La Ue non riaprirà le importazioni di gas russo, nemmeno dopo la guerra
La Commissione europea ha dichiarato che l'Unione europea non riprenderà le importazioni di gas russo nemmeno al termine della guerra. Il regolamento REPowerEU prevede la fine graduale di tali acquisti entro il 2027, indipendentemente da sanzioni, accordi di pace o cambiamenti geopolitici.
Punti chiave
- La Commissione europea ha escluso il ritorno delle importazioni europee di gas russo anche dopo la fine della guerra.
- Le ultime forniture di gas russo e gas naturale liquefatto destinate all'Europa devono terminare entro la fine del 2026.
- REPowerEU vieta completamente il gas naturale liquefatto russo dal beginning of 2027 e il gas via pipeline dall'autunno 2027.
- L'Unione europea intende ridurre a zero le importazioni di gas russo entro la fine del 2027.
- Il regolamento REPowerEU è stato pubblicato il 2 febbraio 2026 e opera indipendentemente dalle sanzioni e dagli eventi geopolitici.
- Il divieto dei contratti di gas a breve termine con la Russia è entrato in vigore il 17 giugno 2026.
- L'Europa ha speso 7,3 miliardi di euro per gas artico russo nei primi otto mesi del 2026, più di quanto abbia speso nel 2025.
Perché è importante
La decisione significa che un eventuale accordo di pace non aprirebbe automaticamente il mercato europeo al gas russo. La graduale rinuncia è fissata nella legge e ha scadenze precise, separando la questione energetica dalle sanzioni e dalla politica estera. Le proposte americane di riprendere gli acquisti o di riaprire le rotte di transito si scontrano quindi con l'attuale quadro giuridico dell'UE.
Che cosa è successo
La Commissione europea ha confermato il 28 ottobre 2026 che l'UE non riprenderà le importazioni di gas russo nemmeno dopo la conclusione della guerra. Il regolamento REPowerEU impone la fine delle importazioni di gas via pipeline e gas naturale liquefatto: le ultime forniture devono terminare entro la fine del 2026, l'importazione di gas liquefatto sarà completamente vietata dal 2027, а gas via pipeline non sarà più importato dall'autunno 2027.
Secondo la Commissione, questa traiettoria non dipende dalle sanzioni, dagli eventi geopolitici o dalla firma di un accordo di pace. Ieri un resoconto di The New York Times ha indicato che una nuova proposta di pace dell'amministrazione presidenziale americana prevedeva la ripresa di acquisti europei su larga scala di gas russo. I negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno inoltre proposto a Kyiv e Bruxelles di valutare il ripristino dei gasodotti già utilizzati per trasportare gas naturale russo in Europa.
Il tema ha provocato una reazione netta da Kyiv. In un incontro con Witkoff, il capo dell'Ufficio del presidente ucraino Kirill Budanov avrebbe trattenuto la propria irritazione e replicato: «Il nostro modello non è la Bielorussia, ma la Polonia». Witkoff aveva presentato il progetto come un accordo vantaggioso, con dividendi per Kyiv e una riduzione del costo delle fonti energetiche in Europa.
Come la raccontano le fonti ucraine
La copertura ucraina sottolinea che il rifiuto del gas russo da parte dell'UE è fissato nella legge e destinato a sopravvivere alla guerra, in contrasto con le proposte Listing di riprendere gli acquisti o il transito attraverso l'Ucraina. Il governo ucraino ha sottolineato il proprio interesse per la sicurezza, ma la proposta di Witkoff ha anche posto il problema di un possibile passaggio di dividendi derivanti dal transito energetico.
Come la raccontano le fonti internazionali
La Commissione europea ha incentrato la propria posizione sulla base giuridica, sulle tappe della rinuncia e sulla separazione tra il divieto del gas russo e le sanzioni. La copertura internazionale ha invece messo in evidenza il contrasto con le proposte di pace americane, che prevedevano di riprendere gli acquisti di gas russo e la possibile riapertura delle infrastrutture di transito. Secondo Anna-Kaisa Itkonen, un eventuale funzionamento dei gasodotti Nord Stream non rientra nelle competenze della Commissione europea.
Dove le versioni divergono
Le proposte di mediazione americane prevedevano la ripresa di acquisti europei su larga scala di gas russo e possibilmente il ripristino delle rotte di transito. La Commissione europea ha invece sottolineato che la legge vigente non consente di riprendere le importazioni di combustibili fossili russi e che il regolamento REPowerEU si applica indipendentemente dalle sanzioni e dagli eventi geopolitici.
Un'analisi ucraina di Kostiantyn Yelisieiev ha inoltre caratterizzato la posizione europea come un consenso rigido secondo cui gli acquisti di gas russo sono effettivamente conclusi. Le dichiarazioni legali più dettagliate della Commissione descrivono invece una dismissione graduale stabilita per legge e un termine definito, e non un consenso permanente su tutte le possibili circostanze future.
Contesto
Il Parlamento europeo aveva adottato a dicembre 2025 una legislazione per la completa fine delle importazioni di gas russo entro l'autunno 2027. Il 26 gennaio 2026 i paesi dell'UE hanno approvato il piano del blocco relativo alle importazioni di gas; Slovacchia e Ungheria hanno votato contro. REPowerEU è stato pubblicato il 2 febbraio 2026 nell'Official Journal of the European Union. Il 17 giugno 2026 è entrato in vigore il divieto dei contratti di gas a breve termine con la Russia.
Nel 2026 l'Europa ha speso 7,3 miliardi di euro per gas artico russo in soli otto mesi, superando il totale registrato nell'intero 2025. Un tempo i provvedimenti del settore gas europeo dipendevano in parte dalle sanzioni; REPowerEU ha ora fissato un percorso autonomo, immune da modifiche geopolitiche o da un eventuale accordo di pace.