Il Consiglio d'Europa valuta l'uso dei beni russi congelati per risarcire l'Ucraina
Il Comitato giuridico dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato all'inizio di settembre una relazione che chiede un ruolo più attivo dell'organizzazione nella confisca dei beni sovrani russi congelati. Il rapporto, firmato dal deputato britannico Tony Vaughan, propone di utilizzare quei fondi per soddisfare le sentenze di "equa soddisfazione" della Corte europea dei diritti dell'uomo, principalmente nei casi interstatali tra Ucraina e Russia.
Punti chiave
- Il Comitato giuridico della PACE ha approvato all'inizio di settembre la relazione di Tony Vaughan (Regno Unito).
- La proposta centrale è dirottare i beni russi congelati negli Stati membri verso le sentenze di "equa soddisfazione" della CEDU, soprattutto nei casi interstatali tra Ucraina e Russia.
- La maggior parte delle attività della Banca centrale russa è custodita in Belgio, presso Euroclear.
- Il Consiglio d'Europa ha già creato il Registro dei danni per l'Ucraina e un trattato che istituisce una Commissione internazionale di risarcimento.
- Il Consiglio europeo ha approvato un pacchetto di aiuti biennale per l'Ucraina da 90 miliardi di euro, da rimborsare con future riparazioni russe.
- Gli esperti citati giudicano basse le probabilità di utilizzare i beni russi tramite il meccanismo della CEDU e indicano nella mancanza di volontà politica nelle capitali europee l'ostacolo principale.
- Gli organi del Consiglio d'Europa possono solo formulare raccomandazioni non vincolanti sui beni sovrani russi.
Perché è importante
La confisca dei beni russi congelati segnerebbe un cambiamento radicale nella prassi giuridica internazionale in materia di riparazioni da parte di uno Stato aggressore e darebbe all'Ucraina un canale concreto per ottenere risarcimenti, aggirando in parte le resistenze politiche a Bruxelles. Più strumenti del Consiglio d'Europa — Registro dei danni, Commissione di risarcimento, raccomandazioni della PACE — convergono ora sullo stesso obiettivo.
Che cosa è successo
All'inizio di settembre il Comitato giuridico dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato la relazione preparata dal deputato britannico Tony Vaughan, che chiede un impegno più attivo dell'organizzazione nella confisca dei beni russi. L'idea di fondo è che gli Stati membri utilizzino i beni russi congelati nelle loro giurisdizioni per eseguire le sentenze di "equa soddisfazione" della Corte europea dei diritti dell'uomo, in particolare nelle cause interstatali tra Ucraina e Russia e in altre pronunce in cui la Russia non ha pagato. Il meccanismo potrebbe passare dalla creazione di un Fondo mirato del Consiglio d'Europa o dall'esecuzione delle sentenze a livello nazionale, ma richiederebbe decisioni politiche o modifiche legislative. Gli esperti citati restano scettici: le somme finora assegnate dalla CEDU sono modeste rispetto al volume dei beni congelati e le decisioni chiave dipendono più da Bruxelles che da Strasburgo.
Come la raccontano le fonti ucraine
La copertura dei media ucraini inquadra la questione attorno alle istituzioni di Strasburgo come potenziali canali per dirottare i beni russi verso l'Ucraina. "Європейська правда" e "Українська правда" pongono al centro il meccanismo della CEDU come via legale concreta, accanto al Tribunale sul crimine di aggressione e al Registro dei danni, e ricordano che la maggior parte delle attività russe congelate giace in Belgio, presso Euroclear, a sottolineare la scala pratica di un'eventuale confisca.
Contesto
Il Consiglio d'Europa ha espulso la Russia dopo l'inizio dell'aggressione e, da allora, ha assunto una posizione fermamente a favore dell'Ucraina, creando il Registro dei danni e un Tribunale sul crimine di aggressione. Un trattato che istituisce una Commissione internazionale di risarcimento è stato firmato sotto gli auspici dell'organizzazione. Già nell'aprile 2022 la PACE aveva chiesto di destinare i beni confiscati di cittadini russi sanzionati al risarcimento dell'Ucraina. L'Ucraina lavora dal maggio 2022 a un meccanismo internazionale di compensazione. Sul piano giuridico, la riflessione era stata aperta dal "Akande Memorandum" (Dapo Akande e Philippe Sands) e da una nota di Philippe Webb per il Servizio ricerche della Commissione europea. Il Consiglio europeo ha intanto approvato un pacchetto di aiuti biennale da 90 miliardi di euro destinato a essere ripagato con le future riparazioni russe.