Vertice Ue a Bruxelles: Babis attacca l'accordo Trump-Putin sul diesel, Zelensky avverte sull'indebolimento delle sanzioni
Al vertice dei leader Ue a Bruxelles il 16 ottobre 2026 il premier ceco Andrej Babiš ha definito uno «schiaffo» all'Europa l'accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin sulla fornitura di diesel russo, criticando Washington e mettendosi contro l'inserimento dei 100 miliardi di euro di aiuti all'Ucraina nel bilancio a lungo termine dell'Ue. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, presente al vertice, ha avvertito che dopo il diesel potrebbero essere alleggerite le sanzioni in altri settori e ha accusato la Russia di non volere veri negoziati, mentre un articolo di Simon Shuster su The Atlantic descrive Trump come ormai parte in causa nelle trattative con Mosca anziché mediatore.
Punti chiave
- Zelensky è arrivato al vertice Ue a Bruxelles il 16 ottobre 2026.
- Il premier ceco Andrej Babiš ha definito l'accordo Trump-Putin sul diesel uno «schiaffo» all'Europa e ha chiesto una reazione europea più attiva.
- Babiš si è opposto all'inserimento di 100 miliardi di euro di aiuti all'Ucraina nel bilancio a lungo termine dell'Ue, preferendo un prestito finanziato fuori dal bilancio.
- L'11 ottobre Trump ha annunciato un'intesa con Putin sulla fornitura di petrolio/diesel russo sui mercati mondiali e una cosiddetta «tregua energetica» che, secondo i media, riguarda solo gli attacchi alle raffinerie.
- Secondo il Financial Times, Kiev non era stata informata della tregua energetica; il 14 ottobre Zelensky ha confermato che gli Usa hanno minacciato di interrompere la condivisione di intelligence se l'Ucraina avesse continuato a colpire le raffinerie russe.
- Il 15 ottobre Zelensky ha annunciato al Financial Times la ripresa degli attacchi alle raffinerie russe dopo tre giorni di pausa; Trump in un'intervista a Newsmax lo ha definito «la persona sbagliata» con cui trattare.
- Simon Shuster, in un articolo su The Atlantic, scrive che Trump è passato da mediatore a parte che conclude accordi con i russi, ponendo Zelensky davanti alla scelta tra accettare le condizioni di Trump o continuare a combattere con o senza il sostegno Usa.
Perché è importante
Il vertice Ue di Bruxelles ha portato alla luce una frattura tra i leader europei e l'amministrazione Trump sulla direzione dei negoziati con la Russia: mentre l'amministrazione Usa accelera intese dirette con Mosca — che prevedono la ripresa delle forniture di diesel russo e un possibile allentamento delle sanzioni — diversi governi europei, a partire dalla Repubblica Ceca, chiedono una reazione più decisa e mettono in discussione persino la modalità di finanziamento degli aiuti all'Ucraina. Per l'Ucraina, la pressione Usa (attraverso la minaccia di interrompere la condivisione di intelligence e le limitazioni a Starlink) rischia di limitare gli attacchi alle raffinerie russe, mentre Zelensky si trova davanti alla scelta tra accettare le condizioni americane o proseguire il conflitto con esiti incerti sul sostegno di Washington.
Che cosa è successo
Il 16 ottobre 2026 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Bruxelles per il vertice dei leader dell'Unione europea. All'evento ha partecipato anche il premier ceco Andrej Babiš, che ha criticato aspramente l'accordo annunciato il 9 ottobre dal presidente americano Donald Trump con il presidente russo Vladimir Putin sulla fornitura di centinaia di migliaia di tonnellate di diesel russo ai mercati mondiali (un'iniziativa che, secondo quanto riferito, includerebbe anche un possibile alleggerimento delle sanzioni contro Mosca). Babiš ha definito la decisione di Trump uno «schiaffo» all'Europa, accusando Washington di averla di fatto «tradita» e sollecitando una reazione europea più attiva; ha inoltre chiarito che la Repubblica Ceca non si assumerà la responsabilità di queste intese. Sul piano del bilancio Ue, Babiš ha annunciato di opporsi all'inserimento di 100 miliardi di euro di aiuti all'Ucraina nel bilancio a lungo termine, preferendo che il sostegno sia concesso come prestito e finanziato al di fuori del bilancio comunitario. Zelensky, parlando ai giornalisti a Bruxelles, ha sostenuto che Putin non vuole veri negoziati, che «gioca con le parole» e che in realtà punta a distruggere l'Ucraina senza riconoscerne sovranità e integrità territoriale. Ha inoltre detto che per lui è più facile negoziare con Trump che con Putin. Zelensky ha denunciato che Kiev non era stata informata in anticipo degli accordi di Washington con Mosca su diesel e sanzioni, ha messo in guardia dal rischio che dopo il diesel vengano allentate le sanzioni anche su gas, banche, industria chimica e attività congelate, e ha avvertito che la Russia sta «saggando la forza» dei paesi europei e della Nato. Ha chiesto missili aggiuntivi per la difesa aerea — che, ha detto, non ha ancora ricevuto — e ha proposto che gli Usa forniscano missili antibalistici per proteggere le infrastrutture energetiche ucraine. Ha concluso che l'Ucraina «continuerà a vivere e a combattere: l'importante è vivere con dignità». Sul fronte Usa, il 15 ottobre in un'intervista a Newsmax Trump aveva definito Zelensky «la persona sbagliata» con cui trattare, accusandolo di non voler raggiungere un accordo con la Russia; l'11 ottobre Trump aveva anche annunciato una cosiddetta «tregua energetica» che, secondo i media, riguardava solo gli attacchi alle raffinerie russe. Il Financial Times ha riferito che Kiev non era stata informata di tale tregua; Zelensky ha confermato il 14 ottobre che gli Usa hanno minacciato di interrompere la condivisione di intelligence se l'Ucraina avesse continuato a colpire le raffinerie russe, e il 15 ottobre ha annunciato al Financial Times la ripresa di quegli attacchi dopo tre giorni di pausa. In un articolo su The Atlantic, il giornalista Simon Shuster scrive che Trump è passato dal ruolo di mediatore tra Ucraina e Russia a quello di controparte che sigla intese con Mosca, ponendo Zelensky davanti a un bivio: accettare le richieste di Trump per chiudere la guerra a condizioni russe o continuare a combattere, con o senza il sostegno americano.
Dove le versioni divergono
Due sono le principali divergenze registrate dalle fonti. La prima riguarda la cosiddetta «tregua energetica» annunciata l'11 ottobre: Trump ha affermato che entrambe le parti l'avevano accettata, mentre il Financial Times ha riferito che l'Ucraina non era stata informata dell'intesa. La seconda contrapposizione è più ampia: da un lato Babiš definisce l'accordo di Trump con Putin «uno schiaffo all'Europa» e chiede una reazione europea più decisa, dall'altro Trump presenta le proprie intese con Mosca come passi verso la fine della guerra e descrive Zelensky come «la persona sbagliata» con cui trattare.
Contesto
Il gruppo di senatori americani (12) ha definito l'accordo di Trump con Putin un «tradimento del popolo ucraino». I leader dell'Ue hanno assicurato pubblicamente a Zelensky che le sanzioni contro la Russia non saranno alleggerite, mentre gli Usa puntano ad allentare le sanzioni sulla cosiddetta «flotta ombra» russa. L'intesa Trump-Putin prevede la ripresa delle forniture di carburante russo sui mercati mondiali e un possibile alleggerimento delle sanzioni. Il 9 ottobre, durante un incontro a Washington tra le squadre negoziali, Trump aveva annunciato in modo inatteso l'accordo sul diesel; nei giorni successivi gli Usa hanno limitato l'uso di Starlink da parte dei militari ucraini e non hanno avvertito Kiev dei bombardamenti russi con missili balistici del 12 e 13 ottobre. Sul piano militare, l'Ucraina porta avanti la campagna denominata in codice M&Ms, che impiega droni con intelligenza artificiale per colpire gli aeroporti russi e disturbare lo spazio aereo sopra Mosca.