Ex funzionaria ucraina condannata a 9 anni per corruzione nei servizi di migrazione
Il Tribunale superiore anticorruzione dell'Ucraina ha condannato Dina Pimakhova, ex prima vicecapo del Servizio statale per l'immigrazione, a 9 anni di reclusione. La corte ha riconosciuto la sua colpevolezza per aver richiesto e ricevuto un vantaggio illecito di particolare entità. Il giudizio è stato pronunciato il 2 novembre.
Punti chiave
- Dina Pimakhova è stata condannata a 9 anni di reclusione
- La condanna riguarda l'articolo 368, parte 4, del Codice penale ucraino
- La corte ha ordinato la confisca di tutti i beni di Pimakhova
- Il tribunale ha anche comminato il divieto di ricoprire determinate cariche pubbliche, salvo quelle elettive
- Nel 2017 Pimakhova avrebbe ricevuto 1.800 dollari per una permanenza temporanea per un cittadino vietnamita
- Nell'agosto 2017 avrebbe chiesto 30.000 dollari per organizzare la cittadinanza ucraina di un cittadino iraniano
- La sentenza diventerà esecutiva tra 30 giorni se non viene impugnata in appello
Perché è importante
La condanna riguarda presunti casi di corruzione nei servizi ucraini per migranti, cittadini stranieri, permessi di residenza e passaporti. Le pene comminate, tra cui nove anni di reclusione, la confisca dell'intero patrimonio e il divieto di ricoprire cariche pubbliche, sono significative per un'ex alta funzionaria dello Stato. Il procedimento, nato da un'operazione undercover del 2017, è proseguito per circa nove anni prima della sentenza.
Che cosa è successo
Il 2 novembre il Tribunale superiore anticorruzione dell'Ucraina ha dichiarato colpevole Dina Pimakhova di aver chiesto e ricevuto un vantaggio illecito di particolare entità, ai sensi della parte 4 dell'articolo 368 del Codice penale ucraino. È stata condannata a 9 anni di reclusione, con confisca di tutti i beni che le appartengono, divieto di ricoprire determinate cariche pubbliche, крім di quelle elettive, і stallo di 152.874 grivne di spese processuali relative all bringing di periti. La corte ha emesso la decisione con un'opinione separata.
Secondo l'accusa, nel 2017 Pimakhova avrebbe ricevuto 1.800 dollari per organizzare il rilascio di un permesso di residenza temporanea a un cittadino vietnamita, basato su un'occupazione fittizia. Nell'agosto dello stesso anno avrebbe inoltre chiesto 30.000 dollari per facilitare al cittadino iraniano l'ottenimento della cittadinanza ucraina a titolo di origine territoriale e il rilascio di un passaporto ucraino e di un passaporto per l'estero. Per l'operazione prevista si sarebbero dovuti utilizzare documenti falsi, un test del DNA con persone sostitutive e una falsa decisione giudiziaria sull'accertamento dei legami di parentela.
Il verdetto entrerà in vigore 30 giorni dopo la sua proclamazione, se non verrà impugnato in appello.
Come la raccontano le fonti ucraine
La copertura ucraina ha messo in evidenza la sentenza, i nove anni di reclusione, la confisca dei beni e il divieto di ricoprire cariche pubbliche. Ha inoltre ricostruito in dettaglio le transazioni contestate, l'operazione undercover del NACP del 2017 e i circa nove anni di indagini, mantenendo aperta la questione della durata della sanzione accessoria.
Dove le versioni divergono
Le fonti ucraine divergono sulla durata del divieto di ricoprire determinate cariche pubbliche: alcune indicano due anni, altre tre. La sintesi indica inoltre che il tribunale ha emesso la decisione con un'opinione separata.
Contesto
Pimakhova era prima vicecapo del Servizio statale per l'immigrazione ucraino e ha lasciato l'agenzia su propria richiesta nel marzo 2018. L'indagine è stata avviata dopo accuse secondo cui avrebbe ricevuto 1.800 dollari per un permesso di residenza для un cittadino vietnamita e avrebbe chiesto 30.000 dollari per agevolare il ottenimento della cittadinanza ucraina e dei passaporti per un cittadino iraniano. Secondo il NACP, l'operazione undercover era iniziata nell'aprile 2017 per smascherare un gruppo criminale organizzato che coinvolgeva funzionari attuali ed ex funzionari del servizio migrazione. Pimakhova ha negato di aver sollecitato un pagamento all'agente del NACP e ha segnalato una supposta provocazione alle autorità.