Kyiv: 60 giorni di carcere per il driver dell’ambulanza accusato di aver divulgato la posizione di un’unità della Garda Nazionale
Il 5 novembre un tribunale distrettuale di Kiev ha disposto 60 giorni di custodia senza cauzione per Viktory Yena, accusato di aver trasportato Valentyna Moloda presso un punto di dislocazione temporanea della Garda Nazionale e di aver divulgato informazioni sulla sua posizione. Yena nega di essere un partecipante e sostiene di essere stato soltanto un testimone. Il provvedimento resterà in vigore fino al 3 gennaio 2027.
Punti chiave
- Il 5 novembre 2026 il tribunale di Solomianskyi ha disposto 60 giorni di custodia senza cauzione per Viktory Yena
- La custodia di Yena è valida fino al 3 gennaio 2027
- La decisione può essere impugnata entro cinque giorni dinanzi al Tribunale d’appello di Kiev
- Il 2 dicembre Yena arrivò con Moloda nel quartiere di Petropavlivska Borshchahivka presentandosi come autista dell’ambulanza
- Yena afferma di essere stato soltanto un testimone e di non conoscere la natura militare dell’edificio
- Gli investigatori sostengono che Yena abbia filmato il sito e raccolto informazioni sulla sua disposizione
- Yena è accusato anche di aver ostacolato l’attività legale delle forze armate ucraine
Perché è importante
La decisione collega il ruolo di Yena al processo per gli scontri e per розкриття location militari: secondo gli investigatori, avrebbe trasportato Moloda al punto di dislocazione della Garda Nazionale, filmato il sito e contribuito alla circolazione di informazioni non verificate. Il caso riguarda quindi le conseguenze penali della divulgazione di un’ubicazione militare e del ruolo svolto nel successivo scontro, che ha provocato danni alla struttura, lesioni e diverse indagini ufficiali.
Che cosa è successo
Il 2 dicembre 2026, dopo la diffusione di messaggi online non verificati sull’utenza e il tortura di persone nel seminterrato di un edificio privato a Petropavlivska Borshchahivka, si sono verificati scontri nei pressi della struttura. Secondo la polizia regionale di Kiev e la Garda Nazionale, non vi erano ostaggi né persone uccise. L’edificio, situato in via Sonniachna, era un punto di dislocazione temporanea di un reparto della Garda Nazionale attraverso il quale i mobilitati venivano diretti ai centri di addestramento. Vi si trovavano quattro militari che avevano lasciato le proprie unità senza autorizzazione; furono ricondotti ai reparti e ricoverati nel centro medico della Garda Nazionale. Moloda e Yena arrivarono sul luogo a bordo di un’ambulanza: la prima si presentò come medico, mentre il secondo come autista. Secondo il procedimento, Moloda filmò l’edificio, affermò che i militari vi erano trattenuti e chiamò le persone a raggiungere il luogo. La folla danneggiò recinzione, cancelli e finestre, danneggiò un bus della Garda Nazionale, кидала pietre, fumò bombe a fumo e petardi e tentò di ribaltare il bus. La polizia intervenne con gas lacrimogeno; quattro militari furono ospedalizzati. La Garda Nazionale avviò un’indagine interna, mentre DBR, Servizio di sicurezza ucraino e Ufficio dell’ombudsman militare si occuparono delle circostanze. Il 3 novembre a Moloda fu annunciato un sospetto di ostacolo all’attività legale delle forze armate, divulgazione di informazioni sulla posizione dei militari e organizzazione di disordini di massa. Il 4 novembre il tribunale di Solomianskyi dispose due mesi di custodia senza cauzione per Moloda e per Tetyana Kiriieva. Il 5 novembre la stessa corte disposto 60 giorni di custodia senza cauzione per Yena, trasferito nel centro di detenzione investigativa di Kyiv. Fu inoltre aperta una vicenda penale a suo carico per abbandono di servizio e frode.
Come la raccontano le fonti ucraine
La copertura ucraina si concentra sulla decisione del tribunale, sui presunti ruoli degli imputati e sulle accuse relative all’ostacolo all’attività militare e alla divulgazione delle posizioni delle truppe. I resoconti forniscono ampi dettagli sugli scontri, sui danni alla struttura e al veicolo della Garda Nazionale, sul ricovero di quattro militari e sulle indagini. Il racconto contrappone le dichiarazioni degli imputati, che sostiene di voler prestare assistenza medica, alle accuse degli investigatori, che li descrivono come autori di una visita in ambulanza organizzata e di una diffusione di informazioni non verificate.
Dove le versioni divergono
Yena sostiene di essere stato soltanto un testimone, di non conoscere la posizione dell’edificio e di non sapere che si trattasse di un oggetto militare. Investigatori e procura lo presentano invece come un partecipante che ha filmato il sito, ne ha rilevato la posizione e raccolto informazioni sulla sua struttura. La difesa ha inoltre chiesto una misura cautelare più lieve, sottolineando lo status di Yena di combattente, la sua invalidità di terzo grado e il fatto che è l’unico figlio della madre a suo carico.
Contesto
Il 2 dicembre la folla si radunò a Petropavlivska Borshchahivka dopo la comparsa online di affermazioni non verificate sul sequestro di circa 40 persone, su torture e sulla morte di una persona. La Garda Nazionale e la polizia respinsero queste accuse. Il 1º corpo della Garda Nazionale «Azov» confermò che l’edificio era il punto di dislocazione temporanea della parte militare 3121. Secondo il 1º corpo, all’interno si trovavano mobilitati in attesa di essere diretti ai centri di addestramento e militari rimpatriati dopo aver lasciato le unità senza autorizzazione.