L'Ungheria continua a bloccare i negoziati di adesione dell'Ucraina all'UE
Il primo ministro ungherese Péter Magyar ha ribadito che Budapest sosterrà l'adesione dell'Ucraina all'UE solo a condizione che siano rispettati i diritti della minoranza ungherese e che si segua la procedura standard, senza percorsi accelerati. La vicepremier ucraino Vsevolod Chentsov ha risposto che l'Ucraina ha già soddisfatto tutte le condizioni per aprire il secondo e il terzo cluster negoziale e che le questioni sollevate dall'Ungheria rientrano nel primo cluster, già aperto.
Punti chiave
- L'Ungheria sta bloccando i negoziati di adesione dell'Ucraina all'UE.
- L'Ucraina ha soddisfatto tutte le condizioni necessarie per aprire il secondo e il terzo cluster negoziale.
- Le questioni sollevate dall'Ungheria su istruzione e diritti delle minoranze riguardano il primo cluster, già aperto il 15 giugno in Lussemburgo.
- Il 14 luglio l'UE ha aperto con l'Ucraina il sesto cluster negoziale, sulle relazioni esterne.
- Il 17 e il 22 luglio l'Ungheria ha rifiutato di approvare i risultati dello screening per il secondo e il terzo cluster; il 17 luglio la posizione di Budapest non ha raccolto la maggioranza degli Stati membri e nessuna decisione è stata adottata.
- Péter Magyar ha criticato l'idea di un'adesione accelerata, affermando che l'Ucraina «non è pronta» perché è in guerra.
- Il 3 settembre la Verkhovna Rada ha adottato all'unanimità, con 261 voti favorevoli, una dichiarazione che riconosce e condanna i crimini dell'amministrazione militare sovietica in Transcarpazia tra il 1944 e il 1946.
Perché è importante
La posizione dell'Ungheria condiziona direttamente la velocità con cui l'Ucraina può avanzare nei cluster negoziali per l'adesione all'UE. Il nodo dei diritti della minoranza ungherese in Ucraina diventa una condizione centrale per l'ulteriore progresso, mentre il dibattito si sposta anche sulla questione se l'Ucraina debba seguire la procedura standard basata sul merito oppure essere considerata per un percorso accelerato, data la sua condizione di paese in guerra.
Che cosa è successo
Il 3 settembre il primo ministro ungherese Péter Magyar, parlando con i giornalisti, ha ribadito che Budapest sosterrà l'adesione dell'Ucraina all'UE soltanto se verrà seguita la procedura standard e se saranno rispettati i requisiti necessari, legando la propria posizione alla tutela dei diritti della minoranza ungherese in Ucraina. Magyar ha criticato l'ipotesi di un'adesione accelerata per Kyiv, sostenendo che l'Ucraina, essendo in guerra, «non è pronta» a entrare nell'UE.
In risposta, il vicepremier ucraino Vsevolod Chentsov ha dichiarato che l'Ucraina ha già soddisfatto tutte le condizioni per aprire il secondo e il terzo cluster negoziale e che il disegno di legge nel settore dell'istruzione, elaborato per rispondere alle preoccupazioni ungheresi sulle minoranze nazionali, è stato valutato positivamente dalla Commissione europea, dal Consiglio d'Europa e da altri organismi. Secondo Chentsov, le questioni sollevate dall'Ungheria riguardano esclusivamente il primo cluster, già aperto, e non la prontezza ad aprire i cluster 2 e 3.
Lo stesso 3 settembre la Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, ha adottato all'unanimità con 261 voti favorevoli una dichiarazione che riconosce e condanna i crimini dell'amministrazione militare sovietica in Transcarpazia tra il 1944 e il 1946. Il parlamento ungherese ha accolto con favore la dichiarazione, ma ha rinnovato l'invito all'Ucraina ad attuare integralmente e rapidamente l'accordo sui diritti delle minoranze.
Il processo negoziale di adesione all'UE si articola in sei cluster che coprono oltre trenta capitoli. Il primo cluster, "Fundamentals", era stato aperto ufficialmente con Ucraina e Moldavia il 15 giugno in Lussemburgo. Il 14 luglio l'UE ha aperto con l'Ucraina il sesto cluster, sulle relazioni esterne. Il 17 luglio il gruppo di lavoro del Consiglio UE per l'allargamento (COELA) ha iniziato a esaminare i risultati dello screening del secondo e del terzo cluster per Ucraina e Moldavia; in quella stessa data, poiché la posizione di Budapest non è stata sostenuta dalla maggioranza degli Stati membri, non è stata adottata alcuna decisione per nessuno dei due paesi. Il 22 luglio l'Ungheria ha nuovamente rifiutato di approvare i risultati dello screening del secondo e del terzo cluster. Magyar ha paragonato la situazione dell'Ucraina a quella della Serbia, che dopo circa 15 anni di processo di adesione ha aperto solo due dei sei cluster negoziali.
Come la raccontano le fonti ucraine
Le fonti ucraine — Європейська правда, Суспільне Новини e НВ — pongono l'accento sul fatto che l'Ucraina ha già adempiuto alle condizioni per l'apertura del secondo e del terzo cluster e che le questioni sui diritti delle minoranze sollevate dall'Ungheria ricadono nel primo cluster, già aperto. Le stesse fonti evidenziano il legame stabilito da Magyar tra la posizione di Budapest e i diritti della minoranza ungherese, così come la sua critica all'ipotesi di un'adesione accelerata per un paese in guerra.
Dove le versioni divergono
Una delle fonti ucraine inquadra l'azione ungherese come una continua ostruzione dei negoziati di adesione dell'Ucraina all'UE, mentre l'altra, riportando le dichiarazioni di Magyar, lascia intendere che l'Ucraina non avrebbe ancora attuato gli impegni concordati sui diritti delle minoranze. Le due ricostruzioni implicano giudizi diversi sul fatto che l'Ucraina abbia rispettato gli obblighi previsti dall'accordo bilaterale.
Contesto
Il processo di negoziazione per l'adesione all'UE si compone di sei cluster che coprono oltre trenta capitoli. L'Ungheria aveva in precedenza acconsentito all'apertura del primo e del sesto cluster a condizione che venissero attuati gli impegni connessi. Il 3 settembre la Verkhovna Rada ha adottato all'unanimità una dichiarazione che condanna i crimini dell'era sovietica in Transcarpazia tra il 1944 e il 1946, che il parlamento ungherese ha accolto con favore ribadendo al contempo la richiesta di piena attuazione dell'accordo sui diritti delle minoranze. Magyar ha paragonato la situazione dell'Ucraina a quella della Serbia, che dopo circa 15 anni di processo di adesione ha aperto solo due dei sei cluster.