alle raffinerie russe e che Zelensky avesse acconsentito; il 22 settembre Zelensky ha però smentito che una simile richiesta fosse stata avanzata nei colloqui a porte chiuse. Dopo una conversazione telefonica del 20 settembre le parti avevano concordato di incontrarsi a margine dell'Assemblea generale dell'ONU a New York; al termine di quell'incontro Zelensky ha detto che Trump non gli aveva chiesto di fermare gli attacchi. Dal 22 settembre droni ucraini hanno colpito almeno cinque raffinerie in Russia. Mosca ha prorogato fino a fine ottobre il divieto di esportazione di diesel per i produttori e ha limitato le esportazioni di benzina e cherosene per stabilizzare il mercato interno dopo gli attacchi. L'amministrazione Trump sta valutando diverse opzioni per abbassare i prezzi, tra cui restrizioni o divieto alle esportazioni di diesel e una richiesta all'UE di attingere alle riserve strategiche di diesel; Trump ha detto di prendere in considerazione un divieto Usa sulle esportazioni di diesel.