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Notte di attacchi ucraini in Russia: colpiti impianti di missili e carburante missilistico

Nella notte tra l'8 e il 9 ottobre le Forze di difesa ucraine hanno colpito diversi impianti del complesso militare-industriale russo legati al lancio di missili e alla produzione di combustibile per razzi. Lo Stato maggiore di Kiev ha confermato tre bersagli: l'Istituto di ricerca sui complessi di lancio intitolato a Barmin e il Centro per l'eliminazione dei missili balistici intercontinentali, entrambi nell'oblast' di Nižnij Novgorod, e lo stabilimento sperimentale di Redkino nell'oblast' di Tver', che produce componenti del combustibile «Detsilin-M» per i missili da crociera Kh-55 e Kh-101. Nella stessa ondata sono stati segnalati attacchi anche al deposito di petrolio a nord di Belgorod, alla raffineria di Uchta nella Repubblica dei Komi e, secondo il governatore locale, all'oblast' di Kaluga.

Punti chiave

  • Colpiti tre obiettivi confermati dallo Stato maggiore ucraino: l'Istituto Barmin a Dal'nee Konstantinovo-5 (oblast' di Nižnij Novgorod), il Centro per l'eliminazione degli ICBM a Surovaticha (oblast' di Nižnij Novgorod) e lo stabilimento di Redkino (oblast' di Tver').
  • Lo stabilimento di Redkino produce componenti del combustibile «Detsilin-M» per i missili da crociera Kh-55 e Kh-101 ed è sottoposto a sanzioni internazionali; già colpito nel giugno 2024 e nel febbraio 2026.
  • Lo Stato maggiore ucraino ha definito i raid esercizio del diritto di autotutela ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ha indicato che il colpo al Centro ICBM indebolirà la produzione di esplosivi e combustibile missilistico.
  • Un incendio è scoppiato allo stabilimento di Redkino dopo l'attacco; il governatore dell'oblast' di Tver', Vitalij Korolëv, ha confermato la notizia e detto che i lavoratori sono stati evacuati senza feriti.
  • Nella stessa notte sono stati segnalati un incendio al deposito di petrolio a nord di Belgorod e un attacco alla raffineria di Uchta (Repubblica dei Komi, potenza circa 4,2 milioni di tonnellate/anno); Mosca parla di 505 droni intercettati.
  • Il presidente Volodymyr Zelenskyj ha confermato i colpi alle raffinerie di Omsk e Uchta, indicando per Uchta l'uso di droni An-196 RS con autonomia di circa 2.500 km (obiettivo a circa 1.900 km dal confine ucraino).
  • L'8 ottobre le Forze di difesa avevano colpito la raffineria di Omsk, descritta dallo Stato maggiore come il più potente impianto russo con capacità superiore a 21 milioni di tonnellate/anno.

Perché è importante

I raid hanno colpito infrastrutture direttamente legate alla catena russa di produzione e lancio di missili — impianti per complessi di lancio, sistemi di controllo e combustibile per missili da crociera — con un potenziale impatto sulla capacità di Mosca di produrre e impiegare missili da crociera e balistici intercontinentali. L'operazione ha inoltre mostrato la capacità ucraina di colpire obiettivi molto all'interno del territorio russo, fino a circa 1.900 km dal confine, e ha accompagnato i raid con una cornice giuridico-strategica esplicita, richiamando l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite come base dell'autotutela ucraina.

Che cosa è successo

Nella notte tra l'8 e il 9 ottobre le Forze di difesa ucraine hanno condotto una serie di attacchi con droni contro obiettivi del complesso militare-industriale russo. Lo Stato maggiore di Kiev ha confermato tre colpi: nell'oblast' di Nižnij Novgorod, la filiale dell'Istituto scientifico di ricerca sui complessi di lancio intitolato a V. P. Barmin, parte della società per azioni «Centro per la gestione delle infrastrutture spaziali a terra» (CENKI), che si occupa della creazione, manutenzione e gestione di complessi di lancio, attrezzature di rifornimento e sistemi di controllo per missili; sempre nell'oblast' di Nižnij Novgorod, nei pressi dell'insediamento di Surovaticha, il Centro per l'eliminazione dei missili balistici intercontinentali, coinvolto nella produzione di esplosivi e componenti di combustibile missilistico; nell'oblast' di Tver', lo stabilimento sperimentale di Redkino, sottoposto a sanzioni internazionali, che produce componenti del combustibile «Detsilin-M» per i missili da crociera Kh-55 e Kh-101 oltre ad additivi per gasolio e cherosene avio. Dopo il raid a Redkino è divampato un incendio, confermato dal governatore dell'oblast' di Tver', Vitalij Korolëv, che ha detto che i lavoratori sono stati evacuati senza feriti. Lo Stato maggiore ucraino ha inquadrato i raid come esercizio del diritto di autotutela ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, sottolineando l'obiettivo di ridurre il potenziale militare-economico e tecnologico russo. Nella stessa ondata notturna sono stati segnalati attacchi anche a infrastrutture petrolifere: un incendio al deposito a nord di Belgorod (cui il sistema satellitare NASA FIRMS ha registrato hotspot) e un raid alla raffineria di Uchta, nella Repubblica dei Komi, con potenza di circa 4,2 milioni di tonnellate l'anno. Il presidente Volodymyr Zelenskyj ha confermato i colpi alle raffinerie di Omsk e Uchta, indicando per Uchta l'uso di droni An-196 RS con autonomia di circa 2.500 km (obiettivo a circa 1.900 km dal confine ucraino) e per Omsk, colpita il giorno prima, l'impiego di droni modificati FP-1/FP-6. Nell'oblast' di Kaluga, il governatore Vladislav Šapša ha riferito di edifici privati danneggiati e nove feriti, cinque dei quali ricoverati. Il ministero della Difesa russo ha sostenuto di aver intercettato 505 droni ucraini durante la notte. Gli aeroporti moscoviti Domodedovo, Vnukovo e Žukovskij sono rimasti chiusi per tutta la notte, con restrizioni imposte intorno a mezzanotte e revocate alle 7 del mattino del 9 ottobre.

Come la raccontano le fonti ucraine

Le fonti ucraine mettono al centro della copertura la conferma ufficiale dello Stato maggiore di tre obiettivi legati al programma missilistico russo — la filiale dell'Istituto Barmin, il Centro per l'eliminazione degli ICBM e lo stabilimento di Redkino — e inquadrano l'operazione come esercizio del diritto di autotutela ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. I media ucraini sottolineano il significato strategico dei siti (componenti di combustibile per missili da crociera, complessi di lancio, centro di smaltimento degli ICBM), presentano i raid passati su Redkino come parte di una campagna ricorrente e citano il presidente Zelenskyj sui droni a lungo raggio usati contro Uchta e Omsk. La narrazione ucraina abbina i raid contro gli impianti missilistici agli attacchi simultanei con droni contro infrastrutture petrolifere (raffineria di Uchta, deposito di Belgorod, oblast' di Kaluga) e richiama i dati più ampi sul degrado della capacità di raffinazione russa.

Come la raccontano le fonti internazionali

L'unica fonte non ucraina del fascicolo, un'agenzia azera in inglese, concentra la copertura sulla conferma da parte di Zelenskyj dei raid contro le raffinerie, omettendo i bersagli del settore missilistico confermati dallo Stato maggiore e la cornice giuridica dell'autotutela. Mette in evidenza Zelenskyj come portavoce citato e inquadra l'operazione principalmente come una serie di attacchi con droni contro le raffinerie russe, più che come una campagna contro le infrastrutture missilistiche.

Dove le versioni divergono

Le fonti divergono sulla portata dell'operazione: il nucleo confermato dallo Stato maggiore ucraino riguarda tre impianti legati ai missili (Istituto Barmin, Centro ICBM, stabilimento di Redkino), mentre diversi resoconti — tra cui l'agenzia azera APA e «Ukraïns'ka pravda» — descrivono come parte della stessa ondata notturna anche gli attacchi alla raffineria di Uchta, alla raffineria di Omsk (colpita il giorno prima) e al deposito di petrolio a nord di Belgorod, estendendo il quadro dagli impianti missilistici alle infrastrutture petrolifere.

Contesto

Lo stabilimento di Redkino, che produce componenti del combustibile «Detsilin-M» per i missili da crociera Kh-55 e Kh-101, era già stato colpito nel giugno 2024 e nel febbraio 2026, quando era divampato un grande incendio. Lo stabilimento è sottoposto a sanzioni internazionali. L'8 ottobre 2026, il giorno prima, le Forze di difesa ucraine avevano colpito la raffineria di Omsk, descritta dallo Stato maggiore come la più potente della Russia, con capacità superiore a 21 milioni di tonnellate l'anno. Dall'inizio del 2026 le Forze di difesa ucraine avrebbero colpito le raffinerie russe più di 70 volte, mettendone fuori servizio diverse decine; secondo EA Analytics, a causa di queste interruzioni la raffinazione in Russia è scesa al livello più basso dal 2002. Il 20 settembre 2026, secondo fonti di Axios, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe telefonato al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj esortando l'Ucraina a interrompere gli attacchi alle raffinerie russe. Zelenskyj ha confermato che il raid su Uchta è stato condotto con droni An-196 RS con autonomia di circa 2.500 km, mentre per Omsk sono stati impiegati droni modificati FP-1/FP-6.