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La Commissione europea propone una riforma per aggirare i veti nazionali e preparare l'allargamento a oltre 30 membri

La Commissione europea si prepara a presentare la prossima settimana un pacchetto di riforme che consentirebbe di superare i veti dei singoli Stati membri in numerose fasi intermedie dei negoziati di adesione, senza modificare il Trattato di Lisbona. L'obiettivo è preparare l'UE a un allargamento oltre i 30 membri e accelerare l'ingresso di candidati come Ucraina, Montenegro, Macedonia del Nord e Albania. Per adottare la riforma sarà comunque necessario il consenso unanime di tutti i 27 Stati membri.

Punti chiave

  • La Commissione proporrà di eliminare il requisito dell'unanimità in molte fasi intermedie dell'adesione, ricorrendo alle cosiddette clausole passerella.
  • Il nuovo voto a maggioranza qualificata (15 paesi che rappresentano due terzi della popolazione del blocco) sarebbe esteso a sanzioni, diritti umani, difesa e sicurezza, ed elusione fiscale.
  • L'adozione della riforma richiede il consenso unanime di tutti i 27 Stati membri; le fasi di apertura e di conclusione dell'adesione restano soggette all'unanimità.
  • È previsto un "freno di emergenza" per gli Stati che temono la perdita del diritto di veto in caso di "interessi nazionali vitali" minacciati.
  • I nuovi membri dovranno sottoporsi a un periodo di prova di almeno 10 anni sotto monitoraggio rafforzato di Bruxelles e aderire all'Ufficio del Procuratore europeo prima dell'adesione.
  • Dopo l'allargamento solo due terzi degli Stati avranno un proprio commissario europeo: 9 paesi dell'UE attuale ne resterebbero senza.
  • Quattro candidati-guida — Montenegro, Ucraina, Moldavia e Albania — riceveranno roadmap per l'adesione; Macedonia del Nord, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Turchia restano in stallo.

Perché è importante

La riforma toglierebbe ai singoli Stati la possibilità di bloccare i candidati nelle fasi intermedie del processo di adesione, con effetti diretti sul percorso dell'Ucraina verso l'UE. È descritta come il cambiamento più rilevante nel funzionamento interno dell'Unione nell'ultimo decennio. L'estensione del voto a maggioranza qualificata a settori come sanzioni, diritti umani, difesa e fiscalità potrebbe modificare in profondità gli equilibri decisionali del blocco. Tuttavia, l'adozione della riforma stessa richiede l'unanimità dei 27 e si prevede l'opposizione di molti Stati membri.

Che cosa è successo

La Commissione europea sta preparando un pacchetto di riforme mirato ad aggirare i veti nazionali nel processo decisionale dell'UE. La presidente Ursula von der Leyen lo presenterà la prossima settimana insieme alla strategia di allargamento, senza modificare il Trattato di Lisbona. I documenti prevedono l'uso di clausole passerella per sostituire il voto all'unanimità con il voto a maggioranza qualificata (15 Stati che rappresentano due terzi della popolazione) in settori come sanzioni, diritti umani, difesa e sicurezza ed elusione fiscale. La regola si applicherebbe a numerose fasi intermedie dei negoziati di adesione, mentre l'avvio e la conclusione del processo resterebbero soggetti all'unanimità. Per i paesi riluttanti a perdere il veto è previsto un "freno di emergenza" attivabile in caso di "interessi nazionali vitali" minacciati. I nuovi membri dovranno accettare un periodo di prova di almeno 10 anni sotto monitoraggio rafforzato, aderire all'Ufficio del Procuratore europeo prima dell'adesione e firmare un impegno vincolante a non bloccare le decisioni concordate dagli altri Stati. In caso di arretramenti su standard democratici e giudiziari, i nuovi membri potranno essere privati del diritto di voto in Consiglio e sanzionati con clausole "istituzionali" e "finanziarie". Dopo l'allargamento solo due terzi degli Stati avranno un proprio commissario: nell'UE attuale ciò significherebbe 9 paesi senza rappresentante a Bruxelles. La commissaria per l'Allargamento Marta Kos ha annunciato i meccanismi di controllo sui nuovi membri. La Commissione ritiene Ucraina e Moldavia pronte ad aprire tutti i cluster negoziali, ma il ritmo dipenderà dalla presidenza del Consiglio UE e dagli Stati membri.

Come la raccontano le fonti ucraine

Tutte le fonti fornite sono media ucraini. La copertura si concentra sulle implicazioni per il calendario di adesione dell'Ucraina e sul superamento dei veti nazionali. I resoconti ucraini aggiungono dettagli sulle tutele per gli Stati membri attuali (il "freno di emergenza" sugli interessi vitali), sullo stallo dell'allargamento dal 2013, sulla valutazione della Commissione secondo cui Ucraina e Moldavia sono pronte ad aprire tutti i cluster negoziali e sul ruolo della commissaria per l'Allargamento Marta Kos. Sottolineano inoltre la proposta di integrazione graduale al mercato unico per i candidati, con accesso ai programmi di ricerca e cooperazione in semiconduttori, tecnologie quantistiche, biotecnologie, intelligenza artificiale e spazio. Un elemento di contesto ucraino segnala che la riforma è coordinata da un consigliere di alto livello della presidente della Commissione, precedentemente in servizio presso la presidenza francese.

Dove le versioni divergono

Le fonti ucraine divergono sulla definizione della soglia di maggioranza qualificata: alcune la indicano come 15 Stati che rappresentano almeno il 65% della popolazione dell'UE, altre come 15 Stati che rappresentano i due terzi della popolazione del blocco.

Contesto

L'UE non ammette un nuovo membro dal 2013, anno dell'ingresso della Croazia. Una proposta di giugno di Germania, Francia e altri tre paesi aveva suggerito di limitare temporaneamente i diritti di voto dei nuovi membri. La Commissione ha rinviato al 6 ottobre la presentazione della sua valutazione più ampia sull'impatto dell'allargamento sulle politiche UE. Quattro paesi "leader" nell'integrazione europea (Montenegro, Ucraina, Moldavia e Albania) riceveranno roadmap per l'adesione; l'ingresso di Macedonia del Nord, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Turchia è descritto come in stallo. Il pacchetto prevede inoltre per i nuovi membri un periodo di prova di oltre 10 anni sotto monitoraggio rafforzato di Bruxelles e l'adesione all'Ufficio del Procuratore europeo prima dell'ingresso nell'UE.