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Il Cremlino rifiuta la tregua di 60 giorni per le elezioni in Ucraina: Lavrov, "nessuna pausa" per Zelensky

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha respinto la proposta ucraina di un cessate il fuoco completo di 60 giorni per consentire lo svolgimento di elezioni presidenziali, affermando che Vladimir Putin sarebbe pronto a ordinare di non colpire l'Ucraina solo nel giorno del voto. Il 12 ottobre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che la Russia non concederà una pausa sul campo di battaglia e che Zelensky "non l'ha meritata". Lo scambio segue le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump del 10 ottobre, che aveva chiesto un cambio di leadership a Kyiv, e l'annuncio dello stesso Trump dell'11 ottobre di un cosiddetto "cessate il fuoco energetico", messo in dubbio da Mosca.

Punti chiave

  • Il portavoce del Cremlino Peskov ha affermato che la Russia non garantirà una tregua di 60 giorni per le elezioni in Ucraina.
  • Peskov: Putin sarebbe pronto a ordinare di non colpire l'Ucraina solo nel giorno del voto, non per un periodo più lungo.
  • Il 12 ottobre Lavrov ha dichiarato che la Russia non concederà una pausa sul campo di battaglia e che Zelensky non l'ha meritata.
  • L'11 ottobre Zelensky ha detto che se Putin accetta una tregua piena di 60 giorni l'Ucraina terrà le elezioni.
  • Zelensky ha ricordato che le elezioni in tempo di guerra sono vietate dalla legge marziale e richiedono infrastrutture di sicurezza.
  • Il 10 ottobre Trump ha accusato Zelensky di poter finire la guerra ma di non farlo, chiedendo l'elezione di un nuovo presidente ucraino.
  • L'11 ottobre Trump ha annunciato un "cessate il fuoco energetico", che Lavrov e Peskov hanno messo in dubbio.

Perché è importante

Il rifiuto opposto da Mosca alla tregua di 60 giorni risponde direttamente all'offerta condizionata di Zelensky di tenere elezioni se i combattimenti si fermano. L'affermazione di Peskov che gli attacchi verrebbero sospesi solo nel giorno del voto evidenzia il divario tra la posizione russa e le precondizioni ucraine. La dichiarazione di Lavrov, secondo cui Zelensky non ha meritato una pausa e la Russia non si farà più ingannare dalle promesse, inquadra lo scambio come un irrigidimento della linea del Cremlino, sullo sfondo della richiesta di Trump del 10 ottobre di un cambio di leadership a Kyiv e del suo annuncio dell'11 ottobre di un "cessate il fuoco energetico" che i funzionari russi hanno respinto o messo in dubbio.

Che cosa è successo

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha respinto la proposta di un cessate il fuoco di 60 giorni per consentire lo svolgimento di elezioni in Ucraina, affermando che il presidente russo Vladimir Putin sarebbe pronto a ordinare di non colpire l'Ucraina solo nel giorno stesso del voto, non per un periodo più lungo. Peskov ha sostenuto che i 60 giorni servirebbero a Kyiv non per votare ma per "rigroupare le forze, curare le ferite e continuare la guerra". Il 12 ottobre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato ai giornalisti, come riportato dall'agenzia russa Interfax, che la Russia non concederà all'Ucraina una pausa sul campo di battaglia e che Zelensky "non l'ha meritata", aggiungendo che Mosca non si lascerà ingannare di nuovo da assicurazioni e promesse. Lavrov ha indicato che il Cremlino non intende aderire al cessate il fuoco energetico proposto da Trump e che la Russia continuerà a perseguire gli obiettivi della cosiddetta "operazione militare speciale". Lo scambio si inserisce nel contesto delle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump del 10 ottobre, che aveva accusato Zelensky di poter porre fine alla guerra ma di non farlo, chiedendo l'elezione di un nuovo presidente ucraino, e dell'annuncio dello stesso Trump dell'11 ottobre di un cosiddetto "cessate il fuoco energetico", la cui effettiva entrata in vigore è contestata dalle fonti russe.

Come la raccontano le fonti ucraine

Le fonti ucraine pongono al centro l'offerta di Zelensky di tenere le elezioni se verrà concordato un cessate il fuoco pieno di 60 giorni, inquadrando la disputa nei vincoli costituzionali e di sicurezza derivanti dalla legge marziale. I media ucraini citano la risposta del ministro degli Esteri Andriy Sybiha, secondo cui il popolo ucraino sostiene Zelensky e ha il diritto di scegliere il proprio leader, e riportano le parole del presidente della commissione per la politica estera della Verkhovna Rada, Oleksandr Merezhko, che attribuisce l'idea delle elezioni a Vladimir Putin anziché a Trump e la considera finalizzata a indebolire l'Ucraina. La copertura sottolinea inoltre come sfondo le parole del capo della diplomazia russa e l'aumento dei raid russi contro obiettivi energetici e residenziali ucraini.

Dove le versioni divergono

Le fonti divergono sull'effettiva accettazione russa del cessate il fuoco energetico proposto da Trump: Lavrov e Peskov lo hanno respinto o messo in dubbio, mentre Trump ha dichiarato che entrambe le parti vi hanno acconsentito a partire dall'11 ottobre. Le fonti differiscono inoltre sulla disponibilità dichiarata di Mosca a fermare i colpi: Peskov ha affermato che Putin ordinerebbe di non colpire l'Ucraina solo nel giorno delle elezioni, Zelensky ha subordinato lo svolgimento del voto a un cessate il fuoco pieno di 60 giorni, e Lavrov ha dichiarato che all'Ucraina non verrà concessa alcuna pausa sul campo di battaglia.

Contesto

La legge marziale, dichiarata il 24 febbraio 2022, vieta lo svolgimento di elezioni in Ucraina: nell'aprile 2026 Zelensky avrebbe sette anni di mandato a fronte di un massimo di cinque anni previsto dalla Costituzione. Russia e funzionari russi sostengono che Zelensky sia illegittimo perché nel 2024 non si sono svolte elezioni presidenziali in Ucraina. Kyiv sottolinea che la sicurezza, inclusa la protezione dai bombardamenti russi quasi quotidiani, è la condizione chiave per qualsiasi voto. La dichiarazione di Trump del 10 ottobre è seguita a una telefonata con Putin, al termine della quale Trump ha anche annunciato un accordo sulle forniture di milioni di tonnellate di diesel russo ai mercati statunitense e mondiale.