Corea del Sud-Ucraina: Lee Jae Myung minaccia «ulteriori azioni» per la rivelazione del trasferimento dei prigionieri nordcoreani
Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha minacciato «ulteriori azioni» non specificate se l'Ucraina non si scusa pubblicamente per la rivelazione, da parte del presidente Volodymyr Zelensky all'Assemblea generale dell'ONU, del trasferimento in Corea del Sud di due soldati nordcoreani catturati sul campo in Ucraina. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha definito la vicenda un «malinteso diplomatico» e ha assicurato che Kiev sta lavorando per risolverla. Le due parti divergono sull'esistenza stessa di un accordo di riservatezza sul trasferimento.
Punti chiave
- Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha minacciato «ulteriori azioni» non specificate se l'Ucraina non si scusa pubblicamente per la rivelazione del trasferimento di due prigionieri nordcoreani.
- Zelensky ha reso noto il trasferimento nel suo discorso all'Assemblea generale dell'ONU il 23 settembre.
- Lee ha accusato Kiev di «tentare di provocare una guerra nella penisola coreana».
- Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha definito la situazione un «malinteso diplomatico» e ha detto che Kiev sta lavorando per risolverla.
- Seul sostiene che l'Ucraina stessa chiese la riservatezza del trasferimento; l'Ufficio di Zelensky nega l'esistenza di qualsiasi accordo in tal senso.
- I due soldati facevano parte dei contingenti nordcoreani che combattevano al fianco della Russia in Ucraina e avevano detto ai media locali di voler essere inviati in Corea del Sud.
Perché è importante
La frattura crea un'incrinatura pubblica tra la Corea del Sud, partner importante e storicamente vicino all'Ucraina dall'inizio dell'invasione russa su larga scala, e Kiev, in un momento delicato della guerra. Il caso riguarda il trattamento di combattenti nordcoreani catturati in Ucraina e lega direttamente il conflitto russo-ucraino alla sicurezza della penisola coreana. Seul mantiene da tempo il divieto di fornire armi letali a paesi in guerra attiva e la disputa potrebbe incidere sulla portata della futura cooperazione Seul-Kiev, mentre ciascuna delle due parti accusa l'altra di alterare i fatti, complicando la de-escalation diplomatica.
Che cosa è successo
Il 23 settembre, parlando all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivelato che due soldati nordcoreani catturati mentre combattevano al fianco della Russia contro l'Ucraina erano stati trasferiti in Corea del Sud. Il giorno seguente il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha criticato pubblicamente la divulgazione, accusando Kiev di aver violato un patto di riservatezza. Il 2 ottobre Lee ha innalzato il tono, minacciando in un post su X «ulteriori azioni» non specificate se l'Ucraina non presenterà scuse pubbliche e accusando Kiev di «tentare di provocare una guerra nella penisola coreana». Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, parlando il 1 ottobre ai media ucraini, ha definito la vicenda un «malinteso diplomatico» e ha detto che Kiev sta lavorando per risolverla. Il cuore dello scontro resta la divergenza sull'esistenza stessa di un accordo di riservatezza: l'ufficio di Lee sostiene che Kiev lo avesse richiesto, in parte per proteggere le famiglie dei nordcoreani ed evitare critiche in Ucraina sull'opportunità perduta di scambiarli con prigionieri ucraini; l'Ufficio del presidente Zelensky e il consigliere presidenziale Dmytro Lytvyn negano che qualsiasi accordo del genere sia mai esistito.
Come la raccontano le fonti internazionali
Le testate non ucraine (BBC News, Al Jazeera Arabic, APA, South China Morning Post) danno ampio risalto alla minaccia di «ulteriori azioni» di Lee Jae Myung, alla sua accusa che Kiev starebbe «provocando una guerra nella penisola coreana» e al fatto che la questione tocchi, nelle sue parole, la «dignità del popolo e della nazione coreana». Il reporting internazionale dedica ampio spazio al contenzioso sull'esistenza dell'accordo di riservatezza, citando a lungo la versione di Seul (Kiev avrebbe chiesto la segretezza, anche per tutelare le famiglie dei soldati ed evitare critiche per la mancata prospettiva di scambio con prigionieri ucraini). I pezzi internazionali sottolineano inoltre la pressione politica interna su Lee da parte dell'opposizione sudcoreana, che lo accusa di aver insabbiato il trasferimento per compiacere Pyongyang, e rilevano che le «ulteriori azioni» minacciate restano non specificate.
Dove le versioni divergono
Le due capitali divergono nettamente sull'esistenza stessa di un accordo di riservatezza sul trasferimento dei due prigionieri nordcoreani. Seul sostiene che l'intesa esistesse e che sia stata proprio l'Ucraina a chiederla, anche per proteggere le famiglie dei soldati e per evitare in Ucraina le critiche legate alla rinuncia a uno scambio con prigionieri ucraini; inoltre, secondo un funzionario presidenziale sudcoreano citato dal Korea JoongAng Daily, Kiev avrebbe informato Seul in anticipo, via canali diplomatici, dell'intenzione di Zelensky di citare il caso all'Assemblea generale dell'ONU, chiedendo comprensione. L'Ufficio del presidente Zelensky e il consigliere presidenziale Dmytro Lytvyn negano invece che un qualsiasi accordo di riservatezza sia mai esistito e affermano che sarebbe stato scorretto nascondere dove venivano destinati i prigionieri di guerra. Il ministro degli Esteri Sybiha ha definito l'intera vicenda un «malinteso diplomatico», definizione che Lee ha respinto.
Contesto
I due soldati nordcoreani trasferiti erano stati catturati dalle forze ucraine mentre combattevano al fianco della Russia e avevano detto ai media locali di voler essere inviati in Corea del Sud. Facevano parte dei circa diecimila nordcoreani che, secondo le stime, sono stati dispiegati a sostegno della Russia nella guerra in Ucraina. La Corea del Sud è stata vicina all'Ucraina dall'inizio dell'invasione russa su larga scala, ma mantiene da decenni la politica di non fornire armi letali a paesi impegnati in guerre in corso. Zelensky ha reso pubblico il trasferimento nel suo intervento all'Assemblea generale dell'ONU del 23 settembre; Lee ha criticato pubblicamente la divulgazione il giorno seguente.